Perché stiamo diventando iconoclasti selettivi?
Il 22 gennaio scorso il giudice Luigi Tosti è stato rimosso dall’ordine giudiziario per decisione della sezione disciplinare del CSM. Da maggio 2005 a gennaio 2006 si è rifiutato di tenere udienze perché c’era il crocifisso in aula e lui era contrario. Non faccio commenti sulla sua scelta, perché in primis sono cavoli suoi se non era soddisfatto dell’arredamento del tribunale e in secondo luogo perché ha pagato personalmente le sue opinioni, in
quanto è stato abraso e mazziato. Non mi sogno nemmeno di giudicare il giudizio del Consiglio Superiore della Magistratura, giacché appunto è Superiore e anche per via del fatto che tanto c’è già chi ci pensa, a dispensare benedizioni all’operato del CSM. Mi pongo solo alcune domandine.
DOMANDE - Si può, in tempi oscuri come questi, non amministrare la giustizia per la presenza di una cosa la cui presenza ti scoccia? Se tu non credi in un simbolo, esso viene declassato a mero oggetto o resta un simbolo? Se per te non significa nulla ma per un altro magari può essere essenziale e fondamentale cosa ti costa lasciarglielo lì? Lo fai per una questione di principio? Ma questo principio ha la p minuscola o maiuscola? Eh, no, perché la dimensione della p in questi casi è importante. Dal gennaio 2006 al gennaio 2010 cosa può fare uno che non va a lavorare perché c’è la riproduzione di un tale mezzo nudo appesa al muro? Avrà scolpito crocefissi in legno, sarà andato a fare una bella gita ad Assisi, ma senza entrare nella Basilica, oppure a Roma evitando come la peste la Cappella Sistina? Uno che è contrario al crocefisso quando deve lavorare, si deve astenere dalle gite culturali con mete di natura religiosa? Non è una questione di coerenza? O forse c’è una differenza tra il vedere il crocefisso in chiesa o in ufficio o a scuola o in tribunale? Non saprei. Mi ricordo che l’unica volta che Gesù, che era buono come il pane, ha perso le staffe è stato quando ha visto i mercanti nel tempio. Perché? Non gli piaceva la gente inopportuna che non sa stare dove deve, o forse non gli piaceva la gente che fa commercio nella casa di Dio, che fa la morale ai disgraziati mentre si ingrassa di soldi? Comunque a me la presenza del crocefisso non ha mai dato fastidio. Tante volte l’ho guardato, nei lunghi giorni in classe, per chiedergli un favore o ringraziarlo per un bel voto. Ma nessuno mi ha mai obbligato a pregarlo né a venerarlo, nella scuola di preti che ho frequentato. Nella mia scuola i preti ci hanno insegnato la filosofia di Giordano Bruno e di Galileo Galilei, peraltro. All’Istituto dei Padri Dehoniani del Sacro Cuore di Gesù Cristo ho imparato il greco, il latino e la grande verità che non è il crocefisso che ti inchioda a un certo modo di pensare e di vedere le cose, ma sei tu stesso.
ICONOCLASTIA SELETTIVA - Iconoclastia, questo è il vecchio nome della fobia per le immagini, dell’antipatia verso i simboli religiosi. Una muffosa questione bizantina del nono secolo o giù di lì, quella di non amare le immagini, soprattutto quelle degli altri, che fu una gran bella scusa per scatenare persecuzioni e lotte fratricide e si risolse in nulla, a parte il lago di sangue umano, ovviamente. Comunque gli iconoclasti una volta erano considerati eretici ed evidentemente anche adesso, da noi che abbiamo riempito il mondo di immagini, disegni, pitture, sculture, film, documentari, reality e programmi di ogni genere e tipo. A quanto pare la nostra società produce ancora individui che non ne sopportano alcune, di questa messe di immagini. Per un certo gruppo sarei molto d’accordo, però sono dell’idea che vadano tollerate, a malgrado della loro intrinseca bruttezza e volgarità. Abbiamo visto di tutto, in questi anni, tanto che varrebbe la pena di rimuovere e abbandonare alle braccia dell’oblio certe mostruosità e abomini estetici e morali che ci tocca vedere. Ma se sopportiamo quelli, perché fare questioni di principio sul crocefisso e ora anche sul burqa? Forse perché il primo è troppo scoperto mentre il secondo troppo coperto? O forse perché è normale prendersela con i poveri cristi? E questi cristi, per noi, hanno la c maiuscola o minuscola? Comunque non si può essere iconoclasti in modo selettivo, per alcune immagini sì e altre no.


