Al di là delle elezioni per acclamazione, una parte dei delegati chiedeva di poter modificare lo statuto e di fare chiarezza sulla elezione dei principali organi di partito. E’ rimasta inascoltata. La parola, come sempre, spetta a Di Pietro. Ne abbiam parlato con l’onorevole dipietrista Antonio Borghesi.
“Se le mie mozioni fossero state messe ai voti sarebbero state approvate largamente”. A parlare è Antonio Borghesi, uno dei deputati Idv che durante il congresso appena conclusosi ha mostrato disappunto per l’impossibilità da parte dell’assemblea dei delegati di poter apportare modifiche allo statuto, privilegio finora destinato solo all’ufficio di presidenza controllato a breve distanza dal capo. Borghesi fa riferimento a tutte le proposte presentate dalla base del partito, non solo le sue, e che difficilmente avranno luce: tante proposte accolte solo formalmente da Di Pietro e i suoi.
MOZIONI INUTILI – “Praticamente non c’è stata votazione – spiega l’onorevole – Sono state accolte quelle di natura non programmatica, perché quelle di natura programmatica sono legate al programma presentato da chi si candidava alla carica di Presidente. E, nonostante tutto, tutte quelle mozioni che attengono la vita interna del partito sono state accolte solo sottoforma di raccomandazione e non sono impegnative per gli organi esecutivi del partito”. E’ stata accolta solo sottoforma di raccomandazione, ad esempio, la proposta che vuole venga eletto dal congresso, piuttosto che essere nominato dal presidente, l’ufficio di presidenza composto dai capigruppo alla Camera, al Senato e al Parlamento Europeo e da altre nove persone nominate da Antonio Di Pietro. Per Borghesi è stato commesso un errore evitando la votazione: “Avrebbe reso il partito più forte e più solido – ci dice – Credo che il partito si sarebbe rafforzato ancora di più anche agli occhi degli elettori anche se avesse accettato in termini chiari alcuni aspetti della vita interna come la limitazione dei mandati parlamentari e ai consiglieri regionali, come il fatto che le modifiche statutarie fossero dovute al congresso, così come il metodo di elezione dell’organo più importante del partito che è l’ufficio di presidenza”.
RISCHIO INSTABILITA’ - E le speranze che ora Di Pietro segua i consigli giunti dalla base sono davvero poche. Quando chiediamo come mai si faccia fatica ad instaurare metodi di selezione e di decisione davvero democratici all’interno del partito Borghesi non ha dubbi: “E’ evidente che una soluzione diversa avrebbe generato un possibile instabilità e quindi evidentemente c’è chi teme l’instabilità. Io ritengo che si sareb
be trattato di una instabilità positiva, altri invece hanno ritenuto che l’instabilità possa esser un fatto negativo”. Un malessere più o meno diffuso nella platea dell’Hotel Marriott: “Sono stato avvicinato da alcuni delegati ho ricevuto dei messaggi da parte di delegati delusi perché non sono state accolte le mie mozioni. E non solo le mie. Un po’ di delusione per la gestione delle mozioni c’è stata”.
AVANTI LO STESSO – La delusione però, ci tiene a precisare l’onorevole, non comprometterebbe in alcun modo la sua permanenza nel partito, come aveva accennato stamane Il Giornale: “Da dieci anni lavoro per il partito e continuerò a farlo con la stessa intensità con cui l’ho fatto fino ad oggi. E’ chiaro che ho le mie idee le esprimo provo a cambiare le cose nel senso che io ritengo più giusto, ma non è perchè non vengano accolte le mie proposte si ponga un problema di questo tipo”. Per Borghesi è inaccettabile anche la tesi che Di Pietro si sia piegato al Pd e a Bersani per proteggersi da poteri forti dopo gli attacchi della stampa degli ultimi giorni: “Non credo che sia una interpretazione giusta. Penso che l’interpretazione giusta è che noi dopo aver fatto dieci anni sostanzialmente basati più sulla protesta che non sull’alternativa di governo oggi abbiamo anche la forza dei numeri per essere alternativa di governo, ma l’alternativa non la facciamo da soli. E’ evidente che il primo partner in questa alternativa non può essere che il Partito Democratico”. Insomma, la risoluzione della questione parentopoli, la chiarezza sui finanziamenti e la gestione risorse economiche del partito, nonché i sistemi elettivi davvero democratici per l’elezione degli organi di partito, insomma, possono attendere: rinviati a data da destinarsi.























