Cultura

Crisi sulle infinite Italie

IO VOGLIO LA LUNA – Il Sole 24 Ore di Gianni Riotta ha risolto gran parte delle contraddizioni di un giornale comprato dai piccoli imprenditori ma con le tesi care alle grandi aziende, dove i commenti e le analisi elencavano i vantaggi della concorrenza e della globalizzazione, mentre gli articoli raccontavano (e aiutavano) l’opera di lobbying delle varie associazioni di categoria per rimediare qualche sgravio, un sussidio o una dilazione. Riotta ha ridotto tutto ai minimi termini, poche pagine per le noiose notizie del mondo economico e spazio alle idee: in un giorno medio gli articoli che parlano di Usa e Cina superano quelli riferiti al nostro paese. Ormai tra gli addetti ai lavori ogni giorno si guarda alle 2-3 del quotidiano color salmone per verificare quanto lontano il direttore è riuscito a porsi dall’attualità. In compenso il commercialista di Cremona o il notaio di Chieti sanno tutto sulle business school indiane o sui dubbi del Financial stability forum riguardo la regolazione dei Cdo trattati over the counter (e se non sapete cosa vuol dire andate a comprare il Sole). Sono sparite le fabbriche in crisi, gli operai incazzati, della Fiat si parla poco e volentieri solo per raccontare l’entusiasmante avventura americana. La disarmante tarantella sul baratto operai-incentivi alla rottamazione è lasciata alle brevi. Molti direttori si giocano la carriera cercando di capire se paga di più fare un giornale che piace al lettore o uno che piace all’editore. Riotta ribalta il dilemma scontentando tutti.

RAZZA PADRONA XXV – Quanto siete attratti dall’ennesimo capitolo di una saga dove, pur essendo chiaro chi siano i buoni e i cattivi (a Repubblica sanno sempre chi sono i buoni) non si capisce mai chi vince e ogni volta il finale è sempre più aperto? A largo Fochetti, dopo aver rovistato, con profitto nel lettone di Putin, hanno riscoperto i poteri forti. Mediobanca, Generali, Telecom e tutta la banda, Geronzi, Berlusconi, Profumo, Tronchetti Provera etc. Il film è vistissimo, ma meno interessante del solito. Ai tempi di Cuccia e Agnelli i grandi imprenditori che si incontravano in via dei Filodrammatici (si chiamava ancora così), decidevano il destino di un tessuto industriale da milioni di dipendenti. Negli anni 90 c’era in ballo il destino delle aziende di Stato, la proprietà delle banche, e quindi il patrimonio di tutti gli italiani. Ora è veramente un affare per pochi. Al di là del divertimento del sottoscritto, e di pochi altri affezionati alla soap “Capitalismo italiano”, se Geronzi diventa presidente delle Generali cosa cambia per l’italiano medio? Veramente la scoperta che il presidente del consiglio usa la sua posizione per arricchire le sue aziende o ridurne i pericoli può creare lo sdegno dell’opinione pubblica? A Repubblica pensano di sì.

RAZZA QUALUNQUE – Chiudiamo con il vero caso editoriale di questi mesi, l’accoppiata Giornale-Libero vale 300 mila copie al giorno, la loro cifra editoriale sembra essere quella dei dossier “ad personam” dal famoso caso Boffo, agli acquisti immobiliari di Epifani, dalle frequentazioni di Di Pietro ai filmini di Marrazzo, i lettori sembrano apprezzare il tiro al potente (o anche solo alla celebrità). Operazione che porta copie, ma ha anche una precisa funzione politica: quella di dimostrare che “il più pulito ha la rogna”. L’ascendenza berlusconiana piega queste rimarchevoli rivelazioni non a dimostrare l’inaffidabilità degli avversari, ma a rassicurare che la classe dirigente compie  gli stessi peccati a prescindere dal colore, quasi a tacitare la coscienza degli elettori del Pdl nel caso si facessero degli scrupoli.

CRISI D’IDENTITÀ – In quale paese viviamo? Quello finto moderno del Corriere della Sera, quello che non è mai veramente uscito da Tangentopoli di Repubblica, quello post-post globalizzazione del Sole o la triste parodia vanziniana di Libero e il Giornale dove siamo tutti ipocriti, avidi e sessualmente immaturi? Tutte o più probabilmente nessuna. I quotidiani italiani ricordano lo stato della Dc comics a metà degli anni 80 quando per dare a tutti i lettori la versione preferita dei loro eroi aveva creato una serie di mondi paralleli dove diverse copie di Batman e Superman, si muovevano in ambienti diversi. Il problema è che l’eccessiva divaricazione stava rendendo poco credibili le storie persino agli occhi di quindicenni abbastanza appassionati da credere alla superforza e ai vigilantes incappucciati. Gli editor si fecero forza e distrussero i vari mondi per ridurre tutto alla continuity ufficiale. Serve qualcosa del genere anche per quotidiani nazionali, una “Crisi delle terre infinite” che riporti la carta stampata alla realtà.

2 commenti a Crisi sulle infinite Italie

  1. Gateo

    “Crisi delle terre infinite”

    Ti stimo molto.

  2. Z

    La domanda che sorge spontanea è: quale realtà? Se rispondessi a questa domanda rientreresti nelle categorie che stai tentando di esorcizzare?

    Se una realtà alternativa esiste, perché non indicarla? Perdonami se sono polemico, ma preferisco le soluzioni ai rebus.
    Così come preferisco il qualunquismo di Grillo al qualunquismo di ritorno di un Gregorj (ad esempio) che, qualunquisticamente, lo definisce qualunquista.

    Son sostanzialmente d’accordo con ciò che scrivi, solo mi farebbe piacere che andassi oltre, magari prendendoti una pagina in più.

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