Il boss di mafia? E’ matto, anzi no

01/02/2010 - UN AIUTINO DALL’AMICO? – Nell’occasione, Graci non avrebbe lesinato il suo intervento per ‘aggiustare’ processi a favore degli affiliati delle cosche. Un caso, per lo meno, sarebbe avvenuto a Messina, in occasione del processo di Antonio Santapaola e Salvatore Tuccio,

     
 

di

UN AIUTINO DALL’AMICO? – Nell’occasione, Graci non avrebbe lesinato il suo intervento per ‘aggiustare’ processi a favore degli affiliati delle cosche. Un caso, per lo meno, sarebbe avvenuto a Messina, in occasione del processo di Antonio Santapaola e Salvatore Tuccio, accusati dell’omicidio di Giuseppe Sicali, piccolo estortore che aveva avanzato delle richieste di pizzo nei cantieri messinesi della ditta Costanzo. Dino Aiello, genero di Graci, avrebbe interessato un legale etneo “amico del presidente del tribunale peloritano, che conosceva bene”. Nino Santapaola e Salvatore Tuccio furono assolti per insufficienza di prove per l’omicidio Sicali, con sentenza del 1° aprile 1981 della Corte d’Assise di Messina. “Benedetto Santapaola ebbe a festeggiare tale evento nell’azienda agricola di Misterbianco di proprietà del cavaliere Graci”, ha raccontato ai giudici il pentito Salvatore Castelli.

IL BOSS E’ MATTO! – Ma la storia della criminalità organizzata è costellata di situazioni in cui perizie mediche compiacenti hanno aiutato i boss ad uscire dal carcere o ad avere sconti di pena. Una delle più divertenti è quella che ha coinvolto Marcello Colafigli, coinvolto insieme ad Antonio Mancini nell’agguato ai fratelli Proietti organizzato dalla Banda della Magliana per vendicare la morte di Franco Giuseppucci, er negro, uno dei primi capi storici del sodalizio criminale che “si prese” Roma. Anche a Colafigli venne diagnosticata una schizofrenia paranoide (la malattia dev’essere in qualche modo infettiva e collegata ai geni della criminalità, direbbe Lombroso), e nell’occasione del fattaccio di via Donna Olimpia raccontò che aveva preso a pistolettate i Proietti, che di mestiere fascevano i pescivendoli, perché continuava a sognare il Giuseppucci che, sotto forma di gatto, gli ordinava di ammazzare i “pesciaroli”, e queste “vocine” nella sua testa lo ossessionavano e non lo facevano dormire. A Colafigli, nella sua infinita storia perizial-processuale, diagnosticarono una “psicosi” schizofrenica paranoide”, una “sindrome psicotica delirante allucinatoria”, una “personalità epilettoide” (nonostante non fosse epilettico). Oggi, condannato all’ergastolo per tre omicidi, è detenuto presso l’ospedale psichiatrico di Aversa.

     
 

1 Commento

  1. Le persone affette da tale disturbo mentale possono interpretare fatti, comportamenti e comunicazioni come prove di complotti orditi contro di loro; tendendo a difendersi dalle persone che credono ostili, e che presumono coinvolte nei “complotti”.

    non so perché ma mi sembra che questa descrizione possa calzare a pennello anche a qualche politico

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

Ultime Notizie