La vittoria dei minatori sudafricani

18/09/2012 - La Lonmin ha ceduto riconoscendo un aumento ai propri lavoratori del 22 per cento

La vittoria dei minatori sudafricani

I minatori della Lonmin ce l’hanno fatta. Dopo quasi sei settimane di sciopero sono riusciti a strappare alla propria azienda un cospicuo aumento salariale che cosentirà loro di vivere il futuro in maniera dignitosa.

GLI AUMENTI - Al Jazeera ci svela che l’aumento salariale concordato sarà del 22 per cento, mentre nelle prossime ore è previsto il ritorno ai posti di lavoro, ponendo la parola fine al muro contro muro tra le parti a seguito degli scioperi e della rivolta dello scorso agosto. I lavoratori sono contenti, visto anche le scene di giubilo che hanno accolto l’annuncio al campo sportivo di Marikana. Del resto il loro stipendio mensile andrà ad attestarsi intorno ai 1200 dollari mensili.

LE PERPLESSITA’ - Eppure la lotta non sembra finita. Se una minoranza di lavoratori ritiene l’accordo ancora “non adeguato”, per molti altri invece la stretta di mano non basta a risolvere le questioni ancora aperte nella miniera di platino del nord ovest del Sudafrica, anche perché sta avvenendo quello che temevano i responsabili della Lonmin, ovvero che la voglia di scioperi contagiasse l’intero Paese. Nelle ultime ore ci sono stati scontri tra minatori e polizia al di fuori dell’impianto della Anglo American.

 

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PERDITE GRAVI - A confermarlo dei testimoni che hanno detto che la voce della concessione di nuove condizioni vantaggiose ai minatori dell’impianto di Marikana ha scatenato una serie di “emulazioni”, le quali potrebbero influenzare ancora di più le perdite nel settore minerario, quantificate dal Presidente Jacob Zuma in 548 milioni per l’ultimo anno. Zuma ha attaccato le compagnie di estrazione accusandole di praticare una politica figlia dell’apartheid, senza alcuna intenzione di tutelare la vita e la produttività dei lavoratori.

CRISI ANCHE POLITICA - Il Guardian racconta come gli scioperi all’impianto di Marikana siano costati alla Lonmin una produzione mancata pari a circa 77 chili al giorno. L’azienda è stata costretta a rinegoziare la sua esposizione con le banche interrompendo le attività in un nuovo impianto lasciando così a casa 1.200 persone. I problemi coinvolgono anche lo stesso partito principale, l’African National Congress, il quale ha diffidato uno dei suoi personaggi più discussi, Julius Malema, di rapportarsi ancora con i minatori, visto la sua intenzione di rendere gli impianti ingovernabili per colpire il presidente Jacob Zuma.

MINACCE AI CRUMIRI - Zuma ha sottolineato la necessità di piantarla con le violenze così da poter ristabilire un discorso il più possibile equilibrato. Messaggio non percepito a Marikana dove, in occasione di un comizio tenuto da Makema, il quael non ha obbedito al suo partito, alcuni manifestanti hanno lanciato pietre contro i poliziotti. I problemi, come detto, si stanno estendendo anche ad altri impianti. La miniera di platino di Kroondal ha riaperto solo da due giorni, ma i “crumiri” sono oggetto di minacce da parte dei loro colleghi, mentre la polizia si trova ad avere a che fare con politici locali e persone pronte a tutto pur di vedersi riconosciuti i loro diritti.

CRISI DEL PREZZO - La cintura mineraria di Rustenburg non è mai stata tanto calda, ed oggi gli scioperi sono così fuori controllo che neanche il sindacato di base, l’unione nazionale dei minatori, conosciuta come Num, non sa che pesci prendere. In tutto questo, proprio a causa delle agitazioni, il prezzo del platino sul mercato globale è aumentato del 20 per cento in poche settimane. La polizia intanto ha iniziato a prendere provvedimenti, riducendo la violenza delle sue operazioni ma lanciandosi in missioni “mirate”, con sequestri di armi ed arresti.

PRETESE - Lo scorso cinque settembre si svolse la prima manifestazione a seguito degli scontri dei sedici agosto che costarono la vita a decine di lavoratori. La manifestazione si concluse dopo un incontro durato due ore con i manager della miniera, il cui titolo alla borsa di Londra ha perso in poco più di un mese il 30 per cento. Gli operai vogliono che tutto venga chiuso per rispetto di tutti coloro che sono morti per affermare i loro diritti, mentre per i dirigenti dell’impianto è come “se avessero in mano una pistola da puntare alla tempia del Sudafrica”, visto che l’industria mineraria contribuisce per il sei per cento del prodotto interno lordo.

GLI SCONTRI - Lo scorso 16 agosto. Dopo che i colloqui con i membri dell’Amcu, il sindacato “piccolo”, sono falliti e gli scioperanti hanno provato a prendere d’assalto le barriere predisposte delle forze dell’ordine, la polizia sudafricana ha aperto il fuoco su 3000 minatori armati di spranghe e machete sono così stati dispersi, dopo che da giorni erano scesi in sciopero occupando di fatto la miniera. A ferragosto 3.000 poliziotti, tra i quali i membri di una forza d’élite, accompagnati da elicotteri e cavalli avevano affrontato i dimostranti, ma senza che si arrivasse allo scontro.

LE TESTIMONIANZE - Alla fine i morti furono 34, con 78 feriti e 359 arresti. Un giornalista dell’agenzia Sapa, Molaole Montsho, ha affermato che la polizia ha per prima cosa utilizzato cannoni ad acqua, poi gas lacrimogeni e infine granate stordenti per fermare la protesta: “E poi abbiamo iniziato a sentire spari, che sono durati almeno due minuti”. Il ministro ha affermato che “molte persone sono state ferite, e il numero non fa che crescere”; secondo un portavoce del ministero “un’inchiesta è già partita” per accertare le responsabilità.

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