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Economiadi Pietro Salvato e Teresa Scherillo
pubblicato il 8 febbraio 2010 alle 10:30 dallo stesso autore - torna alla home

In Italia si praticano più interventi programmati rispetto agli altri Paesi con percentuali che eccedono la soglia del 20% raccomandata dall’ Oms. Vediamo perché.

Oggi bastano pochi minuti. Si effettua una piccola incisione all’addome della madre e il nascituro viene immediatamente al mondo. Sempre più consigliato dai medici, sempre più PregnancyBirth Services3 Il parto cesareo? Diamoci un tagliopraticato nei nostri ospedali. Quali sono i rischi per la mamma e il bambino nel subire un parto cesareo? Secondo molti medici sono piuttosto ridotti e, comunque, più o meno in linea con quelli presenti in un parto “tradizionale”. La stessa Organizzazione mondiale della sanità stima che nel mondo i parti che avvengono col taglio cesareo ammontino al 15% del totale, ma con un trend decisamente in ascesa. L’Oms, tuttavia, raccomanda di non eccedere mai la soglia del 20%. Secondo l’autorevole “British medical journal”, oggi “il parto da normale processo fisiologico, è diventato un evento medico che ha luogo con la supervisione di un ginecologo”. Insomma, è diventato in tutto e per tutto equivalente ad un’operazione chirurgica. Del resto, un’inchiesta condotta in Germania tra un campione di ostetriche, ha rivelato come ben il 31% di esse “farebbe partorire le gestanti col taglio cesareo, anche nel caso di gravidanze senza particolari problemi”. Di fatto, quindi, il parto con il taglio cesareo sta diventando una vera e propria alternativa medica al parto vaginale. E’ davvero così? Solo un’alternativa terapeutica, oppure, dietro questo costante aumento di parti cesarei si nascondono altre verità, spesso sottaciute, che hanno invece più a che fare più con questioni, diciamo così, economiche, anziché con la salute della partoriente e del nascituro?

MOZIONE BIPARTIZAN - Anche in Italia l’eccessivo ricorso ai cesarei comincia a far discutere. Il rapporto “Osservasalute” pubblicato nel 2008 ha evidenziato come qualcosa davvero non funzionata, tanto che in parlamento è stata presentata una mozione “bipartizan” che impegna il governo ad intervenire in materia. “I dati presentati parlano di una percentuale nazionale del 38,3% di parti con taglio cesareo, con picchi in alcune regioni fino al 60%, nettamente superiori alle statistiche dell’Unione Europea che indicano una media del 23,7% e quelle degli Usa del 27,5%” hanno rimarcano, in una dichiarazione comune, i parlamentari sottoscrittori della mozione che hanno invitato il governo a promuovere, j0422742 Il parto cesareo? Diamoci un taglioinsieme alle Regioni “… un appropriato ricorso al parto con taglio cesareo, mediante l’utilizzo di strumenti informativi adeguati. A rilevare tutte le informazioni possibili legate alla fase pre-natale, all’evento nascita e al monitoraggio a un anno dalla nascita del bambino. E a introdurre e sviluppare strumenti di audit e feedback, efficaci e adattabili alle diverse realtà regionali, importanti per controllare alcune delle cause dell’elevato ricorso al taglio cesareo”. Per questo, si legge nella mozione, si chiede alle Regioni con percentuali di tagli cesarei più alti  di “fornire consulenze e a distribuire materiale informativo alle donne incinte sui corsi pre-parto, sui vantaggi e svantaggi del cesareo, sul tipo di intervento, sui rischi e i benefici e sulle implicazioni per le gravidanze future”.

IL FATTORE CULTURALE – Secondo i dati dell’indagine condotta per la prima volta dalla Società Italiana Ginecologia e Ostetricia (SIGO) in oltre 200 centri italiani, al 97 per cento pubblici, ci sono varie motivazioni per scegliere di non partorire naturalmente. “Il sondaggio con i questionari ai ginecologi ci è sembrato il modo migliore per avere il punto di vista di chi lavora sul campo. Per cercare soluzioni e fornire proposte concrete da condividere con le istituzioni”, spiega Giorgio Vittori, presidente Sigo. Emerge quindi che per 35 camici bianchi su 100 c’è proprio “paura” dei rischi medico legali, per 24 bisognerebbe investire di più in formazione, per il 19 per cento manca la presenza di un anestesista dedicato in troppi “punti nascita” (c’è solo nel 34%) e 16 su 100 lamentano la disinformazione delle donne. In sintesi ci sarebbe il timore delle mamme di soffrire molto,ma anche motivi organizzativi: strutture inadeguate, personale insufficiente, medici che si sentono non sufficientemente preparati per l’assistenza al parto vaginale.

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