Geronzi va alla guerra nel salotto buono

1 febbraio 2010

Ne scrive Massimo Giannini su Repubblica di oggi: Cesare Geronzi sarebbe pronto al grande salto, quello dalla poltrona di Mediobanca allo scranno principe delle Generali. “Con la soddisfazione dei “soliti noti” del Salotto Buono, che possono continuare a dormire sonni tranquilli al riparo dei patti di sindacato e a dispetto dei conflitti di interesse. E con la benedizione di Silvio Berlusconi, che può contare su un riassetto dell’establishment per lui tutt’altro che sfavorevole. Se n’era parlato più volte, dopo l’estate. Poi l’ipotesi era stata accantonata. Ora è invece tornata d’attualità, nei palazzi che contano a Roma e a Milano. Anche se, con ogni probabilità, i diretti interessati la smentiranno. Il momento è propizio. L’opinione pubblica è distratta. Da una parte le faide sulle regionali e lo scontro sulla giustizia. Dall’altra la grottesca “corrida spagnola” su Telecom, che adesso il governo di centrodestra sta per vendere sottobanco a Telefonica, dopo aver costruito nel 2008 una campagna elettorale populista e sciovinista per salvare l’Alitalia “tricolore”“.

Se veramente a Geronzi riuscisse il colpaccio tanto agognato, il banchiere di Marino sarebbe finalmente all’apice di quel cursus honorum che ne farà il rappresentante della finanza più importante di questo secolo, il vero erede di quell’Enrico Cuccia che fece di Mediobanca la banca di sistema e la camera di compensazione del capitalismo italiano. In questi ultimi anni Geronzi ha prima condotto  la “sua” Capitalia nelle braccia di Unicredit, con una fusione che gli ha permesso anche di giubilare il suo odiatissimo ex amministratore delegato, che aveva risanato l’ex Banca di Roma. Poi, nonostante avesse dichiarato ai quattro venti la sua “indisponibilità”, si è seduto sulla poltrona di Mediobanca, da cui ha cominciato a fare la guerra a uno dei suoi principali azionisti, quell’Alessandro Profumo che pensava davvero di poter spaccare i poteri forti italiani con la sola imposizione del mercato (illuso). E ha vinto, quando i bilanci di Piazza Cordusio hanno prestato il fianco alla peggiore crisi bancaria degli ultimi anni. Adesso, può scegliersi il suo posto. E ha scelto quello più prestigioso: le Generali.

Certo, ci sono motivazioni meno nobili di quella del prestigio, che lo hanno indotto alla scelta: Geronzi è “indagato per usura aggravata e concorso in bancarotta fraudolenta per il crac Parmalat-Ciappazzi, e il processo in corso a Parma è molto insidioso. È stato rinviato a giudizio per estorsione e bancarotta societaria per il filone Eurolat, e il processo è stato trasferito a Roma. È indagato per frode nel crac Cirio“, ricorda Giannini. E i requisiti di onorabilità della legge bancaria lo mettono a rischio in Mediobanca, meno nelle assicurazioni. Ma non è tipo, Geronzi, da preoccuparsi poi così tanto per i problemi giudiziari. Sedersi sulla poltrona del Leone di Trieste per lui significa tutt’altro: è mettersi al centro di quel fantastico groviglio di interessi che lega insieme tutte le grandi imprese e banche italiane, e non molto lontano dal potere politico: “Completato l’”arrocco”, Geronzi e le sue pedine, dietro la regia interessata di Palazzo Grazioli, finirebbero per avere in mano un “caveau” nel quale sono custoditi, nell’ordine, uno dei più grandi giganti assicurativi d’Europa (Generali), la prima merchant bank italiana (Mediobanca), una delle prime due banche commerciali del Paese (Intesa San Paolo), la rete delle telecomunicazioni e il broadband (via Telecom e Pirelli), uno dei primi due giornali nazionali (il Corriere della Sera), le costruzioni (gruppo Ligresti), i servizi idrici ed energetici (Acea)“, dice ancora Giannini. Il piano è ambizioso, ma tutt’altro che impossibile da realizzare. Se riuscisse, non si potrebbe davvero più parlare di conflitto di interessi, visto che gli interessi andrebbero tutti d’amore e d’accordo, in completa e totale comunione dei beni. Alla faccia dei poteri forti che tramano contro il governo, come stronzeggiava qualche tempo fa il ministro Brunetta.

