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Esteridi John B (John)
pubblicato il 8 febbraio 2010 alle 11:30 dallo stesso autore - torna alla home

Come sfruttare una tragedia per propagandare teorie complottiste.

Da sempre ai terremoti e ai disastri è associato il deplorevole fenomeno dello sciacallaggio, ossia del furto di beni e valori rinvenuti tra macerie e rovine di abitazioni ed edifici. Ancora oggi, perfino nelle società più evolute e moderne, si segnalano comportamenti analoghi in occasione di simili circostanze. E’ successo anche dopo il terremoto che ha colpito l’Abruzzo l’anno scorso, al punto che è stato necessario impiegare centinaia di militari per assicurare la vigilanza delle case distrutte e di quelle abbandonate. Non stupisce, quindi, che ad Haiti il fenomeno sia particolarmente grave e diffuso, considerata l’estrema povertà di quell’area cui si è aggiunta la preoccupante circostanza della fuga di migliaia e migliaia di detenuti dalle carceri sventrate dal sisma, nonché quella del traffico clandestino di bambini ormai senza casa né famiglia. Da qualche anno a questa parte, però, complice il Web che è un aggregatore ideale di matti, si è fatta strada un’altra categoria di sciacalli, che sfrutta i disastri naturali per propagandare teorie paranoiche. Parliamo dei soliti complottisti, ossia di quelli secondo cui c’è sempre un complotto dietro tutto ciò che succede, eventi naturali compresi.

A COMANDO – Il telecomando delle catastrofi. Esistono numerose teorie, e altrettanti sostenitori, che affermano l’origine do Terremoti e sciacallilosa e programmata di terremoti, uragani e maremoti. Responsabili di tutte queste catastrofi sono, manco a dirlo, sempre loro: i perfidi americani. Dietro il paravento di alcuni misteriosi progetti scientifici, i man in black a stelle e strisce avrebbero trovato il modo di controllare il magnetismo terrestre e le variazioni climatiche per scatenare ogni genere di cataclisma in qualsiasi parte del mondo, a proprio piacimento. Esemplare è un articolo scritto nel 2007 da Massimo Mazzucco, produttore di vari film complottisti, secondo cui l’uragano Katrina (che sconvolse New Orleans) sarebbe stato provocato dagli americani allo scopo di favorire l’industria del legname grazie alla ricostruzione delle case abbattute dal ciclone. Sparare su Mazzucco è come sparare sulla Croce Rossa, in effetti, visto che nel suo libro Inganno Globale ha insinuato (tra le altre cose) che le Twin Towers sarebbero state distrutte per via dei costi del sistema di condizionamento, del disturbo che causavano alla circolazione stradale e dei costi necessari a bonificare l’amianto che esse contenevano. Mazzucco non è però il solo a sostenere che gli americani posseggano una specie di telecomando delle catastrofi. Numerosi siti e autori, infatti, abbracciano tesi del tutto assimilabili, come quella per cui gli USA provocherebbero cataclismi usando una non meglio definita “Tecnologia SCALAR” inventata da Nikolai Tesla un secolo fa, o quella che attribuisce ogni colpa al programma scientifico HAARP basato in Alaska. Secondo queste teorie, proprio il sito in Alaska sarebbe responsabile del terremoto che ha colpito l’Abruzzo l’anno scorso. Non manca poi, chi mette in relazione i terremoti con l’utilizzo di ordigni nucleari in funzione di armi sismiche”: il terribile Tsunami che sconquassò l’Indonesia nel 2004 provocando centinaia di migliaia di morti sarebbe stato provocato da questi ordigni. Con queste premesse, era inevitabile che anche il terremoto di Haiti avrebbe innescato una ridda di teorie complottiste, e così è stato. A sostenere l’origine artificiale del terremoto c’è anche il presidente venezuelano Chavez che ha accusato apertamente gli Stati Uniti di aver utilizzato un’arma sismica. Gli fa eco in Italia il giornalista Maurizio Blondet e tutta la galassia dei soliti siti cospirazionisti.  La teoria viene rafforzata sostenendo che proprio in quei giorni gli americani avevano programmato un’esercitazione di intervento umanitario in favore di Haiti, per cui quando si è verificato il terremoto l’esercitazione è stata trasformata in evento reale, con materiali ed equipaggiamenti già impacchettati e caricati sugli aerei pronti a raggiungere il bersaglio devastato.  La prima baggianata da smontare è proprio quest’ultima. Tanto per cominciare, con l’innumerevole quantità di enti e organizzazioni presenti negli USA, e con la loro mania delle esercitazioni, c’è da scommettere che qualsiasi cosa accada ce n’è qualcuno che si era giusto esercitato per l’evenienza. Nel caso specifico di Haiti, la storiella dell’esercitazione e degli equipaggiamenti già pronti a partire è frutto di una maliziosa fusione tra due informazioni niente affatto correlate.

