Economia

MPS marcia su Roma. Con la benedizione di Caltagirone

3 febbraio 2010

La banca senese punta a sostituire Capitalia nel cuore dei romani. Un’operazione ispirata da Caltagirone, azionista e vicepresidente di Mps, che per i prossimi affari nella Capitale deve rafforzare la sua cassaforte toscana.

Tutte le strade portano a Roma. L’aveva già capito qualche anno fa l’ingegner Giovanni Consorte, il “banchiere rosso” stratega principale delle scalata poi fallita di Unipol alla Bnl, che, se condotta in porto, avrebbe realizzato il secondo polo bancario del paese ed inserito così la finanza “rossa” nel “salotto buono” della nostra economia. Quella operazione con tutti i suoi torbidi intrecci tra politica ed affari, come sappiamo, è naufragata tra mille polemiche e diversi strascichi giudiziari. Oggi a tornare alla carica è l’altro filone della “finanza rossa”, quello tirreno che porta direttamente al Monte Paschi di Siena che, sia pure con una diversa strategia, sta provando a conquistare l’allettante mercato capitolino. Certo, Mps non è Unipol. Il suo “rosso” è meno caratterizzato rispetto a quello dell’importante assicurazione bolognese, che poi voleva dire soprattutto il peso della Lega delle cooperative. Attualmente, poi, in Mps detta legge il costruttore romano, Francesco Caltagirone che, col suo importante pacchetto azionario, n’è diventato da qualche anno vicepresidente.

GLI STRATEGHI DEL PALIO - Il Monte Paschi di Siena, secondo i soliti bene informati, sta puntando, di fatto, a sostituire la Banca di Roma come istituto di credito di riferimento dei risparmiatori di Roma e del Lazio. Lo storico istituto bancario capitolino da quando si è unito in matrimonio con Unicredit, sta perdendo clamorosamente colpi: le strategie di mercato perseguite fin ora dall’Ad, Paolo Fiorentino hanno destato in molti più di una perplessità. Del resto, il mercato bancario romano fa gola a molti, a cominciare dalla stessa Banca Nazionale del Lavoro, ormai controllata dal gigante transalpino BNP Paribas. Mps, in questi mesi ha avviato una capillare campagna di promozione delle sue attività nel territorio laziale. Sponsorizzazione di numerosi eventi e partnership con importanti aziende ed università capitoline. Ma c’è dell’altro. Secondo l’istituto bancario senese, proprio il Lazio sarà una delle prime regioni italiane ad uscire dalla crisi. Questo vuol dire che tra non molto, le diverse aziende avranno bisogno di liquidità e di consulenza e, quindi, per Mps potrebbe esserci una formidabile occasione di penetrazione nel tessuto finanziario, economico ed industriale laziale. A Via Minghetti, la sede romana di Mps, in proposito già si studiano le possibili strategie. Il direttore, Giulio Pascazio ha parlato chiaro: “Il Lazio è fondamentale, per la sua scarsa dipendenza dall’ export, per la connessione dei servizi con la pubblica amministrazione, per una struttura industriale allargata ma leggera e tendenzialmente innovativa“. L’idea “forza” di Mps, in un certo senso, assomiglia a quella che si sta proponendo, proprio in questi giorni, il Presidente degli Usa, Barack Obama a seguito delle pressioni del movimento di risparmiatori, capitanato dalla giornalista e blogger Arianna Huffington, “move your money“  dopo la grave crisi finanziaria che ha coinvolto le major banks d’oltreoceano: ovvero tornare alla banca presente sul territorio, con i suoi sportelli ed i suoi uffici. Un deciso cambiamento rispetto alla logica dei “merger” (le fusioni) tra le banche per crearne altre sempre più grandi, sempre più interessate ai grandi affari ed ai movimenti di capitali su basi globali, e di conseguenza sempre più lontane dai comuni risparmiatori e dai piccoli imprenditori. Inoltre, in questo modo, non si rischia di lasciare campo libero alle sole Casse di risparmio cooperative.

INTANTO, CALTA CANTA - Sempre il direttore romano di Mps, Pascazio spiega: “Ora gli imprenditori romani o laziali possono parlare con Siena senza andare a Siena” se poi Siena, almeno in parte, già parla romano – grazie a Caltagirone – è pure meglio, aggiungiamo noi. Infatti, al di là della strategia territoriale di Mps, nei salotti finanziari girano pure altre voci che fanno da contorno e rendono il piatto ancora più appetibile. Per esempio, c’è chi sostiene che l’attuale presidente di Mps, Giuseppe Mussari possa diventare il prossimo presidente dell’Abi (l’associazione delle banche italiane). A sostenere Mussari ci sarebbero Intesa Sanpaolo e UniCredit, ed in particolare la volontà dei due amministratori delegati, Corrado Passera ed Alessandro Profumo, di dare una svolta al vertice dell’associazione. Mussari sostituirebbe così Corrado Fissola, uomo ritenuto vicino a Giovanni Bazzoli ed espressione della cosiddetta finanza “bianca”, quella vicina all’importante realtà cattolica. Di fatto, quindi, quel ribaltone non riuscito a Consorte, diciamo così con le cattive, potrebbe riuscire al duo Passera e Profumo. Non solo, a sostenere il cambio ci sarebbe, ovviamente, pure il vicepresidente di Mps, Caltagirone. Lui, di certo, “rosso” non è, ma la strategia di espansione di Mps nel Lazio è funzionale alla sua definitiva ascesa alla conquista della Capitale. Infatti, sempre il direttore Pascazio ha dichiarato a Repubblica che l’obiettivo della campagna laziale di Mps è “conquistare almeno 500 aziende-clienti nei prossimi sei mesi. Medie, piccole ma anche piccolissime. Che abbiano idee e progetti industriali solidi. I settori? Turismo, innanzitutto perché Roma non può accettare di essere stata superata da Berlino. E poi progetti di aggregazione tra le piccole e giovani imprese della Tiburtina Valley: nei mercati mondiali per le piccole imprese di new economy non c’ è alternativa alle fusioni. Quindi Mps punta come finanziatore sulla riqualificazione urbana: Mercati Generali, vecchio quartiere fieristico, nuove tratte metropolitane“. Molte operazioni che, direttamente o indirettamente, vedono le imprese di Caltagirone impegnate. E qui, del resto, sta la tradizionale forza di lobbying politico-affaristica del costruttore romano. I suoi due grandi obiettivi per quest’anno sembrano essere il rafforzamento del suo ruolo in Generali, forse la poltrona più ambita dell’ex salotto buono di Mediobanca. E la presa di Acea, con il controllo del “mercato dell’acqua”, come abbiamo già, peraltro, anticipato. Ovviamente, Mussari lontano da Siena e l’espansione nella capitale ispirata da Caltagirone, ha un costo non indifferente per Mps. Il ridimensionamento del suo peso specifico nel fortino toscano. E qui, le ripercussioni politiche rischiano di diventare vere e proprie deflagrazioni. Basta vedere con quanta preoccupazione i vecchi referenti “rossi” disseminati nelle terre del Chianti, diessini prima ed oggi nel Pd, stanno seguendo l’intera vicenda.

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