Pd in Umbria: elezioni regionali o comiche finali?
02/02/2010 - La telenovela del Partito democratico in quella che fu la regione più rossa d’Italia è una storia intricata. Difficile da spiegare ed impossibile da capire. Una guerra sporca di tutti contro tutti, una gara ad eliminazione: più che la corsa
La telenovela del Partito democratico in quella che fu la regione più rossa d’Italia è una storia intricata. Difficile da spiegare ed impossibile da capire. Una guerra sporca di tutti contro tutti, una gara ad eliminazione: più che la corsa alle regionali sembra il Grande fratello, un reality show. Giornalettismo ne ha già parlato: dopo 10 anni di regno, Maria Rita Lorenzetti, bersaniana (meglio dalemiana), nonostante fosse popolare e vincente è stata esclusa dalla competizione elettorale dalla minoranza franceschiniana grazie ad un appiglio regolamentare, una norma capestro prevista dallo Statuto del Pd regionale. Ma subito dopo il suo forzato ritiro si sono aperte le vere danze.
Obiettivo: riempire la casella di una regione piccola, ma di questi tempi di magra per il Pd, meglio di niente. Franceschiani in teoria impegnati tutti assieme, per evitare il cappotto bersaniano delle candidature. In pratica tutti contro tutti, anche dentro le singole correnti. Unico accordo: evitare le primarie perché significano l’abdicazione di una classe dirigente a selezionare il meglio al proprio interno. Per un partito che le ha messe nel suo statuto nazionale come l’unica opportunità per scegliere in modo trasparente candidati e progetti, è un po’ strano. Unica voce fuori dal coro (e anche unico candidato ufficiale alle primarie): Mauro Agostini, senatore veltroniano, teoricamente in quota Franceschini.
Ma alle primarie si preferisce la politica. O meglio i giochetti: i franceschiniani si sono messi a sostenere neppure a bassa voce come candidato salva patria un bersaniano: il segretario regionale Lamberto Bottini, quello che appena un mese prima avevano fieramente combattuto nelle primarie. I bersaniani anziché accettare hanno rifiutato proponendo Catiuscia Marini, ex parlamentare europeo ed ex sindaco di Todi, ora membro della direzione nazionale. Visto che non si è riusciti a trovare una soluzione, si è deciso di fare le primarie, scelte a larghissima maggioranza dall’Assemblea regionale. L’unico candidato per le primarie era a quel punto Agostini. Il suo compagno di corrente Alberto Stramaccioni, detto bin loden per via del suo cappotto, fresco sconfitto alla segreteria, nemico numero uno di Bottini fino a un mese fa si è dimesso dalle sue cariche. Per protesta: era contrario alle primarie e voleva Bottini Presidente.
Tra una risata e l’altra passano i giorni e nessuno si presenta alle primarie. Si racconta di trattative segrete, franceschiniani che continuano a corteggiare Bottini, lorenzettiani che non vogliono e con qualche maldipancia ripropongono la Marini, franceschiniani che invitano ripetutamente Agostini a farsi da parte, Agostini che non cede. 5 minuti prima della fine dei termini i bersaniani presentano la candidatura Marini. Sembra fatta: Marini contro Agostini. Macché. Esce fuori il terzo incomodo: Giampiero Bocci, franceschiniano in quota Fioroni, ex Dc, sino a quel momento silenzioso e defilato, ma che tutti sanno da sempre sogna di sedersi a Palazzo Donini. Un altro candidato per i Franceschiani, sponsorizzato anche dalla vicepresidente del Pd Marina Sereni, fassiniana e quindi anti bersani. Una guerra fratricida tra franceschiniani che sembra spianare la strada della Marini. Mica vero: le correnti si frantumano: l’ex sindaco di Perugia Renato Locchi pare si accordi con Bocci, mentre il suo (ex?) pupillo e successore a Sindaco Vladimiro Boccali raccoglie le firme per la Marini, dando così un grande dispiacere a Marina Sereni, sua antica ispiratrice.
Dite la verità, ci capite qualcosa? Calma perché non è ancora finita. Ieri l’ultimo colpo di scena: Agostini che aveva fortissimamente voluto le primarie, dopo avere iniziato domenica 31 gennaio in pompa magna la sua campagna elettorale, lui che aveva insistito a candidarsi nonostante gli amorevoli consigli di Bocci e Sereni per farsi da parte, alle 17 di lunedì 1 febbraio – anzi, alle 5 della sera, eran le 5 in punto a tutti gli orologi – rinuncia. Si tira indietro attaccando i suoi colleghi di corrente in un’infuocata conferenza stampa, polemizzando con Bocci e Sereni, dicendo di sentirsi tradito. L’hanno mandato avanti (“Vai avanti tu che a me mi vien da ridere”) ma solo per far cadere la Lorenzetti e poi spartirsi l’Umbria. E lui, annientato dal “fuoco amico”, per sbarrargli la strada che fa? All’improvviso si toglie di mezzo, folgorato sulla via di Perugia (o di Roma, da dove gli avrebbe telefonato “qualcuno” per indurlo ad abbandonare la partita, così non disperde i voti dei franceschiani e rende il loro compito più agevole?). Qualche malpensante dice che alla faccenda non sia estraneo anche il quasi certo accordo tra i lorenzettiani e la mozione Marino (che vale il 10%) che potrebbe rendere molto più incerta la marcia trionfale del candidato “trasversale” Bocci.
Manca qualcosa a questa Dinasty di provincia? Sì: Rifondazione Comunista, che in Umbria vale circa l’8% dei voti, un po’ arrabbiata per la piega degli eventi, minaccia di candidare un suo esponente, Orfeo Goracci, popolarissimo sindaco di Gubbio, contro il candidato del Pd. Le primarie, un metodo discutibile ma almeno democratico, in questo pezzo d’Italia diventano – compresse in meno di 5 giorni di campagna elettorale – un risiko basato su chi riesce a schierare sul territorio più truppe cammellate, più “filiere”. Gruppi di potere che si sbranano senza minimamente pensare non tanto al “bene comune” ma neppure a quello di parte, del partito.
E meno male che l’Udc in Umbria ha deciso – forse – di non appoggiare la incolore Fiammetta Modena, la candidata del PdL. Va a finire che il Pd riesce comunque a tenerla, questa ex regione rossa. Ma non è detta l’ultima. Sforzandosi un po’, osando oltre il senso del ridicolo, questi geni riusciranno a far vincere lo stesso il centrodestra. Non è “Oggi le comiche” questa Dinasty umbra. Anzi non fa neanche ridere. E’ la tragedia di un partito ridicolo. Berlusconi può dormire tranquillo, per almeno 18 mila anni.













Mannò per me tutto chiaro. W l’Umbria. Più Bacixtutti
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Il PD potrebbe potrebbe essere un formidabile gioco di ruolo stile Magic.
Tappa due Veltroni e tre Franceschini. “Bocci”: creatura bianca 6 di 6 attacco improvviso che infligge il 4% di perdita di consenso a tutte le creature rosse.
Tappa due Binetti e tre immaginette di Padre Pio. Istantaneo. “Wrath of God”: distruggi tutte le creature in gioco.
Tappa tre D’Alema e due Bersani. Incantesimo: “Larghe Intese”. Ad ogni turno pesca tre carte, rimescola il mazzo e passa la mano.
Speriamo solo di non ritrovarci tra qualche anno in Quake Arena.
;-D