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Niente resterà impunitodi Pietro Salvato
pubblicato il 30 gennaio 2010 alle 19:45 dallo stesso autore - torna alla home

Piccoli Tartaglia crescono, almeno stando alle poche e scarne notizie filtrate dal bunker editoriale del quotidiano Libero, il giornale diretto da Maurizio Belpietro. Secondo quanto si è venuto a sapere, infatti, l’altro ieri un uomo si sarebbe presentato nella sede della redazione milanese del quotidiano, affermando di avere avuto l’autorizzazione a poter entrare nei locali del giornale. Tuttavia, la vigilanza si sarebbe insospettita e, davanti alle insistenze dell’uomo, avrebbe poi chiamato i carabinieri che da tempo, peraltro, stanno di pattuglia intorno la sede del quotidiano. A questo punto, l’uomo preso da un vero e proprio raptus d’ira, avrebbe dichiarato quali, in realtà, fossero le sue vere intenzioni: “Voglio pestare a sangue il direttore Belpietro“. A questo punto, costata la serietà e la gravità delle minaccie, la security del giornale milanese avrebbe deciso di chiamare immediatamente la Digos che, solertemente, adesso starebbe indagando sull’episodio. A quanto risulta all’agenzia di stampa Adnkronos, inoltre, l’uomo sarebbe stato prima tenuto in stato di fermo per poi essere successivamente avviato “alla procedura per un trattamento sanitario obbligatorio”. Alla sede di Libero, nel frattempo, su disposizione della stessa Digos, sarebbe stata rafforzata la sorveglianza.

Dopo qualche ora di conciliabolo tra comitato di redazione del quotidiano e lo stesso Belpietro, è stato infine diramato il seguente comunicato a firma del Direttore, che qui integralmente riportiamo: “Il clima d’intolleranza e di odio sta dando i suoi frutti. Adesso diranno che è un matto, ma di matti ce n’è un gran numero, bisogna domandarsi perché vanno tutti nella stessa direzione. C’è stato Tartaglia e ce ne sono stati altri Proiettili, minacce, buste con la polvere, tutti in una stessa direzione. E’ mai possibile che tutti i matti vadano in una sola direzione? Una qualche motivazione ci deve pur essere“. Infatti, analoghe minacce negli ultimi tempi sarebbero pervenute anche ad altri giornali e giornalisti, diciamo così, “non allineati” con quel “pensiero dominante di sinistra”, che va tanto per la maggiore nelle varie redazioni, come per esempio allo stesso Il Giornale. Per la verità, al Giornale è capitato pure che “le minacce”, qualcuno, se le confezionasse pure su misura. Come quando fu recapitata una lettera minatoria, con tanto di stella delle Brigate Rosse, alla porta d’ingresso della redazione genovese del quotidiano. Conteneva deliranti minacce nei confronti della redazione, del capo della redazione genovese e ad un giornalista. Passò appena qualche giorno, e, tuttavia, la stessa Digos scoprì che l’autore della missiva era stato lo stesso giornalista fatto oggetto di minacce.

Certo, intendiamoci, non è questo quanto è successo al direttore Maurizio Belpietro, al quale, invece, giriamo la nostra più convinta e sentita solidarietà. L’affaire Tartaglia, del resto, docet! Sommessamente, tuttavia, vogliamo dare un consiglio al direttore. Vuoi vedere che a via di auto-celebrarsi in tv a colpi di “sì, io sono un antipatico e ne sono fiero” e di condurre, sempre in tv, una trasmissione chiamata, appunto, “l’antipatico” qualcuno, poi, finisce per prenderla davvero sul serio? Il mondo è pieno di matti… quanto ha ragione, caro direttore.

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