Interni

Master piece

5 febbraio 2010

Viaggio allucinante nei perché dell’informazione all’italiana

Per la serie “I grandi classici”, il Corriere pubblica un’altra splendida lettera di Adriano Celentano, ancora una volta senza correggere la punteggiatura, la sintassi, i congiuntivi, gli anacoluti o tutto quello che vi viene in mente. Si parla di processo breve, e ancora una volta il primo periodo riassume egregiamente il tono dell’intero articolo: “Povero me, cittadino che non capisce. Se c’è una cosa che al «povero cittadino» può creare uno stato di insofferenza latente, col rischio che via via muti in un vero e proprio male fisico, è quando nel bel mezzo di un conflitto fra due forze politiche che, pur nel conflitto, entrambe tendono allo stesso scopo, non si riesca a trovare una soluzione”.

PERCHE’ - Per essere chiari: non è che la scarsa dimestichezza di Celentano con la lingua italiana ci stupisca, ma non si capisce perché le sue lettere non vengano minimamente corrette da nessuno in redazione. Può essere complicato, se non addirittura impossibile, ricostruire la sintassi di certe frasi, ma ridistribuire le virgole, quello dovrebbe essere fattibile. Ma soprattutto: “E a guardare dalla lunghezza dei processi italiani, io credo che il nostro, sia il Paese più ingiusto del pianeta. Una specie di piaga, quella della giustizia lenta, da cui dipendono tutte le malattie del mondo. La crisi economica, il terrorismo, la N’drangheta, la mafia, la droga, la disonestà radicata ormai in tutti i settori, dalla quale scaturiscono il bullismo nelle scuole, il sovrappeso, l’Aids, il diabete e il Cancro”. Sìsì, davvero. Il segno zodiacale. E non è finita qui: “Fatto sta, che mai come in questo momento il Paese si trova di fronte a un bivio scottante: tutti vogliono accorciare i processi”. Evidentemente i bivi scottanti funzionano diversamente da quelli a temperatura ambiente. Ripensandoci, forse il problema non è l’editing; forse certe cose sarebbe il caso di non pubblicarle affatto.  Menzione d’onore, questa settimana, per la nostra amata Simona Marchetti del Corriere, che ci regala due perle: la prima è “L’antilope e i ghepardi, nemici amici”, che non è l’inizio di una favola di La Fontaine ma il titolo di un pezzo sul bullismo nel mondo animale (due ghepardi che invece di sbranare un’antilope ci hanno giocato, gli hanno dato due buffetti e poi l’hanno lasciato andare). La seconda è inveceIl «vetro liquido» contro le macchie”, che non è l’inizio della pubblicità di un detersivo ma il titolo di… no, aspetta, è proprio la pubblicità di un detersivo. E a completare la settimana d’oro del Corriere, da sottolineare lo splendido Troppo internet porta alla depressione”, titolo audace per un pezzo, probabilmente ripreso alla buona da Reuters, che inizia così: “L’utilizzo eccessivo di internet potrebbe causare depressione. Ma potrebbe essere anche il contrario”.

3 commenti a Master piece

  1. …a me la storia dell’antilope era piaciuta :-(

  2. talentosprecato

    ma anche su gionalettismo si dovrebbe correggere la punteggiatura delle lettere? Non è forse la forma nella quale arrivano un indizio del carattere di chi le scrive o della situazione nella quale si trova a scrivere? Non aggiunge una chiave di lettura a quanto scrive?

  3. Sì, ma fino a un certo punto, poi (secondo me) diventa una presa in giro dell’autore. Lasciare i congiuntivi sbagliati è crudele, io lo trovo quasi scortese.

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