E se abolissimo la Coppa Italia?

10/02/2010 - Un torneo dimenticato se non il giorno della finale, imbottito di “squadre B” e…inutile. Le soluzioni? Spalti deserti, squadre imbottite di riserve (o peggio), interesse quindi scarso dei club e nullo o quasi degli spettatori (anche tv): ogni volta che

     
 

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Un torneo dimenticato se non il giorno della finale, imbottito di “squadre B” e…inutile. Le soluzioni?

Spalti deserti, squadre imbottite di riserve (o peggio), interesse quindi scarso dei club e nullo o quasi degli spettatori (anche tv): ogni volta che scende in campo la Coppa Italia è questa la triste cornice. Competizione che si ravviva un attimo solo nelle battute finali e nemmeno sempre. Situazione che si trascina da anni e il compito di rianimare la seconda competizione nazionale pare proprio impossibile, come colmare la distanza che la separa dalla sua “sorella” più illustre, la FA Cup inglese.

POCO INTERESSE - Ma davvero non si può fare nulla? Innanzitutto bisogna precisare che la Coppa Italia (ufficialmente Tim Cup) è una Coppa di Lega, quindi un torneo aperto solo ai club militanti nella lega che l’organizza (seppur non rigidamente esclusivo, come in Italia), per cui il paragone più corretto colla realtà inglese è non colla FA Cup ma colla Football League Cup. E chi segue un po’ le vicende albioniche sa già che la Carling Cup ha in effetti lo stesso interesse della nostra Coppa Italia. In secondo luogo, il destino della coppa nazionale è uguale in tutta Europa (o quasi): “…andiamo cambiando formato quasi stagione dopo stagione proteggendo le grandi squadre, uccidendo poco a poco una competizione che potrebbe avere la stessa magia che ha in Inghilterra”. Parole tratte non dalla nostra Gazzetta dello Sport, ma dalla “Guía Liga 2008-09” della spagnola as e riferite alla Copa del Rey, ma che potrebbero benissimo essere ripetute ed interpretate per la Coppa Italia. Il poco interesse, quindi, per la Coppa è a livello continentale: basti pensare che la prima stesura della riforma Platini per la Champions prevedesse la partecipazione delle vincitrici della Coppa nazionale delle prime 16 federazioni, con dei preliminari dedicati solo a loro in modo da garantire l’accesso alle migliori quattro alla fase a gironi. Formula bocciata pare per il nullo consenso ottenuto (voci di corridoio parlano di appena due leghe favorevoli: Italia e Francia).

Detto questo, esistono margini per migliorare comunque la Coppa Italia? Le soluzioni proposte nel tempo sono sostanzialmente due. La prima è: “bisogna trovare la formula adatta per valorizzarla”. Solitamente chi la propone evita di fare il passo successivo, ovvero descrivere la formula ideale. E forse non è un caso: a rileggere la storia della Coppa Italia si scopre che ha adottato praticamente ogni formula possibile ed immaginabile, dall’eliminazione diretta a gara unica o con andata e ritorno, alle fasi a gironi, fino alle formule miste. A grandi linee, la formula più usata è quella con una prima fase a sette gironi, una seconda a due, dove entrava il detentore, e la finale secca fra le vincitrici di questi ultimi; l’eliminazione diretta era quindi relegata alla sola finale (ma vi sono state stagioni con addirittura girone di finale a 4). Si potrebbe provare a mutuare quella del calcio a 5: torneo ad eliminazione diretta fra le migliori 8 dell’andata di serie A. Esistono forti dubbi che un torneo così corto possa interessare il pubblico, e senza dimenticare che dovrebbero giocare le migliori di serie A nella pausa invernale: facile prevedere un fiasco.  La seconda soluzione è quella che vorrebbe la FIGC iscrivere la vincitrice della Coppa Italia alla Champions al posto della quarta classificata di campionato. Soluzione che ciclicamente risalta fuori, sempre accompagnata da commenti entusiasti in chi l’ascolta, vedi buon ultimo il direttore Matteo Marani nel primo numero di GS in risposta ad un suo lettore. Peccato solo che chi la proponga (e chi l’avalla) si dimentichi un particolare: come anticipato sopra, è l’UEFA a scegliere il titolo sportivo per partecipare alle sue coppe e non le singole federazioni. L’Italia, terza nel ranking UEFA, partecipa non con 4 club alla Champions ma colle prime quattro del campionato: la FIGC non ha margine di manovra per cui tale via non sarebbe nemmeno da proporre.

