Alitalia… e del perché siamo tutti meno liberi

17/09/2008 - Tra le vittime collaterali della vicenda Alitalia c’è l’informazione finanziaria. Nei lunghi mesi delle gare per la privatizzazione e soprattutto ora con la nascita di Cai, le notizie sono state manipolate e utilizzate come merce di scambio. Se diventasse pratica

     
 

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Tra le vittime collaterali della vicenda Alitalia c’è l’informazione finanziaria. Nei lunghi mesi delle gare per la privatizzazione e soprattutto ora con la nascita di Cai, le notizie sono state manipolate e utilizzate come merce di scambio.

Se diventasse pratica comune nel rapporto tra media e aziende, si ridurrebbe a zero la credibilità, e in ultima analisi, l’utilità dei giornalisti di settore. Pochi sono convinti che i giornali riportino i “fatti” o la “verità”, ma finora per i giornalisti economici la vita è stata più semplice e il servizio reso ai lettori molto migliore. Sia chiaro, il Sole24ore e MF sono dei “supermercati” delle opinioni come tutti gli altri giornali. Il “senso” degli avvenimenti o la decisione di valorizzarli dipendono dalla linea politica del giornale, dall’idee del direttore e dagli interessi dell’editore.

EDITORIALISTI PRIGIONIERI DI SE STESSI – Se poi guardiamo agli opinionisti professionisti (i vari Giavazzi, Cisnetto, Giannino, Scalfari), la loro priorità è di apparire coerenti con le posizioni da sempre espresse (il mercato è bello/brutto, Berlusconi sbaglia/ci prende sempre). Anzi, nella maggior parte dei casi ogni evento nel globo terracqueo sembra accadere solo per ribadire quanto hanno ragione. Infine, i rapporti personali con le persone coinvolte influiscono tantissino sulla durezza dei toni usati da questi editorialisti. Questa gabbia si fa negli anni sempre più rigida, le opinioni si appiattiscono e dai loro articoli si fa fatica a cogliere le sfumature di situazioni complesse. Proprio come nel caso dell’agonia di Alitalia. Finora l’isola felice era invece il mero “reporting” delle vicende finanziarie. I giornalisti potevano sfruttare l’obbligo di trasparenza delle società (obbligo di legge per le quotate, “morale” per le altre) e l’oggettività dei numeri. Pur nell’ampio margine di discrezionalità che la costruzione di un bilancio permette, una cattiva gestione non può essere nascosta a lungo, senza contare che quegli stessi numeri saranno “rimacinati” da analisti e investitori. Insomma si gioca “quasi” alla pari.

PERDITA DI CREDIBILITÀ – Per i giornalisti ci sono materie primepulite” e fonti alternative grazie alle quali esercitare la propria autonomia. Il meccanismo funziona al costo, sopportabile, di qualche piccola schizofrenia. Durante la crisi Fiat, gli articoli di cronaca raccontavano tutti gli errori della gestione del decennio 90 e i commenti esprimevano solidarietà e sostegno sulle capacità di reazione degli Agnelli e degli uomini da loro scelti. Stavolta i due piani si sono confusi grazie ad alcune inspiegabili eccezioni all’obbligo d’informazione. La gara per la privatizzazione prima e lo stato di crisi poi, sono serviti a sottrarre la compagnia dal dare spiegazioni su quello che faceva. Di colpo quello che era gratuitamente a disposizione di tutti è diventata una merce. Le testate hanno potuto offrire in cambio solo una cosa: il proprio sostegno. Tanto il Sole 24 ore ha sostenuto l’ex ad Maurizio Prato e Air France e tanto MF ha sostenuto Intesa-Toto. L’effetto per la credibilità è stato devastante: a Ballarò la scorsa settima, Massimo D’Alema ha citato un articolo di Gianni Dragoni uscito per il Sole in cui si analizzavano i punti deboli del piano Cai. La risposta di Giulio Tremonti non è stata sul merito, ma sull’autore, reo di essere stato filo-Air France e soprattutto di non rappresentare più la “linea” del suo giornale visto che il suo editore nel frattempo (la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia) è entrata in Cai.

