Le ultime previsioni di crescita dei vari istituti economici internazionali concordano su due aspetti. Le economie dei Paesi avanzati sono tutte in miglioramento. L’Italia, tuttavia, si piazza ancora in fondo alla classifica internazionale della ripresa.
L’economia a livello globale dà, finalmente, i primi tangibili segni di ripresa. I vari consessi internazionali cominciano a rivedere al rialzo le loro stime di crescita. Nel 2010, secondo il Fondo Monetario Internazionale, il Pil mondiale dovrebbe segnare un aumento del 3,9%. a guidare la ripresa sarà il continente asiatico, con la Cina, in particolare, che farà da locomotiva. Il miglioramento, quindi in termini congiunturali dovrebbe essere di circa 0,8 punti percentuale rispetto alla precedente stima contenuta nel World Economic Outlook pubblicato nello scorso ottobre. Nel 2011, poi, sempre per l’Fmi, la crescita economica globale si dovrebbe attestare intorno ad un +4,2%. Come detto, a fare da traino sarà l’economia cinese, con una crescita di ben 10 punti percentuale, valore peraltro che dovrebbe raggiungere anche nel 2011. Un ottima performance dovrebbe segnarla anche l’economia indiana con un Pil in rialzo del 7,7%. Certo, sia l’economia cinese, sia quella indiana, sono economie “emergenti”, per questo segnano prestazioni così significative. Basti pensare, invece, che i “Paesi avanzati”, sostanzialmente quelli della “vecchia” Europa e gli Stati Uniti, segneranno mediamente un aumento di appena il 2%. Negli Usa, il paese più colpito dalla crisi cominciata nel 2008, quest’anno, la ripresa è stimata intorno ad un +2,7%. Ancor meno significativa sarà la crescita del Pil europeo che, sempre secondo l’Fmi, avanzerà dello 0,9% nel 2010 e del +1,5% nel 2011. In “Eurolandia”, ovvero nei paesi della zona dell’Euro, la Germania dovrebbe crescere del 1,4% nel 2010 e del 1,8% nel 2011. La Francia: +1,2% nel 2010, +1,6% nel 2011. L‘Italia, dopo un crollo di quasi 5 punti percentuale nel 2009. dovrebbe crescere del 1% nel 2010 e del 1,3% nel 2011.
PRIMA UN PO’ DI STORIA - Nel 2009 per il Fondo monetario internazionale, i Paesi avanzati hanno visto contrarre pesantemente il loro prodotto interno lordo, del -3,2%. Non solo, la disoccupazione è salita a livelli preoccupanti. I vari governi nazionali, ad eccezione del nostro, sono intervenuti in modo efficace, specie agendo sulla leva fiscale, per cercare di ridurre al minimo gli effetti depressivi della crisi. Oggi è ragionevole pensare che la fase più pesante della recessione stia volgendo al termine. Del resto, tutte le previsioni macroeconomiche per quest’anno appaiono sufficientemente concordi nel ritenere che nel 2010 ci sarà una ripresa, dall’entità certamente modesta, rispetto al recente passato. Va tuttavia ricordato come un po’ in tutti i paesi, compreso il nostro, lo scorso anno ci sia stato un pesante peggioramento dei Conti pubblici che, di fatto, ha notevolmente ridimensionato lo spazio di manovra in termini di politiche economiche e di bilancio dei vari governi. Questo dato, evidentemente, condiziona non poco le scelte dei singoli esecutivi. Infatti, è chiaro come sia necessario da una parte riequilibrare rapidamente i saldi di bilancio e di finanza pubblica senza, tuttavia, soffocare sul nascere le possibili prospettiva di rilancio economico. In Italia, come sappiamo, il governo ha per mesi sistematicamente negato le conseguenze negative della crisi. Attraverso un uso sapiente della propaganda e del controllo dei media, premier, ministri, sottosegretari, parlamentari e persino i loro rispetti portavoce hanno recitato, fino alla noia, una specie di ubriacante mantra che ha ripetuto ostinatamente il seguente paradigma: “l’Italia sta messa meglio degli altri” anzi, il nostro “sistema paese”, nel suo complesso (economico, sociale e, ovviamente di governo), avrebbe saputo tenere botta di fronte alla crisi e rispondere addirittura meglio degli altri riuscendo, nel contempo, a riconquistare posizioni nel mondo. Lo si è detto a proposito dell’occupazione, dei fondamentali macroeconomici, delle esportazioni, dei consumi e persino sul gradimento turistico internazionale! Già in passato, dati alla mano, sulla scorta dei dati pubblicati nei bollettini statistici e nei rapporti dei più importanti istituti ed organizzazioni economiche italiane ed internazionali, avevamo dimostrato come il nostro Paese di fronte alle conseguenze della crisi, occupasse le posizioni
più basse tra quelle dei Paesi avanzati.