14 commenti a Geronzi va alla guerra nel salotto buono

  1. Infatti: come si era detto a suo tempo, per risolvere il conflitto d’interessi non c’era bisogno di una legge, ma bastava evitare che gli interessi fossero in conflitto. Fatto!

    La cosa divertente di queste vicende-risiko è che c’è qualcuno in Italia che fa finta di credere che il nostro Paese di oggi sia più “liberale” di quello “catto-comunista” di un tempo.

    Un sorriso mah

    C.

  2. Matteo

    Scommetto che il Time sguinzaglierà nuovamente i mastini da assalto, affilerà le rotative e luciderà le penne da affondo.

    http://www.time.com/time/europe/html/040503/italian.html

  3. Tess

    Qualcuno avvisi quell’anima bella di Consorte che il potere politico ha intrecci con il potere finanziario. Il problema è rivolgersi alla parte(politica) che gli inciuci li sa fare sul serio e non solo sulla bocca degli italiani. Sennò si fa solo la figura degli sfigati :D

    • Matteo

      E a chi lo avvisasse lui risponderebbe: “Noooo, ma davvero? Ne dubito assai”; finita la conversazione chiamerebbe l’amico D’Alema dicendogli: “La prossima volta non usiamo il telefono, Compagno…”
      Del resto pure il Rommel di Gallipoli ha bisogno dei consigli degli amici ogni tanto….

  4. “Dall’altra la grottesca “corrida spagnola” su Telecom, che adesso il governo di centrodestra sta per vendere sottobanco a Telefonica…”
    Forse sarebbe il caso di ricordare all’ottimo Giannini, a proposito di svendite, sventate avventure e affari fra amici, che l’assai triste vicenda della telefonia italiana ha due date fondamentali: la prima quando l’ottimo Ciampi, qualche ora prima di terminare l’esperienza del suo governo, diede la possibilità all’ottimo De Benedetti di divenire secondo gestore della telefonia mobile; la seconda quando i capitani coraggiosi sponsorizzati dall’ottimo – allora – D’Alema scalarono Telecom.

    • e siccome D’Alema ha fatto una cazzata che ci ha danneggiato tutti, allora anche Berlusconi è autorizzato a fare una cazzata che ci danneggia tutti.

      Il ragionamento non fa una grinza.

      • No, ma certa sufficienza potrebbe risparmiarsela. E poi è curioso, ma questo riguarda anche il Corrierone prima del 2008, che il Berlusca sia sempre un mascalzone, sia quando è un populista isolato che non sa trattare con le élites, sia quando, trattando con le “élites”, diventa un complice dell’establishment.

        • Tess

          per par condicio vale pure per D’Alema. Qui tutti tramano e concludono affari con il potere finanziario checchè ne dica Brunetta. Ora possiamo passare per favore alla fase successiva che sarebbe capire dove sta il reato? Perchè se ci sono i pìccioli è un discorso, se invece stiamo discutendo se determinate azioni siano o meno etiche è un pourparler

      • Z

        Ma siamo proprio sicuri che ci danneggi tutti?
        Lasciamo pure stare il discorso più generale per cui nel grande capitalismo globale il radicamento sul territorio delle imprese perde progressivamente di significato.
        In particolare nell’Italia dei monopoli privati a me sembra che sia il Paese ad essere al servizio di queste grandi aziende “strategiche” piuttosto che il contrario. Il popolo italiano è già stato fottuto quando la rete telefonica fisica, pagata dai nostri nonni è stata privatizzata, garantendo la prosecuzione della posizione dominante di Telecom sul mercato, piuttosto che l’interesse dei cittadini.
        Quando finalmente Alitalia sarà di Air France e Telecom di Telefonica sarà forse un po’ più difficile mettercelo nel culo sventolando il solito spauracchio degli interessi strategici nazionali, che poi nazionali non sono, ma sono di quei quattro corsari che ci ritroviamo sempre e sempre gli stessi a tessere le trame dei poteri forti di questo Paese. Sfrontati ed impuniti.

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