L’IMPORTANZA DELLE PUBBLICHE RELAZIONI – Durante l’estate poi la cordata italiana è diventata monopolista dell’informazione. Milano Finanza ha potuto sfoggiare anticipazioni e scoop a raffica. Chi chiamava Intesa –Sanpaolo per avere conferme o chiarificazioni sul piano Fenice riceveva rassicurazioni: “È tutto giusto, praticamente l’abbiamo scritto noi”. Il messaggio era chiaro: la stampa embedded ha un trattamento privilegiato. Un punto particolarmente alto di questo rapporto non esaltante si è raggiunto nei giorni scorsi quando una “velina” con un dossier sui privilegi di piloti, assistenti di volo e loro rappresentanti sindacali è stata distribuita in serata dagli uomini Cai alle agenzie di stampa ed è arrivata con pochissime eccezioni direttamente sulle pagine dei giornali, senza che ne fosse indicata la provenienza. D’altronde che la partita Alitalia dipendesse più dalle pubbliche relazioni che dai piani industriali lo ha capito subito Corrado Passera. A marzo, quando sembrava sconfitto, ha capito che stavolta non doveva trovare l’appoggio degli investitori, ma quello del pubblico, dei politici e degli elettori. Sapeva che l’opinione dei giornalisti di settore era favorevole ad Air France (con qualche ragione) e ci ha messo la faccia. Ha sfruttato i suoi contatti e la forza della sua banca per ottenere lunghe interviste che hanno bilanciato gli articoli critici alla sua offerta. L’esito elettorale ha fatto il resto. È un precedente pericoloso: notizie o interviste in cambio di un acritico appoggio, il tutto avallato, se non addirittura promosso, direttamente dai direttori. C’è solo da sperare che anche questa sia una delle tante “eccezionalità” riscontrate nella storia della compagnia di bandiera e che muoia con lei.

     
 

8 Commenti

  1. Gregorj scrive:

    Ohibò, ma davvero è la Cai che ha commissionato il pezzo di Rizzo e la scheda sui piloti del giorno dopo?

    Guarda, non me lo sarei mai aspettato! :D

  2. Lkv scrive:

    Non dovremo aspettare molto per vedere se questo modo di agire e’ un’eccezione o una nuova regola.

  3. Gregorj scrive:

    nel senso che lo sappiamo già?

  4. Lkv scrive:

    Si, ma anche nel senso che tra poco ne avremo conferma.

  5. luciano scrive:

    purtroppo il popolino certe cose non le sa’,molti italiani sono coscenti di questi intralazzi vergognosi.licenziare tutti senza nessun sostegno

  6. enry scrive:

    è ora che tutti i dipendenti Alitalia vadano a lavorare in miniera !!

  7. antonello scrive:

    che i giornali e giornalisti seguano idee politiche e’ storia vecchia come il mondo, e sara’ sempre cosi’, il problema e’, quali e quanti giornalisti svolgono il loro lavoro con professionalita’. Molti, moltissimi, non fanno informazione ma disinformazione, e c’e’ una bella differenza, una volta era forse piu’ facile “infinocchiare” le persone facendogli leggere cio’ che si voleva, oggi con l’avvento di internet e i tanti canali tv la gente e’ piu’ preparata e capisce qualcosa di piu’. Oggi su alitalia c’e’ solo disinformazione,non sanno cosa fare i dipendenti, figurarsi la gente comune a cui di alitalia non frega niente.

  8. stefano scrive:

    è una vergogna chi lavora mangia chi è parassita no l’italia continua a deludermi spero nella secessione per ritornare liberi e per non continuare a pagare tasse x mantenere parassiti che non hanno ancora capito come si stà al mondo.

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