L’addio a Romney che sa di vittoria di Obama
20/09/2012 - Il coordinatore della campagna del candidato Gop Tim Pawlenty si dimette per diventare lobbista
Ci sono dimissioni che valgono più di tutti i sondaggi: il presidente della campagna elettorale di Mitt Romney, Tim Pawlenty, lascia il suo incarico a sei settimane dal voto per diventare un ben remunerato lobbista. Un gesto clamoroso che stupisce per la tempistica e per l’implicita ammissione di sconfitta che trapela dalla decisione di Pawlenty.
BASTA CON ROMNEY – Tim Pawlenty, l’ex governatore del Minnesota che si era candidato alle primarie repubblicane per ritirarsi ancora prima che iniziassero le sfide elettorali, diventerà il nuovo presidente della lobby Financial Services Roundtable. Questa lobby rappresenta importanti gruppi bancari e finanziari statunitensi, ed è considerata come una delle più influenti al Congresso di Washington, Dc. La notizia in se sarebbe piuttosto marginale, visto che molti politici di peso si riciclano dopo la fine dei loro incarichi in questi lucrosi incarichi. Pawlenty però è un caso davvero diverso, perché era il coordinatore della campagna di Mitt Romney. In piena corsa per le presidenziali, l’ex governatore del Minnesota ha pensato bene di lasciare la “baracca” per ottenere un lavoro molto remunerativo.
DA VP A LOBBISTA - Mitt Romney ha salutato Pawlenty come “un caro, che ha portato energia ed entusiasmo nella nostra campagna”. L’ex governatore del Minnesota era diventato coordinatore della stessa dopo il suo ritiro dalle primarie, avvenuto nell’estate del 2011 per difficoltà finanziarie. Pawlenty era considerato come uno dei più credibili avversari di Romney per la nomination, ma in un dibattito televisivo si rifiutò di attaccarlo sulle similitudini tra la riforma sanitaria fatta dal Massachusetts e Obamacare. Dopo il ritiro da candidato l’ex governatore del Minnesota è diventato il coordinatore della campagna di Romney, spesso partecipando a comizi elettorali in suo sostegno. La stima reciproca era così alta che Pawlenty è stato in corsa fino all’ultimo per diventare il candidato vicepresidente dello stesso Romney, posto poi andato a Paul Ryan.
SEGNALE DI SCONFITTA - L’abbandono di Pawlenty è clamoroso per la tempistica, visto le poche settimane che mancano al voto, e per il segnale che manda. Un ex governatore di uno stato importante come il Minnesota, così stimato dallo stesso Romney, avrebbe potuto ottenere un posto di rilievo nell’eventuale amministrazione repubblicana. In questo momento i sondaggi sono molto negativi per il candidato del Gop, ma risentono ancora, seppure solo leggermente, del tipico rimbalzo demoscopico che è seguito alla fortunata Convention democratica di Charlotte che ha incoronato Obama. Nel 2008 i dirigenti della campagna di McCain avevano sconvolto i grandi finanziatori repubblicani con le loro telefonate di “segnalazione” al fine di trovare un’occupazione dopo l’impegno al fianco di un candidato che sapevano ormai senza chance. Da Pawlenty è arrivato lo stesso messaggio, solo molto più deflagrante in considerazione del suo peso specifico. Il passaggio da possibile vice presidente a lobbista in poche settimane non ha precedenti nella politica americana. La corsa per la Casa Bianca rimane aperta, ma la sensazione che trapela dal team Romney appare assai più pessimistica.
(Photocredit/ Getty Images)











