Le accuse a Silvio e Dell’Utri? Già prima di Forza Italia
09/02/2010 - Berlusconi e i suoi uomini prontamente gridano al complotto della magistratura politicizzata. Ma qualche pentito, prima della vittoria elettorale e dell’ascesa al potere del nuovo partito, già accusava il Cavaliere e il suo senatore di legami con Cosa Nostra. Le
Berlusconi e i suoi uomini prontamente gridano al complotto della magistratura politicizzata. Ma qualche pentito, prima della vittoria elettorale e dell’ascesa al potere del nuovo partito, già accusava il Cavaliere e il suo senatore di legami con Cosa Nostra. Le parole di Cancemi
“C’è un disegno criminoso”, ha fatto sapere ieri il senatore Marcello Dell’Utri. “Forza Italia non ha mai avuto collegamenti con la mafia”, ha detto, invece, il ministro della Giustizia Angelino Alfano. La tesi del complotto giudiziario mosso dalle procure politicizzate ad ogni scadenza elettorale si dimostra ancora una volta come la strategia prediletta da Silvio Berlusconi e i suoi uomini per pararsi dalle nuove pesanti accuse di collusione tra il suo partito e la grande criminalità organizzata.
I SOLDI DI BERLUSCONI – Eppure le accuse al presidente del Consiglio e all’altro fondatore di Forza Italia non sono tutte giunte in tempi successivi alla vittoria elettorale del marzo 1994 e al primo governo Berlusconi. Era, infatti, il febbraio ’94 quando il pentito Salvatore Cancemi, un tempo reggente di Porta Nuova, lo stesso mandamento al quale apparteneva anche lo “stalliere di Arcore” Vittorio Mangano, parlava, davanti ai giudici della Procura di Caltanissetta, di un legame tra l’imprenditore del Nord e il suo collaboratore siciliano Dell’Utri con Cosa Nostra. Cancemi si diceva certo che il rapporto tra Riina e Dell’Utri fosse risalente quantomeno al 1989 e dichiarava di aver assistito più volte alle consegne di denaro in rate da circa 40/50 milioni: “queste rate – spiegava il pentito – venivano consegnate non so da chi a Pierino Napoli, reggente della famiglia di Malaspina, compresa nel mandamento La Noce. Ho visto personalmente, ripeto in più occasioni, Pierino Napoli consegnare al Ganci Raffaele il denaro proveniente dal Nord. Anzi posso aggiungere che più volte ho sentito personalmente Salvatore Riina dire a Ganci Raffaele, quando c’erano ritardi nelle consegne, ‘Faluzzo, viri di viriri a Pierino se siggiu ddì picciuli, viri di sollecitari (Raffaele, vedi di dire a Pierino se ha riscosso i soldi, vedi di sollecitare)”. Poi aggiungeva un particolare: “Riina precisò che, secondo degli accordi stabiliti con Dell’Utri, che faceva da emissario per conto di Berlusconi, gli arrivavano 200 milioni l’anno in più rate, in quanto erano dislocate a Palermo più antenne”.
RIINA VUOLE DELL’UTRI – Nel corso degli interrogatori del 18 e 25 febbraio Cancemi farà più volte i nomi di Berlusconi e Dell’Utri. I giudici nel decreto di archiviazione del procedimento a carico di Berlusconi e Dell’Utri del 2002 ricorderanno un particolare racconto del pentito, la descrizione di un suo battibecco col Capo dei Capi su Dell’Utri: “(Cancemi, nda) Riferì di essere stato convocato da Salvatore Riina tra il 1990 e il 1991 presso l’abitazione di Girolamo Guddo e di aver partecipato ad un incontro con lui, con Raffaele Ganci e con Salvatore Biondino. In quella occasione Riina gli avrebbe ordinato di rivolgersi a Vittorio Mangano e di dirgli che doveva mettersi da parte rispetto a Berlusconi. Riina considerava il rapporto con Berlusconi “un bene per tutta cosa nostra” e voleva gestirlo direttamente; aveva detto a Cancemi che, se Mangano si fosse mostrato riluttante, avrebbe dovuto fargli presente che Riina non aveva dimenticato uno sgarbo ricevuto, cioè il fatto che Mangano aveva regalato un’arma al suo avversario Stefano Bontade”. “Guarda – avrebbe poi risposto Mangano a Cancemi – prima di essere arrestato il rapporto con Dell’Utri l’ho sempre tenuto io. Non è vero quello che dice Riina, e cioè che il rapporto ce l’ha Mimmo Teresi”. Sarebbe stata perentoria la risposta di Cancemi: “O ce l’avevi tu, o ce l’aveva Teresi, però togliti di mezzo, perché ora c’è Riina”.