…I miei preti mi spiegarono che un uomo saggio è anche tollerante. Purtroppo la saggezza e la tolleranza non si comprano al mercato, e nemmeno in chiesa e neanche in tribunale. Capire dove si comprano: questo è il problema….
Spesso i preti, anzi siamo politically correct gli “operatori del divino” chiedono ai non credenti di essere tolleranti, di accettare le loro usanze e tabu’ perche la legge morale non dipende, secondo loro, dall’essere credenti o meno altrimenti si cade nel relativismo(repente Einstein!!!).
A questo punto pero’ come si fa ad essere tolleranti e non relativisti? Se tolleri significa che accetti che cio’ in cui credi puo’ non essere l’unica verità del mondo quindi sei relativista.
Questi vogliono la l’acquasantiera piena e tutti i fedeli battezzati.
“Di tutte le religioni, quella cristiana è senza dubbio quella che dovrebbe ispirare più tolleranza,
sebbene fino ad ora i cristiani siano stati i più intolleranti tra gli uomini.”
Voltaire, «Dizionario filosofico», 1764
“Il clericale domanda la libertà per sé in nome del principio liberale, salvo a sopprimerla negli altri, non appena gli sia possibile, in nome del principio clericale.”
Gaetano Salvemini
«Ogni donna che prega o profetizza a testa scoperta, reca un affronto al suo capo [il maschio], infatti sarebbe come se essa fosse rasata. Pertanto se una donna non vuole mettersi il velo, si tagli addirittura i capelli! Ma, se per una donna è vergognoso tagliarsi i capelli o essere rasata, si copra col velo. L’uomo invece, non deve velarsi il capo, essendo egli immagine e riflesso di Dio; mentre la donna è riflesso dell’uomo.» Bibbia, Levitico
Probabilmente non vale la pena di lasciare questo commento, tanto per iniziare perché questo, a mio parere, non può neppure essere considerato un vero articolo di giornalismo (o di giornalettismo). L’autrice usa una notizia come mero spunto per propinare per l’ennesima volta le solite argomentazioni pro-crocifisso-dove-non-deve-stare, senza metterci del suo e introducendo elementi di contraddizione che indeboliscono le sue stesse argomentazioni. Da un articolo giornalistico mi aspetto che stia più “sul pezzo”. Ma forse sono io che sbaglio e l’autrice è una mera opinionista. Sarei curioso di leggere l’eventuale pezzo nel caso ipotetico in cui il Consiglio Superiore della Magistratura avesse dato ragione all’ormai ex giudice Tosti: l’avrebbe considerato ancora troppo Superiore per metterlo in discussione?
