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Ciancimino: “Mafia-Stato Provenzano aveva l’immunità”

1 febbraio 2010

Il figlio del sindaco di Palermo racconta i legami tra le istituzioni e Cosa Nostra. E ricorda i rapporti del padre con i giudici di Cassazione. E i boss investirono su Milano 2

Mio padre mi disse che Bernardo Provenzano godeva di una sorta di immunità territoriale per cui, anche da latitante, poteva muoversi liberamente. Questa immunità secondo quanto mi ha spiegato mio padre era garantita da una sorta di accordo alla stipula del quale aveva partecipato proprio mio padre. Accordo che risale al maggio del ’92”. Massimo Ciancimino, il figlio di Vito Ciancimino, l’ex sindaco di Palermo condannato a 13 anni di reclusione per favoreggiamento e associazione mafiosa depone al processo agli ufficiali dei carabinieri Mario Mori e Mauro Obinu, accusati di favoreggiamento nei confornti di Cosa Nostra per non aver arrestato nel 1995, in seguito ad una soffiata del capitano Michele Riccio, il latitante Bernardo Provenzano che si nascondeva in una masseria a Mezzojuso. “Conosco Bernardo Provenzano da sempre, fin dalla mia infanzia. Ricordo che trascorrevamo insieme anche la villeggiatura, negli anni Settanta, quando io avevo 7-8 anni”, ha precisato massimo, lasciando intendere la familiarità dei rapporti del boss e suo padre.

SOSTITUIRE RIINA CON PROVENZANO - Il suo racconto lega la vicenda del mancato arresto alla più nota storia del contatto stabilitosi tra suo padre e gli uomini del Ros (lo stesso Mori ed un altro ufficiale dei Ros, Giuseppe De Donno). Alla luce delle dichiarazioni odierne rese da Massimo Ciancimino il ricordo inevitabilmente va agli incontri avvenuti nella residenza romana dell’ex sindaco, avviati nell’estate del ’92 e proseguiti fino alla vigilia dell’arresto di don Vito avvenuta a fine dicembre dello stesso anno. E’ la nota trattativa mafia-Stato, durante la quale attraverso l’ex medico di Riina, Antonino Cinà, Ciancimino padre avrebbe messo in contatto e fatto da mediatore tra i due ufficiali e il Capo dei Capi. E’ in quegli incontri che balza fuori il papello, la richiesta (poi respinta dagli interlocutori perché ritenuta eccessiva) messa sul tavolo della trattativa dal boss di Cosa Nostra in cambio della fine della stagione stragista che aveva scosso l’intero paese e che aveva condotto all’uccisione i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. E’ in quegli stessi incontri che, stando a quanto affermato da Massimo nei mesi scorsi, si sarebbero creati i presupposti per una sostituzione di Riina con Provenzano ai vertici della cupola. Tra i nuovi investimenti raccontati da Ciancimino, c’è “Una grande realizzazione alla periferia di Milano che è stata poi chiamata Milano 2“. Ciancimino junior ha spiegato di aver acquisito queste informazioni sia direttamente dal padre “sia attraverso la lettura di agende e documenti dello stesso genitore. Insieme avremmo dovuto fare un memoriale per questo gli chiedevo sempre chiarimenti su qualcosa che ritenevo interessante

IL TRADIMENTO - Ciancimino jr lo ha già affermato in più occasioni. “Mio padre era certo – ha fatto sapere Massimo già nel maggio scorso davanti ai giudici del processo Gothache ci fosse uno pseudo-accordo che riguardava Provenzano sul suo modo tranquillo e libero di muoversi, in Italia e all’estero. Provenzano aveva quasi una missione, un ruolo ben preciso dopo le stragi, e mio padre era sicuro che la presa del timone di Cosa Nostra da parte sua fosse la cosa migliore”. Qualche mese più tardi aggiungerà qualche prezioso particolare, parlando di una sorta di tradimento di Binnu ai danni di Riina: “Ha consegnato lui le mappe della locazione dove poi è stato trovato Riina”, dirà nel novembre 2009.

2 commenti a Ciancimino: “Mafia-Stato Provenzano aveva l’immunità”

  1. ecco perche’ si fa’ il ponte. bisogna pagare i debiti ,,,,,,,,,,,,,,

  2. Matteo

    Non invidio i magistrati che stanno toccando il ganglio-tabù fra parte dello stato ed un antico parastato; se si sbaglia nella ricostruzione si viene massacrati, se si prova inconfutabilmente tutto ciò che si è saputo e supposto si viene massacrati comunque dagli Azzeccagarbugli e dai bravi al servizio dei Don Rodrigo e Don Attilio di turno.
    Ma del resto il lavoro del magistrato è ANCHE questo.

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