Cultura

Il velo, la coercizione e il libero arbitrio

31 gennaio 2010

Il burqa è un falso problema? Contro una dittatura della minigonna, per un pensiero oltre lo steccato delle ovvietà ideologiche.

Oggi assistiamo a una chiusura lenta e progressiva dell’Europa contro lo straniero. Non è certo un fenomeno solo italiano: come disse una mia cara amica l’Italia è un pò il termometro politico dell’Europa. L’Italia fu la prima a consegnare il Paese a un dittatore durante il disastro economico tra le due guerre; è oggi la prima, (sempre avanguardista..), a essersi lasciata suggestionare da facili risoluzioni ai problemi, da sogni di rinascita economica e di rivendicazione identitaria. Proprio in piena crisi, come dopo il crollo del ’29. Oggi quest’immaginario si diffonde a macchia d’olio, ci sembra nuovo e invece è vecchio di secoli, a dimostrazione che le pagine “tristi” della Storia umana vengono progressivamente cancellate, mentre i fasti e le vestigia di un passato glorioso rimangono a solleticare l’immaginazione identitaria. Le identità di oggi si rifanno a vecchie fiabe di conquista e unicità, una memoria fervida e inventiva che riproduce e reinventa radici e tradizioni, spacciandole per vere. “Roma è nata romana e cristiana” o “L’Europa ha radici cristiane”, frasi che simboleggiano una totale a- storicità ma una sincera voglia di attaccarsi a un comun denominatore, latino e cristiano in questo caso. Uno studio più articolato potrebbe demolire in due minuti queste affermazioni.

MA E’ TUTTO ORO? - La modernità è un simbolo che nasconde ogni vecchia cazzata e la rivendica come “tradizione”. Oggi in Francia si discute di una legge per interdire la burqa nei luoghi pubblici, con la scusa della tradizionale laicità francese. Un’interdizione che si cerca di proprorre già da tempo, ma senza successo. Ma il governo ha escogitato altre vie per convincere i cittadini della necessità di questa legge. Con il dibattito dell’”identité nationale”, aperto il 2 novembre dello scorso anno da Eric Besson, ministro del super nuovo fiammante Ministero “de l’immigration et de l’identité nationale”, (un nome, un programma insomma), il nodo della questione è subito venuto al pettine. Doveva essere in teoria un dibattito sull’identità, anche se la parola “nationale”,(nazionale), alla fine rende questo discorso molto più limitato di quanto non lo sia in realtà, e si è trasformato inevitabilmente in un dibattito sull’Islam e sulla possibilità che hanno i musulmani di “integrarsi” nella società francese. Il fatto che ci siano diverse generazioni di musulmani, stabilitesi in Francia da decenni, non ha nemmeno sfiorato il pensiero delle “grandi menti illuminate” che organizzano il dibattito. Dall’Islam sono passati quasi subito, per associazione spontanea diremmo, alla questione del velo, o meglio della burqa. E rieccoci da capo.

VENGO ANCH’IO - Ora leggo che anche la nostra Mara si unisce al coro; la immagino sbracciarsi come una bambina eccitata e dire “Anche noi! Anche noi!”. “Subito una legge contro la burqa e il velo, mai più donne velate in Italia!”, (oh santo cielo ci toccherà (s)vestirci tutte come lei..), dimostrando un’ennesima volta il vuoto siderale che il Ministero per le Pari Opportunità rappresenta in questo governo. Un trenino del malaugurio insomma. Dopo il referendum svizzero sui minareti, e la proposta di legge francese ora le fasce più ottuse e estremiste del nostro centro-destra celodurista si sentiranno spalleggiate. (Voglio emigrare ancora più lontana, le Alpi sono troppo vicine!)  Ora, senza restare troppo sul motivo propriamente elettorale per cui il governo di Sarko sfodera questa legge, (è sempre e solo questione di voti alla fine, fra poco in Francia ci saranno le regionali e raccogliere i voti del Front National, il partito di Le Pen per intenderci, farebbero comodo), bisognerebbe interrogarsi sull’esistenza, reale o mitica, dell’emergenza burqa in Europa e sul significato profondo che queste manovre politiche possono celare, per non parlare dell’impatto sociale che tali costrizioni possono avere.