Quanto alle opinioni espresse nell’articolo, esse sono di un’ingenuità e di una mancanza di rigore argomentativo imbarazzanti. A partire dalle premesse. Fermo restando che la vicenda del Tosti è passata quasi per intero sotto silenzio, e quindi la preoccupazione dell’autrice del fatto che si distolga l’attenzione da problemi “più importanti” è ridicola [cit. "L’iconoclastia, le Crociate. Ottima iniziativa ludica, in tempi di vacche magre e magrissime, a distogliere l’attenzione del popolo da altre più proprie e urgenti necessità."] Manco il Tosti avesse occupato le prime pagine dei quotidiani per giorni e giorni. Quando ci dà fastidio che si metta in discussione qualcosa, si usa sempre questa pseudo-argomentazione del “ci sono più urgenti necessità”. In ogni caso, sbaglia, e inganna, l’autrice quando parla di iconoclastia. L’iconoclastia è contro il simbolo, o i simboli, di culto in sé, contro la loro venerazione: non contro il fatto che vengano esposti nei luoghi non appropriati. Nessuno chiede, né spero chiederà, di eliminare i crocifissi dai luoghi di culto, dalle edicole nelle strade, dalle abitazioni private ecc. Io per primo mi batterei contro un simile attentato alla libertà. Detesto cordialmente la religione islamica, molto più che il cattolicesimo, eppure sono contro la recente decisione della Svizzera in merito ai minareti. Se non ricordo male, qualche anno fa una hostess venne sanzionata dalla sua compagnia aerea perché indossava un crocifisso sul lavoro: personalmente, trovai aberrante questa cosa. Ma qui parliamo di crocifissi nelle aule scolastiche pubbliche, nei seggi elettorali, negli ospedali pubblici e, nel caso specifico, nelle aule giudiziarie. Tutti luoghi che devono essere neutrali rispetto al credo religioso. Tutti luoghi dove quel crocifisso non svolge -non deve svolgere- alcuna funzione pratica. Peggio, luoghi dove esso introduce, suo malgrado, una discriminazione. Quello stesso Gesù che giustamente cacciò i mercanti dal tempio perché non dovevano far commercio proprio lì, disse anche “date a Cesare quel che è di Cesare”.
Punto fondamentale che ogni volta i pro-crocifisso-ovunque (anche nei bagni pubblici? sa quanti invocano sollievo per i propri problemi intestinali?) fingono di dimenticare (o ignorano): un simbolo non smette di essere tale perché non ci si crede. Un simbolo smette di essere tale solo quando se ne ignora il significato. Quando tutti lo ignorano. Nel momento in cui non è funzionale e neanche correlato alla funzione pubblica svolta nell’edificio pubblico, logica vuole che esso vada rimosso in quanto parziale. Così come andrebbero rimossi un Buddha o un palo totemico dei Sioux.
Ribadendo che non volere il crocifisso in tribunale non è iconoclastia bensì un semlice atto di coerenza verso la neutralità di una certa funzione, rispondo che sì, si può e si deve essere iconoclasti in modo selettivo -almeno nel modo inteso dall’autrice: dal momento in cui la svastica è diventata simbolo del nazismo e dei suoi crimini, per esempio, son contento che la si voglia relegare solo in film e documentari storici e mi disgusta quando invece la vedo per strada, scarabocchiata su qualche muro. La finta argomentazione che rifiutare un simbolo dovrebbe spingere a rifiutare ogni immagine è palesemente puerile e non mi ci soffermo: tanto varrebbe ci accecassimo tutti, non crede? Non si vede perché se non mi piace il cavolo non dovrei mangiare affatto. All’opposto, per paradosso (e per la malintesa coerenza propugnata dall’autrice) dovremmo sopportare ogni immagine ovunque. Sopportare che si leggano riviste porno in chiesa (altro che i calzoncini corti in Estate).
Mi spiace che l’autrice si spinga a giustificare l’abuso dell’imporre un simbolo “perché se no perderebbe il lavoro”. Non credo si faccia il passo troppo lungo se le si ricorda che i martiri cristiani rinunciarono a ben più che il posto di lavoro per sostenere i propri ideali. Eppure sarebbe bastato loro rinnegarli pubblicamente, pur continuando a crederci dentro di sé! Io ammiro quei martiri, sebbene non sia cristiano. Non so se si possa definire il signor Tosti un martire della laicità, ma non è questo a dare validità al mio paragone.
La donna in burqa non piace perché nasconde la propria identità, sono d’accordo. Non piace per il sistema di oppressione del genere femminile che rappresenta. Ma il tritolo si può nascondere più comodamente, ed è stato fatto, in uno zainetto. Si sente tranquilla quando vede giovani ragazzi occidentali che indossano un bello zainetto di marca, dove potrebbero celare esplosivo o armi da fuoco? E i pacchi? Si immagina quanto poco basterebbe per compiere un attentato suicida da qualche decina di morti in un ufficio postale? Non sia ridicola, per favore.
