Tre voci: uno di quelli che chiamate bianco, un di quelli che chiamate arabo e la sua ragazza
“Che schifo, che schifo, questa porcheria è dappertutto. Poveri i miei occhi bombardati da tutte queste luci, da tutta questa carne in mostra che mi assale e mi allontana dal mio unico bene. Che mondo, che mondo avranno i nostri figli, che mondo avrà la mia piccola stella che adesso ha cominciato ad essere illuminata dalla luce del Signore?”
“Che senso ha questa mai vita? Che senso ha affannarmi dalla mattina alla sera su impalcature tremolanti, tra urla razzista che mi dicono ogni volta che valgo meno di niente? Che senso hanno gli straordinari, i risparmi, i progetti se lei non mi vuole, se la donna che amo di più al mondo non sopporta che per cinque volte al giorno mi piego su un tappeto a pregare?”
“Ma la mia stella è fortunata perché suo padre ha riconosciuto in tempo la giusta fede e si salverà dal fuoco eterno dell’inferno. Ma suo padre non è come tutti gli altri che si salvano piegandosi meccanicamente su un tappeto di preghiera. No, lui è un prediletto, è un prescelto nel progetto del Signore
ed oggi andrà a lui. Cosa sono pochi anni di questa vita rispetto all’eternità, cosa conta un attimo di dolore rispetto alla beatitudine della Tua luce? Che senso ha restare su questa terra desolata lontana dalla grazia di Dio se il paradiso è giusto due passi più in là?”




Bellissimo, un concetto che mi piace molto: si cambia solo per amore di qualcuno, non esiste un’altra spinta abbastanza forte da far superare i propri limiti