QUATTRO GATTE - Uno studio del Ministero dell’Interno francese dell’estate 2009 stima il numero di donne che portano il burqa in Francia tra un minimo di quattrocento a un massimo di duemila. Il numero esatto sembra tendere più verso le duemila anche se non si può dire con certezza, Le Figaro riportò entrambi i rapporti con un intervallo di due mesi circa; in ogni caso la cifra mi sembra irrisoria; duemila donne velate su un territorio nazionale di 65 milioni di persone non fanno nemmeno statistica. Dunque il problema è, potremmo dire, palesamente ideologico. Mi fanno ridere questi politici che si battono per la libertà delle donne con discorsi che si dimostrano totalmente sessisti e carichi di disprezzo. Un linguaggio forbito che nasconde un’inclinazione paternalista malcelata: “dobbiamo aiutarle, sono delle sottomesse!”. L’esatto tipo di discorso che convinse l’opinione pubblica sui benefici del colonialismo nell’800. O ancora che convinse metà Europa a seguire George W. Bush nella sua “pacifica” guerra Irakena.

SOLO UN PRETESTO - In generale queste donne “da aiutare” non sono quasi mai interpellate nel dibattito, ovvio, dando per scontato che sono sottomesse non ci si prende nemmeno la briga di porre loro la questione. La scusa che i familiari non le fanno parlare tiene poco, rifugiandoci in questo stereotipo rischiamo di non ascoltarle nemmeno quando si esprimono. E per non cadere dalle nuolve è bene aspettarsi sia una spiegazione che ci pare assurda sia una risposta perfettamente sensata, le scelte personali non sono tutte razionali, ma per capire bisogna parlare e non accusare. Detto questo non ci sono reali statistiche sula diffusione della burqa in Europa, né tantomento in Italia, almeno sfogliando nel web. Ritornando al Belpaese: bisogna dire che la nostra Mara sta forse tralasciando la radicale differenza tra il laicismo francese, che tende a eliminare ogni simbolo religioso dall’ambito pubblico, e quello italiano. Se di laicismo si tratta non è certo intransigente, come ben sappiamo. Tanto che la questione del crocifisso in aula crea tante divergenze anche nell’ala laica della popolazione, tanto che abbiamo fatto appello alla decisione della Corte Europea che ci intimava di toglierlo.

11 commenti a Il velo, la coercizione e il libero arbitrio

  1. ipazia

    Ma tu sei una donna?Da come ragioni,sembrerebbe proprio di no.Sembri piuttosto un prete.

  2. giul

    Bell’articolo! Complimenti davvero!