LE “PERSONE IMPORTANTI” - I giudici in quel periodo chiedevano a Cancemi di chiarire quanto aveva riferito da almeno tre mesi. Già il primo novembre del ’93 agli stessi pm aveva raccontato della confidenza raccolta dal boss, Raffaele Ganci. Quest’ultimo gli avrebbe parlato di un incontro di Riina con “persone importanti”. “Queste persone importanti – avrebbe detto Ganci – hanno permesso a zù Totò che dovevano rifare il processo nel quale lui è stato condannato all’ergastolo”. Lo ribadirà ancora più volte, anche il 7 gennaio ’94, una ventina di giorni prima della discesa in campo del Cavaliere e tre mesi prima dell’ascesa a Palazzo Chigi: “Ganci – ripeterà il pentito – mi confidò che Salvatore Riina si era incontrato con personaggi importanti proprio in relazione all’attentato in danno del giudice Falcone per ottenere in cambio una probabile revisione dei processi o altri favori come per esempio la non approvazione della legge sui pentiti o comunque di non rendere possibile una legislazione sfavorevole all’organizzazione di Cosa Nostra”.
PRIMA DI FORZA ITALIA - Precisava Cancemi “una cosa deve essere chiara che queste ‘persone importanti’ non erano certo uomini di Cosa Nostra, perché più importanti di Riina e Provenzano non ce ne sono all’interno dell’organizzazione e quindi i personaggi con cui Riina si è incontrato li dovete cercare fuori dall’organizzazione”. Cancemi non farà riferimento esplicito a Berlusconi e Dell’Utri, Ganci non gli riferirà direttamente quei nomi, ma – sottolineavano i giudici – saranno proprio loro le uniche persone importanti esterne all’organizzazione mafiosa di cui parlerà il pentito nel corso dell’interrogatorio. Nei mesi e negli anni successivi a queste dichiarazioni Cancemi offrirà ancora qualche altro spunto interessante dei possibili legami Berlusconi-Dell’Utri-Cosa Nostra. Ma quelle sono suscettibili di critiche da parte di chi come l’avvocato Nicolò Ghedini sostiene che “si voglia delegittimare il governo che sta conducendo la più severa e forte offensiva del dopoguerra contro la mafia”. Queste invece no. Quando sono state pronunciate, candidature, partiti e vittorie berlusconiane erano ancora sconosciuti.













Non voglio ” infierire, e non mi interessa particolarmente farlo su Nino, che non mi sembra sicuramente il peggiore dei ” faccio finta di niente”.
Ma se posso non lascio perdere nemmeno un’ocasione per ribadire che Berlusconi e Dell’Utri prima della ” discesa in campo” erano stati già abbondantemente segnalati, attezionati, etc da forze dell’ordine e magistratura. Sia su questioni di mafia che su altre.
Se si smettesse di ripetere questa palla ci sarebbe già un’aria meno soffocante, in giro.
non dire attenzionati sennò Feltri si eccita.
p.s.: hai visto che ieri Di Pietro a La7 ha detto che non querelerà più il Corriere per i pezzi di Cavallaro?
Menomale che c’è Gregorj che ha le idee chiare, sia che legga o no, noi invece siamo un pò tutti sull’onda di un sottile o grosso imbranamento. Però ci piace sapere che usi la grazia di non fare come gli “esperti della politica” che replicano coprendo di insulti “poveri imbranati come noi” che vogliono solo capirci qualche cosa e possibilmente scegliere da che parte stare, perchè la motivazione è quella di capire per poter fare le scelte più giuste. Il voto ormai resta la nostra unica arma di opposizione silenziosa democratica e non violenta e non va sprecata utilizandola contro di noi, quando si fa la scelta sbagliata.
” p.s.: hai visto che ieri Di Pietro a La7 ha detto che non querelerà più il Corriere per i pezzi di Cavallaro?
”
Premetto che non me ne importa granchè, perchè quel pezzo era vergognoso soprattutto da un punto di vista giornalistico, ma perchè me lo segnali?
