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Editorialedi Mariangela Vaglio (Galatea)
pubblicato il 1 febbraio 2010 alle 09:00 dallo stesso autore - torna alla home

No, per essere precisi precisi, non ci è riuscita nemmeno lei. Neanche Donna Veronica può vantare, alla fin fine, di aver portato il quasi ex marito, Silvio Berlusconi, nelle aule del tribunale di Milano. L’udienza per la separazione, chiesta dalla Lario lo scorso aprile, non si è tenuta infatti in Tribunale, ma in Prefettura, perché il tribunale era off limits, a causa della inaugurazione dell’anno giudiziario. A quella Berlusconi ha mandato il suo protetto e ministro della Giustizia, Angelino Alfano; all’udienza in tribunale il suo consueto nugulo di avvocati, che dovranno cercare di venire a capo di un divorzio che si presenta di già non solo come altamente mediatico, ma anche potenzialmente assai salato per il signore di Arcore.

43 infatti i milioni di euro chiesti da donna Veronica per il “mantenimento”: a conti fatti, meno di 3,5 milioni di euro al mese. Un conto abbastanza salato per chi, fra i comuni mortali, considererebbe una botta di culo inimmaginabile mettere le mani su i 4000 euro al mese di Win for Life, ma che per magnate dei mass media – che in tribunale ha gioiosamente affermato di non essersi accorto che su un suo conto privato era transitata una tangente di qualche milione di euro perché è abituato a simili cifre come argent de poche- possono essere considerati, in fondo, una bazzecola.

Difficile immaginare cosa potrà riservare il futuro di questa burrascosa separazione. Dopo che le preghiere dei più fidi collaboratori sono andate a vuoto – si sperava infatti che Silvio, anche stavolta, con qualche moina riuscisse a tamponare l’ira della signora , come già era avvenuto in passato – non resta che lasciare il campo agli avvocati, che affilano le armi. Se Veronica presenta un conto milionario, la contro proposta di Silvio è tignosetta: 200mila euro al mese, praticamente meno di quanto costava una festicciola a Villa Certosa con qualche plotone di Veline e Apicella a far da sottofondo.

Gli avvocati, dunque. Quali siano le armi in loro possesso non è chiaro. La signora Veronica pare intenzionata a portar prove del fatto che il marito l’ha ripetutamente tradita e sbeffeggiata in pubblico. Saranno finalmente fornite prove e chiarimenti sui contorni della relazione fra Silvio e la allora minorenne Noemi Letizia, il caso che ha fatto scoppiare la vicenda e saltare i nervi alla Lario, tanto da spingerla a scrivere la famosa e furente lettera a Repubblica? Sarà la volta che il quotidiano di Scalfari otterrà qualche risposta alle famose 10 domande, non tanto da Berlusconi, ma dalle carte processuali? Non si sa.

Non si sa nemmeno cosa controbatteranno i legali di Silvio. Per ora il marito pare voglia attribuire a Veronica solo “troppo orgoglio e scarsa fiducia”: ma limitarsi a questa linea di difesa pare pochino, soprattutto perché è difficile che un qualsiasi giudice possa considerare Veronica colpevole di scarsa fiducia nella fedeltà del coniuge dopo che il coniuge ha in pratica ammesso di essere l’utilizzatore, per quanto solo finale, di compiacenti escort. Potrebbero allora essere ritirate fori dal cassetto le accuse di aver avuto anche Veronica delle liason? Nei primi e concitati giorni dello scandalo veline, Daniela Santanché aveva affermato di conoscere una relazione intercorsa fra donna Veronica e una sua guardia del corpo.

La Danielona, che potrebbe a breve essere nominata ministro, andrà a ripetere questo gossip in tribunale? Oppure entrambi i coniugi cercheranno, dopo questa prima udienza, di trovare un accordo segreto per evitare imbarazzanti confessioni, parate di amici e sostenitori, sibili e sussurri, un volare di stracci turbinanti che alla fine potrebbe travolgere entrambi? E i figli, in questo scontro titanico, come si comporteranno? Perché il divorzio non poteva capitare in momento peggiore, in cui, si capisce, c’è maretta grossa fra i due di primo letto, Marina e Piersilvio, e la progenie lariesca, ormai giunta alla maggiore età e decisa a ritagliarsi uno spazio nelle imprese di famiglia. Gli ingredienti per diventare una delle telenovele, o meglio un reality, di quelli che le tv berlusconiane hanno reso popolarissimi ci sono tutti: sesso, potere, soldi, belle ragazze ambiziose, relazioni adulterine, ville ed imprese da spartire in un crescendo di colpi di scena.

Berlusconi si è sempre ispirato a J.R. E all’estetica di Dinasty, ma non avrebbe probabilmente mai sospettato di ritrovarsi alla fin fine a dove divorziare come in una soap, anche se l’ambientazione italiana e le particolarità del caso potrebbero portare a situazioni ben al di là di quelle potevano immaginare gli sceneggiatori delle serie originali, pur nella loro sbrigliata fantasia: Feltri che pubblica sul giornale foto di Veronica in minigonna sotto i cavalcavia mentre tenta di adescare Sircana? Alfano che fa approvare un Lodo per procrastinare le udienze di divorzio alle prima cinque cariche dello Stato? Non resta che armarci di pop corn: se anche non ci sarà il 3d né gli avatar bluastri, potrebbe essere il film più appassionante dell’anno.

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