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La rubricadi Luigi Castaldi
pubblicato il 5 maggio 2008 alle 09:02 dallo stesso autore - torna alla home

Chi stabilisce quale sia il “bene comune”? Come facciamo a imporlo come fine? E poi, passando al pratico: i media che diffondono la conoscenza dell’uso del profilattico contro il contagio dell’Aids stanno “al servizio della persona e del bene comune”? Per qualcuno sì, per la Chiesa no: e come la mettiamo?

Il Messaggio di S.S. Benedetto XVI per la XLII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali è un testo assai interessante. Magnificazione del potere dei media che tanto hanno fatto finora in favore dell’alfabetizzazione, della socializzazione, della democrazia, della libera circolazione di idee e di notizie, ma “non manca, purtroppo, il rischio che essi si trasformino invece in sistemi volti a sottomettere l’uomo a Ratzinger00 Benedetto XVI e la Comunicazione Socialelogiche dettate dagli interessi dominanti del momento”. Come sottovalutare questo sgradevole effetto collaterale della libertà? Sua Santità, ovviamente, ha una soluzione: si dovrebbe “far sì che restino al servizio della persona e del bene comune”. Se stiamo parlando sul serio, non vedo che due possibilità: costringendoli o prendendone possesso. Nel costringerli ci metto tutta la gamma della persuasione, da quella morbida al sequestro; nel prenderne possesso ci metto tutta la gamma del controllo, dall’ispirazione alla censura. Sennò, che altro? Come si può far sì che chi possieda un medium non lo usi in altro modo che al servizio della persona e del bene comune?

Si realizza una bella cataratta di questioni. Chi stabilisce quale sia il “bene comune“? Come facciamo a imporlo come fine? E poi, passando al pratico: i media che diffondono la conoscenza dell’uso del profilattico contro il contagio dell’Aids stanno “al servizio della persona e del bene comune“? Per qualcuno sì, per la Chiesa no: e come la mettiamo?

“Oggi, in modo sempre più marcato, la comunicazione sembra avere talora la pretesa non solo di rappresentare la realtà, ma di determinarla grazie al potere e alla forza di suggestione che possiede”. Ben detto, ma non sarebbe pretesa identica a quella di chi volesse suggestionare le maggioranze in favore in un determinato “bene comune” che poi non si rivela così “comune” per le minoranze? E ancora: “Occorre evitare che i media diventino il megafono del materialismo economico e del relativismo etico, vere piaghe del nostro tempo”. Incassata la simpatia di chi non vede di buon occhio il materialismo economico, come la mettiamo col relativismo etico? Come stabiliamo l’assoluto che rende relativo tutto il resto? Chi ce ne fornisce gli estremi? In quali mani, sotto quale influenza, devono operare tutti i media?

“Si costata, ad esempio, che su talune vicende i media non sono utilizzati per un corretto ruolo di informazione, ma per «creare» gli eventi stessi“. A me viene in mente Padre Pio: è un evento in sé che un cadavere venga esposto o lo si crea dandone martellante notizia? Come si aggancia al “bene comune” quella maschera di silicone? Risposta: “L’uomo ha sete di verità, è alla ricerca della verità; lo dimostrano anche l’attenzione e il successo registrati da tanti prodotti editoriali, programmi o fiction di qualità, in cui la verità, la bellezza e la grandezza della persona, inclusa la sua dimensione religiosa, sono riconosciute e ben rappresentate…”. Capito come? Alla tv gli pompi lo sceneggiato sul santo, poi lo disseti con l’ostensione del suo cadavere. È il motivo per cui abbondano piattini colmi di salatini dove si vendono bibite.

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