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pubblicato il 4 febbraio 2010 alle 09:00 dallo stesso autore - torna alla home

L’assassino torna sempre sul luogo del delitto. Il simpaticissimo Renato Brunetta, il ministro più chiacchierone del mondo, in crisi d’astinenza per 2 giorni di assenza dalle prime pagine dei giornali, è tornato ancora sulla polemica sui figli bamboccioni senza soldi per colpa dei padri ipergarantiti.

“Spendiamo troppo in cattivo welfare per i padri e troppo poco per i giovani” ha detto l’adorabile ministro fantuttone. Quale sarebbe il cattivo welfare di cui parla? Brunetta dixit: “Spendiamo tantissimo per finte pensioni di invalidità e quasi nulla in incentivi per gli affitti e borse di studio per i giovani”. Potrebbe pure essere. Ma non è chiaro cosa c’entrino le false pensioni di invalidità con la polemica generazionale: non risulta infatti che la pensione d’invalidità  sia erogata in base a criteri anagrafici.

Continua il ministro “Concentriamo la flessibilità sui figli bamboccioni, mentre l’articolo 18 dello statuto dei lavoratori garantisce i padri che sono ipergarantiti”. A parte che forse il ministro non si ricorda che l’art.18 è quello del licenziamento la “giusta causa”, e tacciare la norma di ipergarantismo sembra un po’ardito. Anche perché la risposta alla ingiusta precarietà dei giovani non può certo essere, neppure per il più grande economista del mondo, l’estensione della precarietà ingiusta anche ai padri.

“La cattiva politica e il cattivo sindacato” – ha continuato Brunetta – “ha prodotto il mostro che abbiamo davanti”. Anche questo può essere. Ma chi è il responsabile di quella “cattiva politica” che varò le norme sulla flessibilizzazione del mercato del lavoro? Dopo le prime riforme di Tiziano Treu,  il mercato del lavoro è stato riformato con la famosa “Legge Biagi”. Una norma che ha fatto tanto discutere, anche perché – guarda caso – si era “dimenticata” di inserire quella parte delle proposte del giuslavorista ucciso dalle Br sulla necessità di riforma delle tutele e delle garanzie per le nuove forme contrattuali flessibili, come lo stesso Biagi fece rimarcare a suo tempo. Insomma, la cattiva politica ha nomi e cognomi: Silvio Berlusconi, Roberto Maroni e, soprattutto, Maurizio Sacconi.

Ma a parte questo, come abbiamo già detto, il sistema del welfare italiano è effettivamente squilibrato, “protegge” di più alcune categorie e meno altre, tra cui i giovani. Ma scatenare con dichiarazioni insensate guerre tra poveri aiuta forse ad occupare qualche prima pagina di giornali, mentre è facendo proposte sensate che si risolvono i problemi. Dopo le botte prese da Tremonti e Berlusconi con l’uscita anti pensioni di qualche giorno fa, il ministro chiacchierone ha sparato su un bersaglio più facile. Ma allora, demagogia per demagogia, come mai ad uno che un tempo diceva di essere socialista, non viene mai in mente di mettere i giovani contro gli evasori fiscali? Quelli che dichiarano poco o nulla ed invece hanno ville, barche, e un sacco di soldi in nero all’estero, che il governo di cui fa parte condona con lo scudo fiscale.