Marcegaglia, l’imprenditoria etica e le indagini di troppo
10/02/2010
Nell’ambito di un’indagine della procura di Grosseto sul traffico illecito di rifiuti speciali, anche pericolosi chiamata significativamente “Golden rubbish” è stato sequestro il laboratorio di analisi di Mantova della “Made Hse”, società del Gruppo Marcegaglia. Due dipendenti sono stati arrestati ed è indagato, “in qualità di presidente del gruppo” anche Steno Marcegaglia. Secondo le indagini – ancora in corso - nel laboratorio venivano redatti falsi certificati di analisi sui rifiuti da smaltire provenienti da un’industria siderurgica dello stesso gruppo Marcegaglia di Ravenna, in modo da smaltire i rifiuti in siti non idonei, con un bel risparmio sui costi di smaltimento.
L’azienda in una nota confida di poter dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati. C’è da augurarselo, perché il gruppo Marcegaglia è un impero industriale, con un fatturato di oltre 4 miliardi di euro e 6.500 dipendenti in 50 insediamenti produttivi in Italia e all’estero, tutti attivi nel settore metallurgico. Un fiore all’occhiello, da cui ci si aspetta più che da altri l’imprenditoria responsabile: etica, onestà, concorrenza leale, operosità, rispetto della legalità. Specie da quando Emma, figlia prediletta del patriarca Steno è il presidente di Confindustria.
Sia chiaro che “lady d’acciaio” con questa vicenda non c’entra niente. Può quindi continuare, dal suo pulpito, a predicare contro questa brutta Italia del duemila, dando bastonate ad una classe politica che è una casta che non si preoccupa del bene comune, oppure massacrando una pubblica amministrazione inefficiente e corrotta, rivendicando invece il ruolo sano dell’imprenditoria, del capitalismo, del mercato. Prediche bellissime, che Emma fa sin da quando era la presidente dei giovani confindustriali che la chiamavano affettuosamente “Black & Decker”.
Giovani industriali, come Antonio Marcegaglia, il fratellino di Emma che nel marzo del 2008 ha patteggiato una pena di 11 mesi di reclusione e pagato una somma di 6 milioni di euro per l’imputazione di corruzione di funzionari Enipower, una storia di tangenti pagate per accaparrarsi commesse milionarie. Bravi ragazzi, a cui si perdona qualche piccolo peccato, perché sono imprenditori responsabili, di un gruppo che cresce e prospera. Forti come l’acciaio.
Certo, è un peccato che predicando sulla necessità di un nuovo passo per l’Italia, la presidente di Confindustria non spenda quasi mai una parola sulle mancate riforme del governo Berlusconi. Che discettando di mercato chiuda tutti e due gli occhi sulla pietra tombale messa alle liberalizzazioni dal governo della libertà. Viene da chiedersi anche il motivo del silenzio assordante di Confindustria sulla guerra santa che – per il bene del paese, naturalmente – il governo mette in piedi un giorno sì e un giorno sì sui reati di corruzione e concussione, nemici giurati degli imprenditori che lavorano e producono senza cercare “scorciatoie” per aggirare la concorrenza. Quei reati che fino a pochi giorni fa erano in cima alla lista dei reati da “amnistiare” di fatto, grazie al processo breve.
Viene da chiedersi anche perché, mentre la presidente di Confindustria reclama per un fisco più equo e più giusto, non spende mai una parola per la concorrenza sleale dell’evasione dei furbi e furbetti contro gli imprenditori onesti, quelli che pagano le tasse perché un imprenditore responsabile lotta contro le storture del sistema, non le cavalca. E come mai lady d’accaio non abbia mai fiatato contro il condono agli evasori perpetuato con lo scudo fiscale. A pensare male, potrebbe tornare a mente quella storia delle indagini della magistratura elvetica sui conti cifrati in Svizzera intestati a Steno e ad Emma, quelli sui quali tra il 1994 e il 2004 il gruppo Marcegaglia era riuscito a interporre negli acquisti di materie prime e di macchinari alcune società offshore, in modo da creare fondi neri da depositare su conti esteri.
Ma, mentre si spera che le indagini mostrino la verità giudiziaria di queste vicende, aspettiamo con ansia la prossima predica di Emma. Sull’efficienza, lo spirito imprenditoriale e la forza del mercato. Sarà un bellissimo discorso, in perfetto stile “Black & Decker”. L’applaudiremo tutti a scena aperta.













“è marcia e gaia…” (cit)
vola l’ape maia
MA NON SCHERZIAMO IL PADRE NON PARLA MAI CON LA FIGLIA RARO ESEMPIO DI FAMIGLIA UNITA DALL’AMORE, DIMMI CHI FREQUENTI E TI DIRÒ CHI SEI