Cultura

Come tu mi vuoi

GOD SAVE THE INTERNET – Come sostengono a più riprese i sapientoni del web, la rete è il luogo principe della perdizione morale e fonte inesauribile di tentazioni per tutti quelli che, prima dell’avvento della tripla vudoppia, vivevano tranquilli nel timor di Dio. E, infatti, aiuta non poco a raggiungere gli angoli più remoti del mondo dove si nascondono – neanche tanto, ad essere onesti – gli sporcaccioni che spacciano illusioni in puro silicone anallergico e waterproof. Come i signori di Abyss Creation, leader indiscussi a livello mondiale, che vantano una ultradecennale esperienza nel campo e milioni di contatti mensili sul sito. Dieci diverse tipologie fisiche differenti e ben sedici facce diverse intercambiabili, inclusa la versione “elfetta” con le orecchie a punta per i più birichini, ne fanno uno dei cataloghi più ricchi a disposizione. Certo, a differenza di Roxxxy, non spiaccicano una parola, ma non è detto che sia uno svantaggio. In compenso, oltre alla taglia, si può scegliere il colore degli occhi, la dimensione delle sopracciglia, la tonalità della pelle, i colore delle labbra e via andare. Per i fanatici del “portatile”, si può avere la bambola con la parte anatomica fondamentale asportabile. Prezzo? Seimila dollari, una sciocchezza. Ma se si tratta di un prezzo troppo alto, è inutile cercare oltre. A meno non si trova niente, come nella vita reale. Ignoto, invece, è il prezzo delle bambole di Mechadoll, ma c’è da giurare – vista la gallery – che non siano esattamente economiche. Di sicuro vogliono qualcosa in più di quanto chiedano sulla Salaria. Ma vuoi mettere?

Bambola finta

Bambola finta?

Quasi, quasi…

ORIENT EXTREME – Manco a farlo apposta le soddisfazioni migliori le offre il Giappone che, al netto delle Real Dolls americane, è la patria d’elezione delle femmine di gomma. A meno che non ci si voglia accontentare di First Androids, azienda tedesca capace sì di realizzare bambole che respirano e dotate di punto-g d’ordinanza, ma dall’aspetto decisamente troppo disneyano per scatenare irrefrenabili tempeste ormonali, bisogna volgere lo sguardo al paese del Sol Levante. Il problema è che i giapponesi sono – come dire? – un tantino spavaldi di gusto. Detta più chiaramente, chi si avventura in terra nipponica non si aspetti di trovare tanto facilmente la replica di bellezze californiane dalle forme generose. Lì, per la maggiore, va il genere “emo”: pallide figliole con lo sguardo sognante perso nel vuoto plastico delle loro pupille di vetro sono nel catalogo standard di ogni singolo produttore e grandi alternative non ce ne sono. Certo, son fatte talmente bene che a guardarle in foto fanno impressione, ma è altamente sconsigliabile scaricarsele a manetta nel PC. Per rendersi conto del rischio è sufficiente fare un salto da Orient Industry per trovarsi, d’un botto, sospesi tra il compiacimento per tanta abilità tecnica e un vago senso di disagio che causano queste resinose dodicenni che ammiccano abbastanza esplicitamente. E qui, al di là dei facili moralismi, ci si può anche porre qualche questione.

CI VUOLE UNA LEGGE! – È chiaro che, se fossimo in Italia, un’azienda come la Orient Industry non avrebbe nemmeno aperto l’uscio e, forse, non ci sarebbe neanche da lamentarsi troppo. Perché, fatte salve tutte le libertà individuali del mondo, è chiaro che uno che si compra una “Petite Jewel” alta 1,36 dall’aspetto decisamente acerbo proprio bene di testa non sta. Più che di una bambola, avrebbe urgente bisogno di uno psichiatra. Tuttavia, se proviamo a considerare la faccenda con maggiore distacco, è difficile negare che sia di gran lunga preferibile – in caso di perquisizione – trovarsi di fronte ad una bambolina in silicone piuttosto che ad una in carne ed ossa. È una provocazione per cui non sono necessarie orde di precisazioni per dichiarare la situazione molto più complessa e articolata, per invocare una commissione parlamentare d’inchiesta o per chiedere la sospensione del sito alla Polizia Postale. Resta il fatto che oggi siamo arrivati qui pur avendo sgonfiato le primordiali donne canotto da meno di un ventennio. Oggi le bambole parlano, respirano, hanno il punto-g indicato sul manuale delle istruzioni e gli occhi blu che abbiamo tutti sognato, ma non hanno una coscienza. Per fortuna, verrebbe da dire, visto che spesso manca anche ai loro acquirenti. Per adesso ridiamo di Roxxxy, delle sue piccole amiche con gli occhi a mandorla e degli spostati che fanno la fila per comprarle. Però teniamole a mente perché domani qualcuno ci dirà che ci vuole una legge. E quando ci vuole una legge, di solito, è tardi. E, di solito, non serve più.

2 commenti a Come tu mi vuoi

  1. Non ho capito cos’hai contro la Salaria!

  2. In rete c’è ancora l’integrale del documentario andato in onda per “C’era una Volta” il 19 dicembre del 2007 dal titolo “Un’altra vita è possibile”. Un viaggio all’interno della virtualità e del sesso virtuale, ancora molto attuale (nonostante fosse stato girato in pieno boom da Second Life). Una buona parte del documentario parla proprio dei corpi reali per fare sesso virtuale.

    http://video.google.it/videoplay?docid=-8002404731191362222&ei=VnBpS7_SDcrP-Ab7h-nNAw&q=un%27altra+vita+%C3%A8+possibile&hl=it#

    Buona visione.

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