Non c’è solo la vecchia testimonianza dell’articolo, esiste anche la sentenza dell’11 dicembre 2004 della II Sezione del Tribunale di Palermo, che ha condannato Dell’Utri a 9 anni per concorso esterno con la mafia. Nella sentenza è scritto che il gruppo Berlusconi ha ricevuto “finanziamenti non trasparenti” a cavallo tra gli anni 70 e 80, e ha versato “per diversi anni somme di denaro nelle casse di Cosa Nostra”. Quando poi, nel 1993, la Fininvest si tramutò in Forza Italia, il capo di Cosa Nostra Bernardo Provenzano “ottenne garanzie” che lo convinsero “a votare e far votare per Forza Italia”, con cui aveva “agganci” anche il boss stragista Leoluca Bagarella.
Nel resto della sentenza ci sono in abbondanza cose pesantine per il presidente del coniglio. Ma il meglio sta nel pezzo finale che lo riguarda. Quando il tribunale si è recato a Palazzo Chigi per interrogarlo, nel 2002, il premier “si è avvalso della facoltà di non rendere l’interrogatorio, in tal modo si è lasciato sfuggire l’imperdibile occasione di fare personalmente, pubblicamente e definitivamente chiarezza sulla delicata tematica, incidente sulla correttezza e trasparenza del suo precedente operato di imprenditore che solo lui, meglio di qualunque consulente o testimone, avrebbe potuto illustrare. Invece ha scelto il silenzio!”.
E il quaquaraquà Angelino Alfano dovrebbe andare a leggersi la sentenza, invece di sparare cazzate allo stato puro. Tra l’altro chissà se sa che in un rapporto del 13 settembre 2001 della polizia cantonale di Bellinzona stava scritto: “Per quanto riguarda il denaro da ricevere in provenienza dall’Italia (v. nostro rapporto 10/6/91) il medesimo apparterrebbe al clan di Silvio Berlusconi…”. Trattasi di riciclaggio di fondi provenienti dalla droga. Non aveva tutti i torti Bossi quando ululava contro “il mafioso di Arcore”.
Nemmeno li “”Leggo”" i pentiti o i collaboratori, mi limito a “rileggere” le ACCUSE, LE DENUNCIE di BOSSI (sano e non acquistato), rileggetevi quello che LUI denunciava, lo chiamava (a berlusconi) colluso e socio della MAFIA, PIDUISTA e Complottista, etc, etc, POI, La Padania, l’8 Luglio 1998, gli pose 11 domande alle quali DON SILVIO, non ha MAI risposto, ma nessuno gli ricorda queste cose alla LEGA, che si PRESENTA IN AULA (A Montecitorio) sventolando LA PADANIA. EPPURE, tutte le denuncie contro CRAXI e LA DC:, si sono dimostrate VERE, e DO SILVIO???? Lo sò, lo sò, che il denaro compra tutto, se andate nell’archivio di LA PADANIA, sembra che non ci sia traccia degli articoli che riguardano quell’epoca, NON so quello che sarà costato a DON SILVIO ottenere il “”MIRACOLO”", però oggi, DON SIVIO, per i LEGHISTI, è una “”Vergine.
NOTIZIA BOMBA
non tutti sanno che quando il Berlusca era in fasce era un navigato delinquente, un eccellente mimetizzatore di operazioni econimiche rilevanti.
All’asilo gestiva lo spaccio delle merendine, alle elementari produceva merende di qualità con prodotti siciliani, alle superiori comandava già la lombardia, per poi parlare dell’università dove operava con attività naviganti e conduceva le operazioni dalle navi in cui si esibiva.
Insomma il Berlusca è quello che si dice un uomo d’onore nato con la camicia.
DI TUTTO DI PIU’.
Consiglio il Padreterno di stare attento quanto sarà raggiunto dal Cavaliere, sicuramente lo spodesterà.
ahahahahahah
C’è poco da ridere, alla scuola, si faceva pagare dai compagni per aiutarli a fare i compiti. INOLTRE, il padre gli ha insegnato che se uno vuole fare del male, fa il PM., Cosa gli avrà insegnato la madre, non lo so, ma è “”Uscito”" così. SE HAI dei dubbi, (legittimi) Leggi LA PADANIA dell’8 LUGLIO 1998, scoprirai cosa diceva GIA’ ALLORA BOSSI dell’attuale SUO alleato. (E chi erano i SUOI SOCI, sempre secondo BOSSI)
non cercare queste notizie nell’archivio di La Padania, hanno cancellato tutto.