Due statue in una galleria d’arte: una veste un bikini, l’altra indossa un burqa. Due universi femminili diversi a confronto che, grazie ad una lunga chiacchierata, si scoprono molto più simili di quanto potessero immaginare. La diffidenza, parola dopo parola, lascia il posto alla confidenza, all’intesa, all’amicizia. Questo post è una traduzione imperfetta di un pezzo teatrale: “Burqa and Bikini (Two Babes in a Bicker), a 10 minute stage“, scritto da una sceneggiatrice americana, Sabina England, pubblicato a settembre sul suo blog-progetto “The American dream is Dead“. La ringraziamo per averci concesso il permesso di tradurre il suo testo. Lo abbiamo fatto quasi alla lettera, sintetizzandolo pochissimo. Prendetevi dieci minuti di tempo per arrivare in fondo…Buona lettura.
PERSONAGGI
Burqa, una donna con il burqa
Bikini, una donna in bikini
LUOGO
Una galleria d’arte, da qualche parte negli Stati Uniti d’America
TEMPO
Ambientato ai nostri giorni
SI APRE IL SIPARIO- La luce si avvicina ed illumina le due donne sul palco. Sono ferme in pose congelate. Espressioni vuote quelle dei loro volti. In scena anche altre persone sparse che le osservano. Qualche minuto dopo il palcoscenico si svuota, eccetto che per loro due, che rimangono sole. Rompono le loro pose congelate e si stiracchiano un po’. Mentre lo fanno si guardano l’un l’altra con aria diffidente, maligna. Grande è l’antipatia reciproca. Poi iniziano a parlare…
Bikini- Oh che mal di di ossa…
Burqa- Le statue non hanno ossa, manichino
Bikini- Beh, dico quello che mi pare… (si schiarisce la voce) Oh, che mal di ossa!
Burqa- Povero me, anch’io ho mal di ossa (ironica)
Burqua guarda con disprezzo Bikini, che non riesce a sostenere lo sguardo, e prende a parlare
Bikini- Tu pensi che io sia una puttana ed un’oca, vero?
Burqa- Non ho mai detto che sei una puttana, anche se direi che sei proprio un’oca…
Bikini- Sei gelosa perché non indossi un bikini come me. Ma guardati, infagottata in quel burqa orrendo. Oh, che vita paradisiaca dev’essere quella di una statua infagottata in un burqua!
Burqa- Probabilmente tu pensi che io mi senta oppressa
Bikini- Beh, sì. Non è così?
Burqa- No, in realtà, penso che sia tu ad essere oppressa, e mi dispiace per te
Bikini- Come mai? Guardami, ho un bel bikini e sto mostrando al mondo intero il mio corpo. A me nessuno dice cosa devo fare. Tu ti sei messa quel sacco addosso, perché l’artista, un uomo, ti ha costretto a farlo
Burqa- Nessuno mi ha obbligato a indossare il burqa. Ho scelto io, perché voglio piacere al mio Signore! Il mio corpo è un “gioiello” e voglio proteggerlo
Bikini- Stesso discorso per me: indosso un bikini perché mi piace. Anch’io considero il mio corpo qualcosa di prezioso. Per questo voglio farlo vedere a tutto il mondo! Sono un diamante, baby
Burqa- Esattamente. Senti il bisogno di indossare un bikini perché sei disperatamente in cerca dell’approvazione dei maschi. Vuoi che con i loro sguardi loro possano farsi sentire bella
Bikini- Che c’è di male nel cercare approvazione? Che c’è di male se mi fa piacere avere un sacco di uomini che mi stanno a guardare solo perché vado in giro così?
Burqa- Beh, capita anche a me, con questo burqa addosso…
Bikini- Non fa caldo là sotto?
Burqa- Non si senti un po’ sporca quando ragazzi ti sbavano dietro come se tu fossi una bambola gonfiabile?
Bikini- Sei proprio strana
Burqa- Sei patetica
Bikini- Secondo me sei oppressa
Burqa- Tu la chiami oppressione, io questa la chiamo “liberazione”
Bikini-Ti sei mai messa un bikini? Almeno una volta? Non sei curiosa di sapere come ci si sente ad essere quasi nuda, in piedi sulla spiaggia, mentre tutti i ragazzi ti guardano come se volessero mangiarti?
Burqa- Ma va, non ho mai mostrato nemmeno i miei capelli in pubblico
Bikini- Perché no?
Burqa- Credo nella modestia. Faccio quello che il mio Signore mi dice. Lo dice la mia religione che devo proteggere il mio “gioiello”
Bikini- A me non frega nulla di Dio, della religione. Io faccio quello che voglio! Non provare a dirmi che devo coprirmi eh!
