Rubriche

Morte (ed esequie) di un imprenditore napoletano

17 settembre 2008

Battute di cattivo gusto, gare di importanza, soldi e debiti, ma anche lacrime e imbarazzo: un funerale a Napoli può rivelare molte cose.

Storie miserabili, la rubrica che vi racconterà il quotidiano, quello che spesso vorremmo dimenticare, dei bassifondi. Per non dimenticare che c’è una realtà diversa dalla nostra, che non per questo scompare. E che bisogna conoscere.

“Pronto, Enzo?”, “Si”, “E’ morto Giggino”, “Ah”, “Passami tuo zio”. Ennò. A dire il vero che fosse morto Giggino l’avrei capito solo di lì a poco: quando stai in un posto da troppo tempo, e sei ancora il più giovane di tutti, continuano a proteggerti. “Zio, ti vuole Betty”. No, non me l’ha voluto dire. Certi lutti sono imbarazzanti. Sembra che dopo esserne stati certi, non ci sia pericolo di passare da menagramo dicendo una cosa per un’altra, quelli che conoscevano il defunto rielaborino come se costretti da qualche oscura legge umana facendo a gara di bassezze. Una patetica esibizione muscolare di cinismo. Una parata di battute volgari, e quel che più addolora, purtroppo acute. Succede quando il morto ci somiglia troppo ed allora non piangi lui ma per quello che potrebbero ridere di te. Ed allora quel gatto nero, fallito, senza soldi, speranzoso e disperato come te, lo esorcizzi facendogli le corna. Lo piangi, ma per non piangerlo lo tradisci. Non fui da meno.

“Adesso, se fosse stato nostro socio, avremmo un socio morto”, mio zio, un uomo fatto che in quella prima reazione a boccuccia di bambino mostrava tutto il suo stupore infantile che cose del genere, la morte, capitassero alla fine per davvero ed al contempo una preoccupazione da adulto. La cercava, fuori da sé, come acqua fresca. La interpretai al volo. “Bè, visto che non ci era voluto stare, almeno ci siamo risparmiati di pagargli i funerali”. Visto? Nonostante tutte le messe, parenti e amici preoccupati per il mio senso pratico potevano mettersi l’anima in pace, la mia merda era rimasta uguale. L’avevo soltanto esibita in faccia al Signore. Tiè, a tua immagine e somiglianza, amala. Mentre i poeti facevano il giro più lungo, gli uomini pratici si erano intanto già radunati a consiglio. C’era da andare alle esequie. Bello, pensai. C’è gente che ai funerali s’innamora (della vita) per molto meno. Hai visto mai.

Panico: la corona di fiori non la vogliono. Tutti dispiaciuti. E pensare che di questi bruti non ci si aspetti mai l’ingentilirsi floreale. Il fiore nobilita l’uomo? specie se poi tolti i fiori scatta la colletta. L’offertorio in vile moneta. “Scusate, è morto a casa o in ospedale?”, “Ma chi è che non li vuole i fiori?”, “Quelli delle pompe funebri secondo me, hanno da essere pagati”, “ss-scusate, Giggino è finito a casa sua o ..”, “La busta, e che stiamo a un matrimonio”, si, sposato con la morte. “Che poi uno non sa nemmeno quanto deve mettere e quando soprattutto”, “Non s’è capito poi se il morto stava nel letto suo o dalle monache dell’ospedale?”, “Quanto poi, non cominciamo eh, non facciamo questa discussione perché non è proprio cosa”, la morte riacquista sacralità perché i vivi tirino sul prezzo, “Scusatemi tanto ancora, giovanò, ma sapete se..”, “Ma chi se ne fotte!”. Giusto. Che differenza fa. Cinquant’euro, aggiudicato: la base d’asta per consolar gli amici afflitti dal sopraggiunto dovere, scaricandogli Giggino nella partita doppia delle forme, era partita da duecento. Un affare.

7 commenti a Morte (ed esequie) di un imprenditore napoletano

  1. GIGGINO

    ……………………

  2. AG

    Bisogna che crepiate un po’ più spesso per tirare su il PIL. Adesso che ci sarà il federalismo fiscale poi….

  3. GIGGINO

    ………..ve lo pijateeeeeeeeee
    in der culllllllllllllllll
    come è cosaaaaaaaaa

    buonaaaaaaaaaa

    e giustaaaaaaaaa

    per chiarimenti vedi gli ottimi post dei giornalettistiiiiiiiiiiiiiiii

    mo’ vad a repusa’aaaaa…….stateve bbuooooooooon

  4. Franco

    C’è il wi-fi nell’aldilà!?!

  5. Mi dispiace irrompere nella solenne commemorazione, ma…
    Non vedo l’ombra di Malaparte e Tornatore.
    Dove accidenti sta quel colore?
    L’unico che c’è, è un nero alquanto funereo.
    Men che meno, scorgo anche solo lo spirito sfuggente di un cunnilinguus.
    E’ quest’ultimo il vero peccato!
    Quando “parli” di alcune cose tu, non so come dirlo in altro modo: qualcosa si smuove…
    Io prometto di stare a cuccia, ma tu torna sul sicuro, Vincè!
    Quello vero…

  6. Battute di pessimo gusto ai funerali??…eh si, si puoi dirlo forte!!
    A Napoli c’è anche gente che ai funerali va per controllare quante lacrime o non lacrime vengono versate…e sentir dire “Nun ‘a chiagniut assaje!” (non ha pianto troppo)…purtroppo succede anche questo!! :)

  7. ricchiuti

    Malaparte e Tornatore un’altra volta.

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