DANNO I NUMERI - Le ultime previsioni della Commissione europea, European economic forecast – autumn 2009, l’Economic outlook OCSE [ ] pubblicato lo scorso novembre 2009, in cui, inoltre, si ribadisce come non sia in nessun modo corretto fare un uso strumentale e propagandistico del famoso “Superindice” (cosa che invece non esitò a fare il governo e la sua “stampa amica” per favoleggiare una situazione economica del tutto inesistente) e l’ultimo aggiornamento del World economic outlook del FMI, pubblicato proprio in questi giorni, confermano, purtroppo, che l‘Italia, tra le grandi economie avanzate, è quella che versa nello stato di più profonda sofferenza (con il Giappone) a causa delle conseguenze della recessione economica mondiale. Questo, peraltro, per usare un espressione cara a molti economisti “in un contesto di generale indebolimento economico e di ‘italianizzazione’ dei conti pubblici, noi siamo purtroppo riusciti a fare peggio di molti altri”. In particolare, in Italia, il Prodotto interno lordo per abitante nel 2009 è rinculato ai livelli del 1999, questo mentre il rapporto Debito pubblico/Pil è salito oltre 115% (come nel 1993). Una pesante ipoteca sul futuro o, se vi pare, una vera e propria maxicambiale da scontare che, come abbiamo ricordato anche noi , una classe dirigente seria avrebbe l’obbligo di non sottovalutare. Secondo uno studio dell’istituto Nens [ ] dal quale abbiamo ricavato le due seguenti tabelle sull‘andamento nei vari paesi e negli ultimi anni, con le rispettive previsioni, del Pil nazionale e del Pil pro capite, “l’Italia è entrata in recessione prima degli altri Paesi. Ciò si riflette nel pessimo posizionamento del 2008, -1%, penultimi tra i grandi Paesi avanzati. Nel 2009, secondo l’Fmi, il Pil italiano è diminuito del 4,8%, collocando il nostro Paese sempre al penultimo posto dopo il Giappone (anche se a pari merito con Germania e Regno Unito). Nel biennio 2008-2009, la performance economica italiana (-5,8%) è stata la peggiore tra i grandi Paesi – Giappone escluso – ed è stata nettamente più debole della media della Zona Euro (-3,3%)”.
COSA PREVEDE IL FUTURO? - L’Fmi, come detto all’inizio, prevede per l’Italia finalmente una crescita dell’1% nel 2010 (analoga all’andamento medio della Zona Euro) e dell’1,3% nel 2011, nuovamente inferiore a quella della Zona Euro: +1,6%. La ripresa dell’economia italiana, con buona pace dei “monaci tibetani” di Palazzo Chigi… al di là dell’ottimismo di facciata, è quindi assai modesta. Non solo, sempre gli stessi dati Fmi (vedi tabelle), mostrano come nel biennio 2010-2011 dovrebbero fare meglio di noi tutti i grandi Paesi europei (meno la Spagna). Del resto, nel precedente biennio, il Pil italiano è crollato rispetto agli altri. Basti ricordare che, come in una corsa ad handicap, con un ritmo di ripresa così lento, i tempi di recupero del livello di Pil del 2007 (cioè prima della crisi) dovremo aspettare fino al 2013. Se dal Pil complessivo passiamo alla verifica del dato pro capite, scopriamo come nel biennio 2008-2009 l’Italia è precipitata di ben -7,2 punti percentuale. Risultando, manco a dirlo, la peggiore tra i grandi Paesi avanzati. La media dei paesi dell’Euro zona è stata di -4,3%. Negli anni 2010-2011, come potete verificare dalla tabella 2 del Pil pro capite, la ripresa del reddito pro-capite italiano sarà, secondo il FMI, inferiore al punto percentuale e di quasi un punto inferiore a quella media della Zona Euro (+1,9%). Peggio di noi dovrebbe fare solo la Spagna. “Una ben magra consolazione – spiegano gli economisti del Nens - perché a questi (modesti) ritmi il nostro Paese, che con la crisi globale ha visto il proprio reddito pro-capite reale precipitare al livello del 1999, riuscirebbe a recuperare il livello pre-crisi solamente nel 2017“.























Insomma, Albanese ci aveva preso in pieno: CHIU’ PPPPPPPRRRRRR PE’ TUTTI!!!!!!!!
http://www.youtube.com/watch?v=jD45TQIfcoo
Eh Vabeh. Questa, invece, è una precisa strategia. Ci si nota di più nel contesto internazionale se recitiamo il ruolo del nano più alto del mondo.