NON SERVE - In conclusione, l’unica soluzione per porre fine al triste spettacolo della Coppa Italia è quella drastica: smettere di giocarla. Non è proposta “traumatica” o senza precedenti: nel 2007/08 in Austria non si giocò la Coppa per meglio prepararsi all’Euro casalingo. Certo, si trattava lì di un “salto” di una sola stagione e si può ricordare che la Coppa Italia garantisce un posto in Europa, ma è anche vero che l’Italia nelle ultime 11 stagioni europee (dalla soppressione della Coppa delle Coppe) ha visto in ben 5 casi non usufruire in Coppa UEFA/Europa League del posto riservato alla vincitrice o alla finalista della Coppa Italia, in quanto entrambe erano qualificate alla Champions. Di fatto già ora la Coppa Italia non serve nemmeno alla partecipazione alle coppe europee, per cui non si intravede il senso di far proseguire un torneo agonizzante da decenni. E se fosse solo per dar spazio e visibilità ai panchinari, si può obiettare che farli giocare una tantum nel deserto non è un gran servizio loro offerto e tanto varrebbe allo scopo (ri)proporre il campionato riserve.

     
 

7 Commenti

  1. szen scrive:

    E se abolissimo il calcio?

  2. J. scrive:

    Secondo me si dotrebbe fare un torneo con le squadre U21 dei vari club di A e B divisi in gironi, ammettendo in limite massimo di 3 fuori quota: almeno si dà visibilità ai giovani (non era l’imperativo del calcio italiano degli ultimi anni, moviola in campo a parte? Stiamo per mandare ai mondiali la stessa squadra di 4 anni fa, che già allora aveva l’età media più elevata…) e si pareggiano i livelli in campo (vedi il Torneo di Viareggio).
    Per chi ama il calcio in quanto tale dovrebbe essere la soluzione migliore: se non avesse successo sarebbe la dimostrazione della bassa qualità del tifoso medio italiano.

  3. gabriele scrive:

    Parto da un presupposto, il campionato italiano di SERIE A a 20 squadre è troppo semplice, troppe partite e troppe squadre “materasso”.
    Se si riporta il campionato a 18 squadre (meglio ancora 16) si trova spazio e interesse per una competizione, a turno secco e ad eliminazione diretta che butti dentro sin dal primo turno le squadre di Serie a e b insieme a quelle di lega pro.
    Sorteggio integrale senza teste di serie, la prima sorteggiata gioca in casa.
    Meglio ancora se a giocare in casa fosse la peggio classificata nel campionato precedente.
    Non bisogna andare lontano per trovare partite emozionanti in coppa italia, poche settimane fa 10.000 novaresi hanno invaso San Siro.
    Immaginate un Cavese-Roma, un Pro Patria-Juventus, un Potenza-Inter al primo turno.
    La FA Cup inglese riserva sempre risultati a sorpresa e permette a nobili decadute di giocare vecchie sfide sempre interessanti, tipo millwall-west ham.

    Questo è il mio sogno, ma tanto in italia si sa, sul calcio non decido io nè la lega ma sky….

    • Giuseppe scrive:

      Io ci aggiungerei anche 28 squadre di serie D in modo da portare il tabellone del primo turno a 128 squadre: 10 di serie D, 54 di seconda divisione, 36 di prima divisione e 10 squadre di serie B peggio piazzate l’anno precedente (dal 13° al 18° posto più le 4 neopromosse). Si arriva ad un secondo turno di 64 squadre (passano le 64 qualificate dei confronti ad eliminazione diretta da disputare sul campo della peggiore classificata l’anno precedente o della squadra di categoria inferiore). Le 32 qualificate (vale sempre il confronto diretto da disputare sul campo della squadra piccola) si uniscono alle altre 32 squadre (teste di serie) provenienti da serie A e B (20 di serie A e 12 di serie B tra cui le retrocesse le perdenti dei play off e le squadre qualificate dal 7° al 12° posto l’annata precedente) a dare vita ai trentaduesimi di finale ad eliminazione diretta (confronto diretto in casa della squadra minore così come sedicesimi e ottavi). I quarti di finale sempre in gara unica sono da disputare sul campo effettuato per sorteggio mentre la semifinale può disputarsi in doppia gara. Finale in gara unica in campo neutro da decidere dopo le semifinali. Le grandi squadre in pratica entrano dai trentaduesimi e disputano massimo 7 partite ad eliminazione diretta in gara secca (trentaduesimi, sedicesimi, ottavi, quarti, semifinali in doppia gara e finale). In più trentaduesimi e sedicesimi nel periodo natalizio e gli ottavi di finale in una domenica. Che ne pensate? E’ questa la formula giusta! Ai trentaduesimi e sedicesimi possiamo vedere gli stadi pieni almeno con patite come Potenza-Inter, Nocerina-Milan, Sud Tirol-Juventus proprio perchè le grandi giocherebbero fuori casa!!!

  4. vincenzo scrive:

    Dovrebbero far giocare le partite anche nella pausa natalizia, far scontare la squalifica anche in campionato e viceversa dagli ottavi in poi e mettere dei premi tipo: la qualificazione alla champions league (le finaliste prenderanno il posto alla terza e quarta clssificata, se in finale va la prima o la seconda classificata del campionato o entrambe subentreranno in champions le terze e quarte classificate in campionato) alle finaliste l’iscrizione gratuita al prossimo campionato e premio in denaro. Vedrete che la Coppa italia non verrà più snobbata.

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