  3. Angela

    E’ un po’ quello che sostengo io da anni. Il Burqa e “le tette di fuori” sono due facce della stessa medaglia.
    E’ vero ciò che scrive la Tomasini, che la rivoluzione dovrebbe incominciare dalle donne stesse.
    Ma è anche vero che le donne dovrebbero fare una mostruosa autocritica su quello che hanno ottenuto con la parificazione e la libertà sessuale.
    Dunque, cosa abbiamo ottenuto?
    Un par de balle. Nel senso che siamo ancora considerate o puttane o sante o madri. Mai persone, più semplicemente oggetti per il maschio dominante. Perchè il maschio, o meglio, la cultura maschilista continua a regnare.
    Mara Carfagna ne è il sintomo più chiaro. Lei non se ne rende conto o forse le sta bene. Ma il fatto che alle pari opportunità sia stata messa una “prostituta delle immagini” che *forse* si è guadagnata il dicastero grazie a prestazioni sessuali orali (così dicono le male lingue) la dice molto lunga.
    Le Veline e le Burqine sono figlie dello stesso padre. Un Pater che vede la donna come una sua proprietà. Che poi la proprietà faccia vedere la vulva a tutti oppure solo a lui, c’è poca differenza. Sempre di oggetto sessuale trattasi.
    Per questo il discorso sul libero arbitrio lo sento fuorviante.
    Secondo me, ogni essere vivente mira alla libertà. E libertà significa autodeterminare sè stessi. Questo però non è facile perchè sin da quando siamo piccoli siamo circuiti dalla mentalità dei nostri genitori, dei parenti, della società, della cultura che ci circonda. Se vivi in Italia, in una famiglia media, probabilmente ti sembrerà naturale fare il finto cattolico e mostrare le chiappe per ottenere qualcosa magari sognando il palco del grande fratello o di striscia la notizia.
    Se nasci, che ne so, a Teheran ti sembrerà semplice e naturale vivere reclusa e nascosta, pregando dieci volte al dì e soddisfando ogni richiesta del tuo padre-marito-padrone.
    E dunque, cara Valentina, siamo d’accordo. Però, dico io, la libertà non è riscontrabile in nessuno dei due sistemi descritti. Se fossimo libere (e liberi) probabilmente non indosseremmo neanche i vestiti e assomiglieremmo ai Na’vi di James Cameron. Semi-nudi. Bellissimi. Liberi. In simbiosi col loro ambiente. Estremamente rispettosi dell’altro (a prescindere dalla specie).
    Invece siamo delle teste di cazzino, tutte prese a considerare solo l’aspetto fisico delle persone. Come si vestono. Cosa vestono. Come ti trucchi. Quanti cm fai vedere. E più sei troya, più sei volgare, più hai successo.
    Capita anche a me, nel mio mondo lavorativo, dove i colleghi non fanno altro che farmi notare quanto io sia cesso e quanto le mie colleghe (una in particolare) siano strafighe. Nonostante si viaggi verso la quarantina, mi sembra di essere sempre circondata da liceali in subbuglio ormonale che non vedono altro che tette, culi e bocche pronte.
    E non importa se una è brava o meno, no! Importa solo l’aspetto esteriore e quanto lo fai vedere. E la collega strafiga, quando si mette le miniminiminigonne e le tette di fuori, neanche se ne rende conto di essere fuori luogo. Lei pensa di essere bella e le belle devono farsi vedere.
    Questo è l’humus culturale italiano. E non è diverso da quello dell’arabia saudita. Siamo sempre e comunque oggetti, belli o brutti, ma sempre oggetti.
    Hai perfettamente ragione, Valentina. Il confine tra libero arbitrio e costrizione è sottile. Per come la vedo io, l’Italia è scivolata nella costrizione da sempre.
    Le donne sono sempre e comunque begli oggetti che non devono parlare, bensì solo mostrare le loro grazie.
    Guarda la tv. Non c’è una donna normale. E se c’è l’additiamo subito per cesso. Mentre gli uomini son dei grandi bidoni, però.. SONO BRAVI!!!!
    No, non siamo libere per niente. Altrimenti io non sarei circondata da liceali quarantenni cretini che fanno di tutto per farmi star male. Io ho notato anche questo: tanta gente gode nel sottolineare quando sei brutta e gode nel farti soffrire per questo motivo. E da questo che poi, secondo me, nasce tutta questa ossessione per “il bello femminile” che poi si evolve nella velina, nella letterina, nella escort. C’è una cultura, assorbita sin da quando siamo piccoli, che dice che la donna che conta è quella bella. Noi abbiamo in bocca sempre la parola bello. E nonci rendiamo neanche conto dei danni che facciamo. Io credo che alla base di questa situazione italiana ci sia proprio questo. Bella, bella, figa, fighissima, gnocca. E tutte le altte son da prendere a pesci in faccia. Così nascono le dittature. Io già la vivo la dittatura, cara Valentina. Secondo i miei colleghi dovrei girare in burqa perchè faccio schifo. Beh, Valentina, io non vorrei nessuna dittatura. Vorrei che la smettessimo di catalogare le donne in fighe e cessi. Magari se iniziamo da qua, la rivoluzione parte.

  4. ipazia

    Vedi Angela,se uno analizza il mondo “per fatto personale”,rischia di prendere tanti di quei granchi che nemmeno puoi immaginare, e di osservarlo con le lenti dello strabismo individuale,e vedere un unico albero nell’intera foresta.E’ quanto hai fatto tu nel tuo commento.

  5. “Ma tu sei una donna?Da come ragioni,sembrerebbe proprio di no.Sembri piuttosto un prete.”

