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Crisi profonda

8 febbraio 2010

di Pier Vittorio Sodano

L’origine dell’attuale situazione mondiale è lontana nel tempo e risale agli inizi degli anni Novanta, caratterizzati dalla new economy, ossia dall’economia dei servizi. Molti analisti del tempo sostenevano che questa nuova via dell’economia potesse soppiantare in gran parte l’old economy, ovvero quella dei prodotti alimentari, energetici e industriali, quindi l’economia che ci ha fatto prosperare. La nuova via dell’economia dei servizi, imperniata su quelli finanziari, favorì e incentivò la nota corsa alla speculazione di borsa che durante gli otto anni di presidenza di Clinton illuse i grandi e soprattutto i piccoli risparmiatori che “giocando in borsa” sarebbe stato possibile arricchirsi. Come era da attendersi, la bolla della new economy scoppiò con perdite ingenti per i risparmiatori. La speculazione internazionale si spostò allora sul mercato immobiliare con conseguente formazione della bolla speculativa scoppiata anch’essa clamorosamente. Subit o la speculazione internazionale ha creato un’altra bolla, quella del petrolio e sui generi alimentari. Di conseguenza ha innescato l’inflazione internazionale, dal rialzo del prezzo dell’oro. La Bce, invece, mira esclusivamente a contenere l’inflazione e agisce in assoluta autonomia dai governi nazionali ai quali, in ossequio al trattato di Maastricht, non può essere concesso alcun credito. Così gli interventi della Bce sul mercato monetario si muovono nell’ambito delle banche commerciali, ossia delle banche che da molti anni finanziano le bolle speculative. Non è stata ancora appresa la lezione che la storia finanziaria di questi ultimi decenni ha tentato di impartire. Le banche centrali debbono collaborare anche con i governi e questi devono essere in grado di privilegiare la politica economica sulla finanza speculativa, che lascia sempre rovine e disoccupazione. La crisi è talmente profonda e vasta che è necessario una stretta collaborazione oltre che tra le ba nche centrali, anche tra i grandi paesi Europei. Il problema più grave e che da noi la grande finanza usa i bassi tassi di interesse per speculare contro governi più esposti ad indebitamento. Cosi i governi sono costretti a misure aggiuntive. La comunità perde sempre più, la grande finanza guadagna sempre più. L’Italia e l’Europa, se vuole uscire da questa empasse speculativa, deve intervenire da subito sui guadagni di capitale, imponendo tasse molto alte. Oggi e più facile speculare in borsa che creare posti di lavoro e lavorare per vivere. In Italia si punta molto sui tagli di spesa corrente, chiedendo ancora più sacrifici ai cittadini. Insomma, perché dobbiamo costringere la gente a fare più sacrifici, se non ha colpa?

Un commento a Crisi profonda

  1. “Il problema più grave e che da noi la grande finanza usa i bassi tassi di interesse per speculare contro governi più esposti ad indebitamento”.

    Prendo spunto da questo passaggio del sig. Sodano per ricordare, come del resto più volte ho fatto col buon Carlo Cipiciani qui su G.com, che tra questi paesi più esposti c’è pure l’Italia. In questi giorni il “tiro incrociato” degli speculatori sui mercati greco, spagnolo e portoghese ha portato qualcuno in Italia quasi a bearsi di quello che sta succedendo. Anzi, “qualcuno” nel nostro stesso governo ha trovato modo di rinfocolare la solita polemicuccia spicciola contro Zapatero e ripetere il caro mantra “L’Italia sta meglio degli altri”. Al di là del fatto che pure la Borsa di Milano ha avuto un pesante calo (a riprova che i mercati operano e ragionano in termini globali e non di cortile) quello stesso “qualcuno” farebbe bene a porre, in fretta, rimedio alla nostra condizione deficitaria sul piano dei conti pubblici.

    Si va, ormai, verso un debito pubblico al 120% del nostro Pil ed abbiamo un deficit di oltre il 5% sullo stesso prodotto interno lordo. Niente e nessuno (se non l’interesse speculativo) potrà impedire, da qui a qualche settimana o mese il “tiro” sul nostro pesantissimo fardello. Allora, purtroppo, a poco serviranno i mantra e le rassicurazioni ripetute magari a ciclo continuo in tv.

    P.

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