Burqa- Ma mica ti sto dicendo di metterti un burqa. Tu resta in bikini, io voglio portare il mio burqa
Bikini- Tanto per essere chiari: nessuno può dirmi di mettermi un burka. Io sto in bikini perché mi piace. Ne ho il diritto, ed anche questo mi piace
Burqa- Vedi, è questo il bello dell’essere in questo Paese. Posso vestirmi come voglio. Ma la gente quando mi vede con questo addosso mi chiama “terrorista” e dice che non mi dovrebbe essere consentito indossarlo. Eppure pensavo ci fosse libertà di espressione qui…
Bikini- Come si può considerare il fatto di indossare un burqa “libertà di espressione”?
Burqa- La libertà di espressione equivale alla libertà di esprimere se stessi, in qualunque modo
Bikini- Non ci ero arrivata…
Burqa- Il bikini per te è l’espressione del tuo sentirti libera. Il mio burqa è l’espressione della mia devozione ad Allah
Bikini- Sai, ho sempre pensato che voi foste deboli, indifese, oppresse. Ma mi sa che invece a te non si riesce proprio a tappare la bocca (ride)
Burqa- Eh, è quello che tutti pensano






> Dobbiamo avere il caffè volte anche più tardi in futuro.
refuso (oppure non ho capito lo statuese
l’ennesimo,grazie! Ora provvedo. Deriva dai miei taglia (giacché c’ero ne ho sistemato un altro ancora)
La lettura non è stata buona per nulla,tesoro mio,vista l’ambiguità di fondo sottesa al testo.Ricordati che nel mondo non ci sarà più libertà,rispetto ad oggi, quanno le donne torneranno ad indossare il costume intero,mentre si accrescerà se il medesimo costume potranno indossarlo ,un giorno lontano,le donne che vengono chiamate musulmane.
però, sai cosa Ipazia: io che posso indossare tranquillamente il bikini non mi sento libera come potrei.Se la statua ha paura del grasso e della cellulite, io non ne ho paura, perché sto già sperimentando da un po’, ma ne ho vergogna talvolta. Secondo me la vera libertà arriva quando noi impareranno a non avere timore dei nostri limiti (e non mi riferisco solo a quelli fisici) e delle nostre debolezze e gli altri impareranno a non valutarci basandosi su di essi. Credo che la statua in bikini non sia meno oppressa di quella che indossa il burka. Sono solo due livelli diversi di soggezione. Nel primo caso a delle regole non scritte ma largamente condivise
-Credo che la statua in bikini non sia meno oppressa di quella che indossa il burka. Sono solo due livelli diversi di soggezione. Nel primo caso a delle regole non scritte ma largamente condivise
E’ proprio questa l’ambiguità di fondo che rampolla dal testo:l’idea che la necessità di andare dal chirurgo per essere accettata sia equivalente a quella di non scoprire la ciocca dei capelli per non venire massacrate di botte e finire la propria esistenza in qualche fossa comune.Altra cosa è il condizionamento sociale ed ideologico,al quale c’è possibiltà di sottrarsi,altra quello fisico,che finisce per deturparti l’anima (Nel senso di Psiché,ovviamente).La cosa che mi disturba di più in questa posizione che ormai sembra aver sposato quanto resta del glorioso femminismo d’antan,è che,sensa accorgersene,scade in una determinazione sessuofobica e si prostra indifesa alle ragioni dell’avversario.
l’ambiguità persiste ma, in questo caso, solo in questo, la statua in burqa dice che lo porta con piacere perché glielo chiede il suo Dio. Ciò non toglie che non tutte le donne musulmane si coprano per lo stesso motivo. Altre non si coprono affatto. Poiché io lo leggo da occidentale complessata inevitabilmente mi viene da soffermarmi su quei punti che mettono in discussione la mia presunta libertà. Non ho compreso la determinazione sessuofobica di cui parli:D, se vuoi spiegarmi meglio son qui
Accettate e senza,perdindirindina!!
Ma quale dio,talentononsprecato,quale dio.Ciò che queste signore chiamano dio è la violenza che su di loro esercitano da secoli i loro uomini,i padri,i mariti,i fratell,i preti etc.,che nascondono i loro corpi perche ne vogliono il possesso assoluto e chiamano oscenità la disponibiltà che una donna può avere del medesimo.Questa è la stessa logica che porta gli uomini delle nostre società a continuare a chiamarci puttane quando esercitiamo la nostra libertà sessuale,a sostenere che il sesso è plausibile solo se si accoppia all’amore,e chiamano amore il tipo di rapporto che conosce una loro qualche forma di codificazione.E fanno mettere i mutandoni alle giocatrici di pallacanestro ,perchè altrimenti gli uomini guardano loro il culo,e protestano con le ballerine che in tv lo sciorinano in abbondanza a tutte le ore,perchè il nudo è osceno e bla bla bla.Quando in questa logica si collocano gli uomini,tutto è regolare,ma spesso siamo noi a cadere in questo tranello perverso e abbiamo smesso ormai da tempo di urlare ad alta voce “IO SONO MIA!”
ora capisco bene che intendi:”IO SONO MIA”. Voglio provare a gridarlo anch’io. Grazie
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