PROVE - Una è quella di un test per una specie di portale Web, approntato da alcuni ricercatori di un’agenzia americana per conto di alcuni comandi militari statunitensi ed europei, destinato a coordinare le offerte di assistenza delle centinaia di organizzazioni ed enti disponibili a offrire aiuti e soccorsi in caso di calamità naturali. Il test prevedeva la simulazione di un’operazione di soccorso alla popolazione haitiana colpita da un uragano. Nulla di materiale, quindi, ma solo un test virtuale, studiato per mettere a punto un software. Quando si è verificato il terremoto, il software è stato subito utilizzato. L’altra informazione è quella di alcuni sistemi di comunicazione satellitare che erano pronti per essere impiegati in un’esercitazione, a Miami, e che sono stati invece dirottati a Haiti. Si tratta quindi di due fatti diversi, che sono stati opportunamente miscelati e gonfiati per far credere che equipaggiamenti e soccorsi fossero già pronti a partire proprio per Haiti. Per quanto riguarda il programma HAARP, esso è un programma che studia la ionosfera terrestre e i suoi campi magnetici. Il suo scopo è quello di migliorare l’efficienza delle comunicazioni. In nessuno modo i suoi trasmettitori e sensori potrebbero provocare un terremoto. Su questo interessante progetto e sulle varie teorie complottiste che lo circondano, varrà la pena di spendere un approfondimento più avanti, in un prossimo articolo. Passando alle armi sismiche basate su tecnologie esoteriche come quelle che si attribuiscono a Tesla, la verità è semplice: non esistono. Secondo i complottisti, il fatto che non esistono dimostrerebbe che esistono e sono segrete. Sul punto non possiamo far altro che lasciarli alle loro  Terremoti e sciacalliconvinzioni, in quanto è ben difficile dimostrare l’inesistenza di qualcosa che non esiste. Un discorso a parte merita invece il possibile utilizzo di armi nucleari per provocare catastrofi, nonché la capacità dell’uomo di modificare il clima a proprio vantaggio. Esplosioni nucleari sotterranee e sottomarine possono provocare terremoti e maremoti. Anzi, di regola li provocano, ma localizzati nell’area dell’esplosione. Da un punto di vista militare, questi effetti sono tenuti in debita considerazione. Tuttavia, è abbastanza facile verificare che per distruggere una vasta area non ha senso provocare un terremoto utilizzando un’esplosione nucleare sotterranea. Si fa prima a far esplodere la bomba direttamente sulla testa dei malcapitati, ed il risultato è decisamente più efficace e sicuro. Non c’è nessuna possibilità, poi, di far detonare un ordigno nucleare di nascosto: l’esplosione verrebbe inevitabilmente rilevata e riconosciuta dai sensori di cui dispongono gli enti scientifici e militari di svariati paesi nel mondo. La possibilità di intervenire sulle condizioni climatiche è qualcosa di decisamente più concreto, almeno finché si parla di modificazioni estremamente localizzate nello spazio e nel tempo. E’ possibile, ad esempio, stimolare la pioggia in presenza di formazioni nuvolose idonee. Questa capacità fu teorizzata già negli anni ‘40 ed è stata messa in pratica successivamente per fini agricoli. E’ anche possibile, con gli stessi limiti spaziali e temporali, impedire la pioggia. Russi e cinesi utilizzano tecniche anti-pioggia per garantire cieli sereni sopra parate e manifestazioni. Queste tecniche prevedono l’uso di razzi e di aerei per dispensare sostanze destinate a provocare la pioggia (e quindi scaricare le nubi) prima dell’evento, o a disperdere le formazioni nuvolose (in prossimità dell’evento). Al di là di questi risultati limitati, esistono vari progetti dall’esito incerto e tanti sogni e speranze nelle tecnologie di un futuro che sembra ancora molto lontano.

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