Mentre il candidato “governatore” Stefano Caldoro stenta a smarcarsi dall’ingombrante figura del sottosegretario all’Economia, un pentito di camorra tira pesantemente in ballo il presidente della Provincia di Napoli e deputato Luigi Cesaro
“Io non ho padroni o padrini, potentati economici e neanche altro. Sono un uomo libero“. Così il candidato del Pdl alla Regine Campania, Stefano Caldoro ama definirsi in pubblico. Eppure, che per avere il “via libera” alla sua candidatura, è stato necessario il “placet” dello stesso
Coordinatore regionale del Pdl, sottosegretario all’economia, presidente del Cipe e, nelle more, indagato pure per “concorso esterno in associazione mafiosa” Nicola Cosentino. Del resto, proprio l’indagine della Procura distrettuale antimafia di Napoli aveva costretto Cosentino a ritirare la sua candidatura a seguito della richiesta d’arresto avanzata dal Gip poi, come sappiamo, negata a maggioranza dalla Camera dei deputati.
SILVIO È L’EREDE DI BETTINO – Cosentino, in prima battuta, come suo sostituto, avrebbe voluto un “tecnico” però, alla fine, ha accettato l’opzione Caldoro. In questo modo ha potuto mettere il suo “sigillo” sulla stessa candidatura dando un segnale forte che dimostra come, ancora una volta, sia sempre lui in Campania a dettare l’agenda dei lavori. I due non si amano. Cosentino nei suoi tour elettorali si comporta ancora come fosse sempre lui il vero candidato a Palazzo Santa Lucia (sede della Giunta regionale), quasi non parla del “giovane” Stefano mentre ricorda, continuamente, il suo ruolo di “guardiano” del Cipe, quello che ha “la chiave della cassaforte per l’avvio di tutte le opere pubbliche“. Una Campania finalmente belusconizzata, è il ragionamento del sottosegretario, faciliterebbe il rilascio da parte del governo di fondi pubblici e l’avvio d’importanti opere. Caldoro, a sua volta, cerca di tenersi lontano, per quanto può, dal suo Coordinatore regionale. Si dice garantista e non commenta mai lo status d’indagato del sottosegretario Casalese. Parla di una Campania diversa, sburocratizzata dove il merito sarà l’unico criterio di selezione. Eppure, a sentire alcuni suoi “compagni” di partito, “Stefano non scalda i cuori, non ha gli argomenti e il carisma di Nicola“. I veri sponsor della scalata di Caldoro, in realtà, sono stati il duo Bocchino-Carfagna, avversari storici dei “casertani” Cosentino-Landolfi nella faida tutta interna al Pdl campano, ai quali si è poi unito il vecchio drappello socialista confluito prima in Forza Italia e poi nel Pdl, come i vari Brunetta, Sacconi, Tremonti, Frattini, Boniver, Cicchitto ecc. Caldoro, infatti, è figlio d’arte. Sostiene di non avere padrini, eppure non ha esitato ad assegnare una eredità pesante proprio allo stesso Silvio Berlusconi. “Silvio è qualcosa di più di un erede di Craxi“.
LA CARRIERA DI CALDORO – Raccontano le sue note biografiche che proprio nel 1976, quando Craxi vinceva il congresso del Psi al Midas, il giovane Stefano s’iscriveva alla Federazione giovanile socialista di Napoli. Ha fatto carriera in
fretta nei quadri del partito, diventando in breve tempo un fedelissimo di Carmelo Conte, il potente ex ministro delle aree urbane. Nel 1992, appena trentenne Caldoro, che oggi però vorrebbe accreditarsi come il “nuovo che avanza“, è salito già sugli scranni della Camera con il rispettabile bottino elettorale di ben 35mila preferenze. Purtroppo, però, il 1992 è stato un anno funesto un po’ per tutti i partiti della Prima repubblica, a cominciare proprio dal Psi di Bettino Craxi. Si racconta che lo stesso Caldoro abbia assistito di persona, dalla finestra del hotel Raphael dove alloggiava, alla “fuga” di Bettino fra insulti e monetine. Stava scoppiando Tangentopoli e sul partito erede della tradizione di Nenni e Pertini stava per calare il sipario. Caldoro, però, ha fatto in fretta a trovare un nuovo sicuro appiglio. Poco tempo dopo è nata Forza Italia (curiosamente proprio in questi giorni si ridiscute sul “come“), con la discesa in campo di Silvio Berlusconi. A seguito di Gianni De Michelis, Stefano Caldoro era diventato nel frattempo segretario nazionale del Nuovo Psi. Un atomo (politico-partitico) o poco più, ma grande quanto bastava per ottenere nel terzo governo Berlusconi il “fondamentale” dicastero per l’Attuazione del programma. Stefano è così diventato ministro. Pure lui potrà dire un giorno “c’ero anch’io” in quella informata di fine impero.



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Che strano, mentre i consorzi dei rifiuti non vengono intaccati, perchè sono coinvolti i magistrati e giudici quali presidenti dei collegi dei sindaci, escono fuori illazioni di connivenza per i politici della PdL.
Caso inspiegabile.
Mah, le vie del ….. la camorra sono infinite !!!
NON LEGGO I COMMENTI MA SOLO QUELLO CHE PROPONE IL SITO IN CALCE ALL’ARTICOLO:
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Le stelle sono tante
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Caldoro • camorra • campania • cosentino • Luigi Cesaro • pdl
NELLA LISTA DEI “POTREBBERO INTERESSARTI” C’E’ SCRITTO [...]MAFIA[...]
PER NONO PARLARE CHE NEI TAGS (OVVERO LE PAROLE CHIAVE PER LE RICERCHE WEB) C’è DI FIANCO ALLA PAROLA “CALDORO” LA PAROLA “CAMORRA” SECONDO VOI C’E’ DA LEGGERE E/O COMMENTARE QUALCOSA SU QUESTO SITO??? VERGOGNATEVI COMUNISTI AVETE ROVINATO L’ITALIA
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