postato alle 09:05 del 5 maggio 2008 in Esteri Torna alla home

Nel senso che ambedue hanno perso il sindaco della Capitale. Adesso per Brown si fa grigia. Anche se lui is here to stay. Ma nel partito gli faranno la guerra. E i conservatori si preparano al ritorno al potere.


Se il Regno fosse l’Italia, potremmo seriamente sperare di poterci liberare di Gordon Brown. Fortunatamente il Regno non è l’Italia, e quindi – sfortunatamente – l’umiliazione delle amministrative non sarà sufficiente a farlo fuori. Perfino D’Alema, nel 2000, dopo aver perso le regionali, fu costretto a farsi da parte visto che, proprio come Brown, era diventato Primo Ministro senza passare per il fastidioso via delle elezioni.

WORST EVER – Ma Brown is here to stay, per la disperazione dei blairites di questo mondo e quell’altro. Nelle amministrative di giovedì, il suo Labour Party non avrebbe potuto far peggio: nove municipalità e più di trecento consiglieri persi rispetto alla tornata precedente; terzo posto dietro anche ai LiberalDemocratici nella proiezione nazionale del risultato, a venti v-e-n-t-i-!-!-! punti percentuali dai Conservatori - 44% a 24% (25% per i LibDems). Come se non bastasse, il più improbabile dei Tory, Boris Johnson, che diventa Sindaco di Londra. Il Labour ha toccato il fondo – con la peggior performance elettorale degli ultimi quarant’anni. Eppure le cose non faranno che peggiorare: con questi numeri, non si contano gli MPs che hanno ragionevolmente paura di perdere il proprio seggio alle prossime elezioni, e che quindi d’ora in poi si sentiranno liberi di comportarsi in modo da poterlo mantenere, fregandosene del Leader, della sua presunta autorità e del suo presunto progetto (siccome il Regno è una democrazia, qui il partito centrale non ha il controllo delle candidature, lasciato invece alle singole circoscrizioni).

MISTAKE UPON MISTAKE – D’altra parte il vecchio Gordon non si può davvero lamentare: non solo è diventato Primo Ministro e Labour Leader senza passare dal via – nonostante avesse avuto la possibilità di ‘lasciarsi sfidare’ dal socialista John McDonnell; ma ha costellato i primi nove mesi in office di errori: da Northern Rock alla snap-election, dalle donazioni al budget, fino ad arrivare alla goccia che ha fatto traboccare il Labour fuori dal vasetto: l’aliquota raddoppiata dal 10% al 20% per i meno abbienti – misura presa da Brown the Chancellor nel suo ultimo budget nel 2007, ma che è entrata in vigore lo scorso primo aprile, in tempo per rovinare le amministrative a Brown the Prime Minister.

2004 - Soprattutto, Brown era al proprio primo test elettorale da Leader; ed è riuscito a fare peggio, molto peggio, del peggior risultato mai fatto registrare da Blair in quattordici anni di leadership, quello del 2004 – ottenuto durante la tempesta del disastro iracheno, tra le armi di distruzione di massa che non si trovavano e il ’suicidio’ Kelly.

BLAIR’S MAGIC - Che Brown sarebbe stato un leader disastroso dal punto di vista elettorale, lo sapevamo tutti. Che avrebbe dovuto far fronte ad una contingenza economica difficile, lo sappiamo dalla scorsa estate. La speranza degli ingenui – che Nullo non ha mai condiviso, surprise surprise – era che ‘the most successful Chancellor in modern history’ avrebbe avuto le capacità amministrative per gestire la situazione. Ora sappiamo che Brown è pessimo a prendere decisioni quando non c’è nessun altro cui tali decisioni possano essere devolute – e che anzi il buon Gordon è bravissimo a non decidere: vedi Northern Rock, vedi la snap election, vedi lo scandalo delle donazioni. E sappiamo che non è dotato di alcun appeal elettorale per rimediare ai propri errori, a differenza di Blair.

WHAT NOW? -
E adesso che succede? Succede che da qui al prossimo congresso in autunno Brown dovrà trovare argomenti sufficienti da impedire che qualcuno – Miliband? – possa sfidarlo per la leadership. Ma uscire dal buco sarà dura: perchè adesso Brown è intrappolato tra due fuochi. Da una parte la sinistra del partito, che sta comprensibilmente approfittando del disastro sull’aliquota da 10p per riportare Brown indietro nel tempo, verso l’old labour e i sindacati. Dall’altra, ovviamente, i blairites sostengono che gli elettori moderati di middle england – gli stessi che nel ‘97 regalarono a Blair la sua prima landslide – si stanno spostando verso i nuovi Conservatori ‘ripuliti’ di Cameron; e che quindi il New Labour deve continuare a battere le praterie del centro.

THE END - Non basterà che Brown sacrifichi un paio di ministri importanti (Darling e Smith); dovrà riuscire a coordinare due cose molto difficili: recuperare una frazione importante di elettorato e tenere insieme il partito. Ci riuscirà? No, e in un paio d’anni il Regno sarà nelle mani di due old etonians, David Cameron e Boris Johnson.

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