    Ipazia: sono una donna, perlopiù agnostica e non battezzata dai genitori(che ringrazio tanto)! Sona una studentessa di antropologia e il mio percorso scolastico mi ha portato inevitabilmente a una critica dei miei modelli di pensiero occidentali,(per studiare l’Altro bisogna essere capaci di conoscere se stessi in primis). Inoltre non mi pare un linguaggio liturgico il mio ma se proprio vuoi considero certi preti ripettabilissimi, come certi imam, e altri assolutamente criticabili, come certi imam;)

    Inutile dire che sono d’accordo su Angela che ha evidenziato il punto cruciale.!

  6. “La liberazione della donna deve partire dalle donne stesse” è quello che penso anch’io. Come dicevo nei commenti al pezzo che abbiam pubblicato ieri, a proposito di burqa e bikini, sempre di schiavitù si parla…

  7. sayeret matkal

    Beh, l’articolo non mi piace ( diciamo pure che fa schifo…) tuttavia, siamo in un paese libero dove ognuno, ha il diritto di dire quello che pensa in merito a tanti argomenti delicati come questo.
    Tuttavia, ricordo che, i porci islamici sono venuti in Europa non per integrarsi, ma semplicemente per dare ordini…Beh, questi signori ( soprattutto in Italia..) non chiedono, ma pretendono, e questo noi non lo possiamo accettare. L’integrazione significa anche reciprocità, che tradotto in italiano significa che se un occidentale vuole diventare schifoso musulmano può farlo liberamente. Ma questo, deve valere anche nel caso in cui un musulmano vuole convertirsi al cristianesimo ( ci guadagna…questo è poco ma sicuro..).Tuttavia, non è cosi…se qualche musulmano si converte al cristianesimo, lo fa in silenzio per paura di essere ucciso dai porci estremisti musulmani di m…… Questi porci chiedono sempre la costruzione di moschee, benissimo, noi lo possiamo accettare solo se questi maiali permettono la costruzione di chiese a casa loro ( questo non potra mai realizzarsi … maiiiiiiiiiiii ).Alla luce delle superiori considerazioni, l’integrazione non può mai realizzarsi, semplicemente perchè, questi terroristi del c….. vogliono solo conquistare l’occidente..e noi dobbiamo lottare per evitare questo ( ai c….pacifisti anti-israeliani..può far piacere che un domani, mia figlia ,sia costretta ad indossare il velo perchè gli arabi sono diventati maggioranza, ma non è il mio sogno…e se questo è il loro obiettivo, beh meglio combattere e rispedirli nel deserto…questo non lo voglio io, ma loro….).
    La discussione sul velo, è molto importante, soprattutto in Italia, atteso che da noi è proibito camminare con il volto coperto ( questa è legge…). In Francia l’hanno capito e prendono seri provvedimenti. Tutto il resto, sono solo parole inutili con il quale si vuol far passare la questione del velo islamico come un diritto per gli stranieri ( c…… arabi nel caso in specie….ahahahahhahah ). VIVA ISRAELE E GLI ISRAELIANI, UN POPOLO CON GLI ATTRIBUTI…

  8. trallalero trallalla

    Seryet mentecat……

  9. flock

    “proposito di burqa e bikini, sempre di schiavitù si parla…!”

    dieci minuti di risate

  10. Valentina Tomasini

    Sayeret l’articolo può anche farti schifo ma parlare dei musulmani come dei porci mettendo tutti nello stesso sacco e aberrante come il tuo discorso in generale. Nei tuoi propositi non ti rendi conto che utilizzi frasi trite e ritrite, stereotipi popolari buoni per un leghista campagnolo, per giusitificare un razzismo “a priori”. Non può esistere integrazione punti. Io non lo credo dato che l’uomo ha sempre viaggiatom, tra scontri e incontri, e tu sei probabilmente il risultato di tante migrazioni (come tutti noi). Ma dall’alto del tuo pregiudizio lo negherai sicuramente. Ebbene ognuno ha le sue idee ma le tue mi fanno schifo, siamo dunque sulla stessa linea d’onda. Vai a trovare il reverendo Terry Jones e brucia il corano tutte le volte che vuoi.

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