L’imposizione sbagliata non è quella di togliere il crocifisso, ma di lasciarlo e di metterlo dove non deve stare. Esattamente come non si deve mettere un cartello di attraversamento pedonale in mezzo a un’autostrada. L’uomo è saggio quando comprende cosa è opportuno e cosa no. L’uomo è saggio quando non supporta una posizione insostenibile sul piano logico con false argomentazioni o con dettami di fede. L’uomo saggio tollera il cristianesimo e i suoi simboli a patto che non “colonizzino” le funzioni pubbliche che esistono per tutti, anche per i non cristiani. Non vedo perché il cristiano debba sentirsi rassicurato dal vedere il crocifisso in aula di tribunale mentre l’ebreo o il musulmano si trovano a sospettare che “la legge è uguale per tutti” sia una gran menzogna. Le ricordo che, molto più che l’iconoclastia, fecero morti le persecuzioni agli eretici, agli ebrei, agli atei e le crociate in Terra Santa. Le ricordo che il signor Ratzinger rivendica l’obiezione di coscienza per tutti i cristiani che hanno scelto mestieri che, mannaggia, potrebbero portarli a fare qualcosa considerato sbagliato dalla Chiesa Cattolica; ma immagino che, in quei casi, l’obiezione di coscienza sia per lei accettabilissima e che se provocasse la perdita del posto di lavoro sarebbe un’ingiustizia e un abuso. E se lei non la pensa così, molti difensori del crocifisso-in-ovunque invece lo fanno (per primo il papa, appunto).
“Certo se mi obbligassero a tenere in casa o sulla scrivania una statua di Budda mi innervosirei moltissimo, e non perché io abbia qualcosa contro quell’uomo così buono e saggio. Se ovunque ci fossero Budda come se piovessero dal cielo mi irrigidirei, per via della costrizione, che è una privazione di libertà.” Si è risposta da sola. in italia ci sono già chiese e simboli cristiani, vie dedicate aai santi e quant’altro ovunque, come se piovesse. In tribunale, dove la ricerca della giustizia dovrebbe essere affidata alla saggezza umana e non alla fede, alle leggi degli esseri umani e non a quelle di un dio, potremmo risparmiarceli. Non so se prendesse molti buoni voti a scuola, ma sono certo che quelli brutti non dipendevano dal non aver pregato abbastanza o da una punizione divina. Prima di spingersi a fare giornal-ett-ismo ci faccia un favore: torni a studiare.
Concordo con ciò che scrive Alessandro, quindi sarebbe inutile fare un discorso lungo.
Mi limito a dire che paragonare l’esigenza di togliere simboli religiosi di parte da strutture pubbliche e laiche, pagate da tutti e che dovrebbero rappresentare tutti i cittadini a prescindere dalla fede professata, con l’iconoclastia, l’eliminazione dei simboli religiosi in contesti religiosi e usare questo paragone per tacciare di “incoerenza” è parecchio pretestuoso. Adesso uno perchè non è credente non può farsi una gita? O non può apprezzare certe creazioni artistiche (che prescindono dal superficiale strato religioso, ma sono invece testimonianza di quanto di bello l’umanità può costruire con sentimenti ed emozioni, che accomunano tutti)?
Sul tono supponente, pseudo-alternativo, di “rottura” e tendente al collaudato “benaltrismo” dell’articolo si può solo stendere un velo pietoso.
Complimenti Alessandro.
Questa testata ha un pubblico molto selezionato, i commenti sono spesso più interessanti dell’articolo; e non vuole essere un critica agli articoli, ma un elogio ai commentatori
Io credo che il vero articolo, oggi, sia quello di Alessandro. Leggerlo aiuta anche i più confusi a far chiarezza su questioni fondamentali, scevro com’è di inutili e fuorvianti fanatismi, nè influenzato da limitanti questioni “morali” . Quasi mi dispiace dover osannare Alessandro, perchè vorrei che la sua intelligente lucidità fosse la normalità, visto che ciò che occorre per raggiungerla è il saper PENSARE.