di Alessandro D'Amato (Gregorj)
postato alle 09:34 del 17 Settembre 2008 in Rassegna stampaTorna alla home

Non so voi, ma io tra l’antifascista Fini e gli anti-antifascisti di Azione Giovani, sto con quelli di Azione Giovani. Non perché io creda che non ci sia del buono - oltre alla inevitabile dose di retorica - nei valori antifascisti. Ma per come l’ex segretario di An vorrebbe che ci arrivassero (ovvero: seguendo il suo esempio), ad un’abiura del genere. Gianfranco Fini nei giorni scorsi li aveva invitati tutti a riconoscersi nei valoridell’antifascismo: “La destra politica italiana - aveva detto - deve riconoscersi nei valori costituzionali di libertà, uguaglianza e giustizia sociale che sono valori a pieno titolo antifascisti. Il fascismo è il male assoluto“, rispondendo indirettamente anche a La Russa ed Alemanno, che avevano polemizzato sulla questione. “Ce l’ho messa tutta per trovare un motivo valido per essere antifascista ma non l’ho proprio trovato. Anzi ne ho trovati molti per non esserlo. A questo punto ti prego di capirmi e con me tutti i ragazzi di Azione Giovani. Prego Dio affinché ci dia la forza di perdonare chi in nome dell’antifascismo ha ucciso giovani vite innocenti; ma cerca di comprenderci: noi non possiamo essere, non vogliamo essere e non saremo mai antifascisti“, gli risponde il presidente di Azione giovani Roma e consigliere provinciale del Pdl, Federico Iadicicco. C’è da dire che il giorno prima La Russa e Alemanno avevano invece chinato la testa, dichiarandosi concordi con Fini. Giorgia Meloni, ministro per le politiche giovanili e presidente di AG, non apre bocca perché non vuole andare né contro il presidente né contro la base.

Ora, non è che Fini abbia torto nel merito, ma è il metodo che lascia perplessi. E soprattutto il pulpito. Gianfranco è arrivato a Roma da Bologna: siccome gli autonomi gli negano di vedere un film, si iscrive alla Giovane Italia. Si prende l’Msi, lo trasforma in An ma prima dice che Mussolini era un grande statista; poi se lo rimangia. Va in Israele a testimoniare il suo antisemitismo, e non sarebbe necessario se qualcuno di quella sponda (una minoranza risibile ma rumorosa del partito) non avesse manifestato ancora spiccate antipatie per gli ebrei. Si allea a Berlusconi e tenta ripetutamente di fargli le scarpe, ma mandando sempre avanti un altro suo alleato (Pierferdinando Casini), al punto che si comincia a diffondere una voce che lo vorrebbe “eterno secondo” di Silvio. Riesce a far cacciare Giulio Tremonti dalla poltrona di ministro dell’Economia, usando la sponda del suo viceministro Baldassarre che in una notte particolarmente agitata gli contesta degli errori in alcuni dati presentati. All’epoca a sponsorizzare la defenestrazione del nuovo Divo Giulio era Antonio Fazio, cui il ministro, in quella che rimane la sua migliore e più coraggiosa iniziativa politica, rimproverava troppe distrazioni nella vigilanza alle banche (bond Cirio e Parmalat) e l’appoggio incondizionato alle Fondazioni bancarie. Fini fu un semplice esecutore, e infatti non ne capì il disegno politico. E come tutte le iniziative estemporanee e senza fondamento, durò poco: passò un anno, e Tremonti ritornò al suo posto. Ma Gianfranco ormai è partito. Parla a favore della fecondazione assistita e delle coppie di fatto: tutte belle interviste che escono sui giornali - privilegiato sembra essere il Corriere - ma che mai, mai, mai si traducono in iniziative di fatto. Mai niente di concreto. Tanto da indurre nell’osservatore smaliziato il sospetto che servano solo a farsi pubblicità. 

Poi arriva il suo momento. La sconfitta alle elezioni del 2006 lo rinvigorisce: adesso tocca a me, Silvio ha due insuccessi alle spalle ed è vecchio, un sacco vecchio. Pierfurby lo anticipa come sempre: se ne va dal Polo sbattendo la porta - avendo cura di lasciarla socchiusa nel rimbalzo - ma anche lui non è da meno: “Ci vuole una riflessione sulla leadership“, dice. E poi, quando Berlusconi adombra il sospetto di un accordo con il PD sulla legge elettorale comincia a parlare di partito unico, sentenzia: “Siamo alle comiche finali“. Silvio ormai è andato, dice Gianfranco. Che intanto trama e trama: il centrosinistra governerà ancora, ho tutto il tempo per spodestarlo e presentarmi come il leader unico del centrodestra, ce la posso fare. Cade il governo Prodi, ed eccolo lì, prono a scodinzolare ai piedi del Cavaliere: la riflessione sulla leadership è finita, aveva ragione Berlusconi. Ok l’alleanza elettorale, ok il partito unico, ok alla percentuale 70-30 per dividersi rispettivamente tra Forza Italia (partito inesistente sui territori) e An (partito invece esistente sui territori) la rappresentanza regionale. Tutto questo per diventare presidente della Camera, un incarico istituzionale per sé in cambio del partito di tutti. Perché? Perché Gianfranco è fatto così. Non crede nemmeno a una parola di quello che dice, calcola solo fin dove le parole lo possono portare, e poi le dice. Iddu pensa soltanto a iddu. Uno del genere, secondo voi, ha maturato nell’animo i suoi valori antifascisti? Ma su, con quel pelo sullo stomaco è già tanto che digerisce. Almeno i vari La Russa e Alemanno dicono quello che pensano. Invece Fini è straordinariamente somigliante agli Antifascisti del 9 settembre, ai Liberati del 26 aprile. Come una goccia d’acqua. Ecco perché, se dovessi scegliere, starei con quelli di Azione Giovani. Almeno loro sono sinceri. 

Sempre a proposito di An, il primo cliente romano di prostitute multato in base all’ordinanza del sindaco  ha detto che non sapeva della regola, aveva votato Alemanno e non lo rivoterà più. Titolo dell’Unità di domani: “Puttanieri quelli che votano AN!“. E a proposito di puttanieri, ricordiamo urbi et orbi che questo è un sito aperto alle collaborazioni esterne. Chiunque può segnalare notizie  - anche scrivendo alla email (giornalettismo@gmail.com) - oppure entrare in redazione in pianta stabile, per darci una mano (troviamo qualcosa da fare a tutti, siamo peggio dei piani per la piena occupazione delle dittature), oppure ancora segnalare il suo sito/blog nel Network. Giornalettismo: meglio del sesso a pagamento!

(Vignetta di Mauro Biani)

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