L’alba di sangue della Siria

20/09/2012 - Raid aereo su una pompa di benzina: almeno 30 i morti. Ma c'è chi ne conta 150

L'alba di sangue della Siria

La difficoltà nell’ottenere notizie certe non può impedire di notare un deciso peggioramento in una cornice già pessima, che giorno dopo giorno riserva notizie sempre peggiori

LA GUERRA PROSEGUE - Sale d’intensità la guerra civile siriana, nemmeno l’inizio di quello che sembra un processo di divisione del paese in aree che permettono la creazione di retrovie e di territori sottratti allo scontro armato, ha contribuito a sopire la violenza che continua a reclamare in media la vita di un centinaio di siriani al giorno, ai quali bisogna aggiungere un numero di feriti moltiplicato almeno per quattro e una cifra imprecisata di profughi ed espatriati che hanno scelto la fuga di fronte al pericolo.

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NOTIZIE FUMOSE - La difficoltà di avere notizia certe si può toccare con mano ogni giorno. Oggi più fonti ad esempio citano il bombardamento di un distributore di benzina nella provincia di Raqqa, che secondo Anza avrebbe fatto 30 morti, che salgono a 54 per Reuters e volano a 150 per Adnkronos/Aki. Non che faccia una grande differenza, fossero anche cinque volte di meno o di più non cambierebbe niente se non per loro. Nel nostro paese come altrove non è il numero dei morti a contare, ma la loro storia. La storia dei morti siriani ormai è non è una novità e per di più sono siriani, la loro morte è quindi molto meno rilevante di quella ci un qualsiasi singolo “bravo ragazzo” occidentale, anche se occasionalmente militare e occupante di un paese straniero.

ATTENZIONE ASIMMETRICA - Il fenomeno è noto e se servivano conferme la recente storia dell’Iraq ne ha offerto la conferma incontestabile. Gli iracheni in effetti devono valere anche meno dei siriani, per quanto a Baghdad si diano da fare e in alcuni giorni riescano a superare Damasco per vittime di agguati e attentati, sembra che siano condannati all’oblio in Occidente.

IL TUTTO PER TUTTO - La guerra civile in Siria ormai è una realtà, il governo è evidentemente disposto a giocare il tutto per tutto e l’opposizione, pur divisa al punto da non riuscire a nominare i negoziatori per i colloqui con il regime, cresce di giorno in giorno. Che sia una guerra di popolo ci sono ormai pochi dubbi, non sono combattenti stranieri, ma siriani, quelli che ogni giorno più numerosi hanno preso le armi contro Assad. Lo testimoniano anche servizi come quello del New York Times sull’auto-produzione di armi da parte dei fantasiosi siriani. Non le mine da piazzare lungo le strade viste in Afghanistan e Iraq, ma obici rudimentali, mitragliatrici integrate con telecamere per approfittare delle capacità degli zoom digitali, persino una mitragliatrice antiaerea accoppiata a un manubrio da moto con tanto di leva a comandare un freno a disco riconvertito in strumento per bloccare velocemente ed efficacemente l’alzo della mitragliera.

LA RICETTA PERFETTA - Il problema grosso per la Siria è che nemmeno sul fronte opposto sembra mancare lo spirito e la convinzione di combattere una battaglia giusta o quantomeno necessaria alla propria sopravvivenza. La propaganda di Assad ha sicuramente fatto breccia su parecchi, altri ancora puntano alla sopravvivenza al potere del Baath come unica alternativa a una drastica perdita di privilegi, se non peggio. La ricetta perfetta per un bagno di sangue destinato a durare a lungo.

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1 Commento

  1. carlo quinto scrive:

    Spettabile redazione,in questo articolo contradite voi stessi ,ci sono sono uomini stranieri che combattono in siria o no ? Spesso avevato ammesso della loro presenza,(l’ammissione dei loro mandanti),e la loro cattura,alcuni addirittura erano convinti di combattere contro Israele!.Non potete confermare le notizie ma la vostra fonte solo l’opposizione?

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