Yara Gambirasio, la pista dei ragazzi in scooter

di - L'Eco di Bergamo ricorda le ipotesi in campo nella scomparsa della 13enne di Brembate

Yara Gambirasio, la pista dei ragazzi in scooter
0

Sono due le piste seguite dagli investigatori per scoprire la verità sulla morte di Yara Gambirasio, la 13enne nel 2011 trovata morta a Brembate. L’ultima ipotesi vagliata con attenzione dai carabinieri del Ros riguarda alcuni ragazzi che si muovevano in scooter.

 

LEGGI ANCHE: Yara Gambirasio, il giallo del Dna dell’assassino

 

DUE SOLUZIONI – Ne parla Vittorio Attanà sull’Eco di Bergamo:

Non c’è solo la pista del Dna e del presunto figlio illegittimo di quell’uomo sepolto a Gorno dal 1999 (che stando alle tesi della scientifica potrebbe essere il padre del presunto assassino) fra le strade che gli inquirenti stanno percorrendo per trovare il colpevole della morte di Yara. Negli ultimi mesi i carabinieri del Ros hanno cercato di verificare un’altra ipotesi: quella che la tredicenne sia rimasta vittima di ragazzini poco più grandi di lei, diciamo in «età da motorino», avviando una serie di accertamenti (anche tecnici) su adolescenti dell’Isola. «È solo un’ipotesi che si è ritenuto di dover verificare», chiariscono fonti investigative. Su cosa sia emerso da questo lavoro che ha tenuto impegnati diversi uomini dell’Arma per alcune settimane e che ha viaggiato su un binario del tutto parallelo a quello della pista di Gorno, vige ovviamente il più stretto riserbo. In ambienti investigativi, per la verità, non sembra respirarsi l’aria di una svolta.

LA TESTIMONIANZA – La pista dei ragazzi in scooter nasce da una testimonianza resa poco dopo la scomparsa di yara. Continua Attanà sull’Eco di Bergamo:

Non si sa dove porterà questo filone investigativo. Si sa però da dove è partito: dalla testimonianza di un uomo che, appartatosi con una prostituta in via Bedeschi a Chignolo d’Isola all’epoca della scomparsa di Yara, notò un gruppetto di ragazzi in motorino proprio nei pressi del campo dove la ragazzina è stata trovata morta e lo segnalò agli inquirenti. Una testimonianza che arrivò poche settimane dopo il ritrovamento del corpo, ma che evidentemente è stata ritenuta successivamente degna di un approfondimento. Certo, la zona del campo di Chignolo, isolata e distante dalla strada principale, si presta a diventare un riparo da occhi indiscreti. Vi si appartano clienti e prostitute, ma anche gruppetti di adolescenti in scooter, magari per bere le prime birre o fumare le prime sigarette. Proprio per non lasciare nulla di intentato, gli inquirenti hanno voluto puntare il loro faro anche su questo mondo. Yara aveva solo 13 anni, ancora presto per il motorino e per le scampagnate con gli amici. È per questo che, fra i vari adolescenti di 16-17 anni che sono stati sentiti nell’ambito di questa parte dell’indagine, nei mesi scorsi sono stati convocati anche alcuni amici della sorella maggiore di Yara, Keba. Ai ragazzini è stato chiesto se avessero notato fra i coetanei qualche atteggiamento sospetto o se avessero imboccato cattive strade. Un’ipotesi, quella di un coinvolgimento di ragazzini nel delitto, che per ora rimane tale e, stando al poco che trapela, senza riscontri positivi.

IL DNA – Nessuna delle due ipotesi in campo sembra condurre, almeno per ora, i Carabinieri alla soluzione definitiva del caso. Conclude Attanà:

L’indagine del resto è ancora aperta in più direzioni. Non c’è solo il Dna: mentre si cerca – senza successo – il presunto figlio illegittimo di un uomo defunto nel 1999 il cui Dna risulterebbe assai somigliante a quello ritrovato sugli slip di Yara, in questura proseguono anche le convocazioni di cittadini per i quali l’unico legame con la vicenda è l’aver avuto il proprio cellulare agganciato a un ripetitore della telefonia mobile dalle parti di Brembate Sopra e Chignolo d’Isola, il giorno della scomparsa. Gli uomini dello Sco (il Servizio centrale operativo della polizia), tuttora sono aggregati alla questura di Bergamo in collaborazione con la Squadra mobile, convocano in via Noli i proprietari di quei cellulari, li interrogano e chiedono di poter prelevare un campione della loro saliva per la prova del Dna. A quattro mesi dalla scadenza dei termini per le indagini preliminari, è ancora questo l’unico elemento decisivo in mano a chi indaga.

 

LEGGI ANCHE:

0

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ultime Notizie