L’estate scorsa in una serie di retate vari dissidenti erano stati arrestati per aver “diffuso propaganda contro lo stato” nella Rete. Arriva l’anno nuovo ed ecco che iniziano a fioccare le condanne.
Il 5 gennaio un tribunale nel nord del paese impone la pena di otto anni e mezzo di galera l’ex tenente colonnello dell’esercito vietnamita Tran Anh Kim, vice segretario del Partito
Democratico vietnamita e leader del gruppo democratico ‘Bloc 8406′ – entrambi fuori legge.Il 19 gennaio la scena si sposta nel sud del paese, a Citta’ Ho Chi Minh (la ex Saigon), dove tre cyber-dissidenti sono stati condannati dai 3 ai 4 anni di reclusione – avevano postato su Internet delle notizie sgradite, che il partito e la stampa da esso controllata definisce “false”. Si tratta dei poeti Pham Van Troi e Tran Duc Thac e del professor Vu Van Hung.
SOVVERSIVI - Il 20 gennaio, sempre a Citta’ Ho Chi Minh, arriva la sentenza per un ennesimo gruppo di cyber-dissidenti. Quattro uomini sono stati condannati per aver violato l’articolo 79 del codice penale vietnamita, che proibisce le “attivita’ che mirano al rovesciamento dell’amministrazione del popolo” e contempla come pena massima la condanna a morte. Tutti i quattro condannati sono stati anche accusati di appartenere al fuorilegge Partito Democratico del Vietnam, di aver “messo in pericolo la sicurezza nazionale” e di aver “ organizzato campagne in collusione con organizzazioni reazionarie basate all’estero” allo scopo di “rovesciare il governo del popolo con l’aiuto di Internet”. Secondo la ricostruzione ufficiale, questi quattro dissidenti sarebbero stati i protagonisti del tentativo di cambiamento del sistema politico vietnamita piu’ sofisticato mai tentato dalla riunificazione ufficiale del paese nel 1976. Il gruppo avrebbe non solo creato un partito politico, ma avrebbe sviluppato un piano per un cambiamento non violento e sarebbe arrivato ad identificare alcuni membri disillusi del Partito Comunista con l’obiettivo di convincerli a passare dalla loro parte.
LE AMMISSIONI - Le condanne vanno dai 5 ai 16 anni di galera. Tran Huynh Duy Thuc, noto blogger e imprenditore della Rete, ha ricevuto la pena piu’ alta: 16 anni. 5 anni per il suo collega Le Thang Long, 7 anni per il blogger Nguyen Tien Trung e 5 per il famoso avvocato e attivista per i diritti umani Le Cong Dinh.Dinh e Trung hanno ammesso di aver violato la legge sotto l’influenza di valori occidentali, ma non di aver provato a rovesciare il governo. “Il Partito Democratico del Vietnam chiede il pluralismo politico attraverso l’istaurazione di un sistema multipartitico. Dunque la mia partecipazione a questo gruppo costituisce una violazione dell’Articolo 79”, ha ditto Dinh durante la sua testimonianza. “Durante i miei studi all’estero [in Francia] sono stato influenzato dalla visione occidentale della democrazia, della liberta’ e dei diritti umani”, ha ammesso l’illustre avvocato, ricalcando paradossalmente tanti discorsi di Ho Chi Minh, padre della patria e fondatore del Partito Comunista Vietnamita ottanta anni orsono, anch’egli influenzato dale idée assorbite nel suo periodo parigino.Trung invece ha confessato di essersi pentito di essere entrato a far parte del Partito Democratico, definendolo “un errore di inesperienza”. Ad ogni modo, ammettendo pubblicamente (anche se parzialmente) le loro colpe e dicendosi pentiti, i due hanno ottenuto delle pene piu’ morbide rispetto a quelle rischiate ed anche rispetto a Thuc, che invece ha insistito sulla sua innocenza totale appellandosi al diritto di libera espressione del pensiero, solo formalmente tutelato dall’Art. 69 della Costituzione del Vietnam.
LE REAZIONI - Reporter Senza Frontiere (RSF) e International Freedom of Expression
Exchange riportano (IFEX) riportano che durante il processo Thuc avrebbe chiesto la sostituzione della giuria in quanto composta interamente da membri del partito Comunista. Thuc ha anche testimoniato di aver subito abuso fisici e psicologici durante gli interrogatori, durante i quali gli sarebbero state estorte delle confessioni. Ma nel corso del processo, utilizzando tattiche quali l’interruzione delle sue argomentazioni e microfoni difettati, a Thuc non sarebbe stato permesso di provare le sue affermazioni. In conclusione, il processo sarebbe stato falsato anche perche’ la corte non ha ritenuto di prendere in esame tutte le prove portate dalla difesa o di ascoltare le obiezioni.Nel giorno della sentenza, vari altri noti blogger e dissidenti, ancora a piede libero, sono stati prelevati dalla polizia e detenuti per 14 ore. Telefoni cellulari, blog e siti web non graditi sono stati bloccati.Il caso ha attratto l’attenzione internazionale in parte per il coinvolgimento dell’avvocato Dinh, che in passato aveva difeso altri dissidenti ma anche il governo di Hanoi contro il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti in una disputa sull’esportazione di prodotti ittici, sia perche’ un altro dissidente, il 27enne blogger Nguyen Tien Trung, in passato aveva incontrato il primo ministro canadese Stephen Harper e il Presidente statunitense George W. Bush.
GLI ATTACCHI HACKER - Come se tutto questo non bastasse, il 29 gennaio arriva l’ennesima condanna. Pham Thanh Nghien, giornalista e attivista per la democrazia 33enne, è stata condannata a 4 anni di reclusione da un tribunale di Hai Phong, città portuale un centinaio di chilometri ad est della capitale. Il reato: “aver esercitato propaganda contro lo Stato” (articolo 88 del codice penale).




Pingback: Vietnam, nuova ondata di condanne per i cyber-dissidenti
Pingback: Vietnam, nuova ondata di condanne contro i cyber-dissidenti « Alessio in Asia
Pingback: Vietnam, nuova ondata di condanne contro i cyber-dissidenti | Asia blog