Deh, ma Alberto Sordi ma non era mica un nano! ;-D
Purtroppo Pietro le previsioni sono inattendibili: perché le fanno quei comunisti di Bankitalia, Fmi, Ocse e via sinistreggiando.
Solo ti che sei un noto disfattista puoi dar credito a quella gente, e non a quei geni dell’economia di Sacconi, tremonti e soprattutto del genio dei geni Brunettolo…
Va bè, ti perdoniamo perché sei bravo..
C.
Sìssì Comicomix, lei butta il sampietrino e nasconde la manina, per coprire il suo compagno di merende e di spuntini di Cipiciani, peraltro noto brunettologo.
ATTENZIONE segnalo che i link delle tabelle sul Pil nazionale e quello pro capite non si aprono poiché sono stato editati con un errore: (404)
Ecco i link esatti:
Tabella Pil Nazionale: http://i50.tinypic.com/nva9eg.jpg
Tabella Pil pro capite: http://i48.tinypic.com/21nf975.jpg
(l’autore)
Sinceramente non riesco a capire in virtù di cosa gli organismi internazionali ci prospettino questo roseo futuro di ripresa. A parte il fatto che di ripresa si potrà parlare una volta recuperati i livelli pre-crisi, ma, effettivamente, cos’è cambiato sullo scenario internazionale in quanto a governance economica?
Se le dinamiche che hanno portato alla crisi sono strutturali, quali sono gli interventi che ci metteranno in futuro al riparo dal riproporsi della stessa medesima situazione?
Se il dramma erano le politiche monetarie, oggi sono più scellerate che mai; se il problema sta nel calo dei redditi salariali, oggi stiam messi peggio che mai; se la chiave di volta è la governance dell’economia mondiale, non mi sembra di aver visto grossi passi in avanti, a parte i soliti grandi proclami propagandistici.
Qualche robin-hood tax, qualche accordo bilaterale con i paradisi fiscali, Basilea 3 e poi?…tutto come prima, anzi peggio, viste le voragini nei conti pubblici.
Chi ci tira fuori dalla crisi, la Cina?
Ma quanto è credibile questa prospettiva?
Parliamo di un soggetto macroeconomico che basa la sua espansione sulla compressione dei salari e dei diritti dei lavoratori, un soggetto che opera sul mercato come un pirata, facendo dumping, aggiotaggio, ipersvalutando la propria moneta, un soggetto il cui mercato interno determina una quota assolutamente minoritaria del PIL prodotto…
Qualcuno sostiene che il benessere porterà al cambiamento. A parte il fatto che, ad oggi, non se ne vede nemmeno l’ombra, ma poi in quanto tempo? E’ plausibile che nel giro di un paio d’anni un lavoratore cinese arrivi a guadagnare 2000€/mese lavorando 8ore/giorno?
Personalmente ritengo più plausibile il contrario, ovvero che di fronte ad una stagnazione del commercio mondiale, la Cina si comporti ancor più da pirata, inasprendo le proprie politiche sociali.
Comunque immagino che chi vivrà vedrà…
“Qualche robin-hood tax, qualche accordo bilaterale con i paradisi fiscali…”
A parte la tua condivisibile analisi, voglio segnalare che la famosa “Robin Hood tax”, attivata nel momento in cui la crisi finanziaria era proprio più acuta, non ha raccolto pressoché niente (il petrolio scendeva di prezzo e quindi calavano i ricavi dei petrolieri e alle banche lo stesso “Robin hood” era costretto ad attivare il cuscinetto, peraltro inutile, dei Tremonti bond). Circa gli accordi bilaterali con i “paradisi fiscali”, proprio l’altro giorno ho pubblicato un articolo in cui, su scorta di un documento Ocse, si evidenzia come dal 2008 non è stato definito alcun Tieas dal nostro governo.
http://www.giornalettismo.com/archives/49240/e-litalia-paradiso-degli-evasori/
[...] This post was mentioned on Twitter by giornalettismo, Pietro Salvato. Pietro Salvato said: "Fuori dalla crisi: l’Italia va peggio di tutti : Giornalettismo" http://j.mp/dpQVDJ [...]
sinceramente, non credo a quanto scritto nell’articolo…
1.quasi tutti i collegamenti sulle “fonti” non funzionano.
2. il fatto che il nostro PIL crescera leggermente di meno della zona euro è vero, ma questo non è preoccupante. la vendita dei titoli pubblici non da problemi e i cds italiani sono molto stabili. il tasso di disoccupazione è alto ma è inferiore alla media e i SEGNALI di ripresa ci sono tutti.
Vorrei far notare che non è l’italia a preoccupare, ma ci sono nazioni che sono davvero in una posizione piu che critica, come per esempio la grecia, l’irlanda spagna portogallo, ucraina ecc.
Sinceramente, all’inizio della crisi economica, non mi aspettavo che l’italia ne uscisse cosi, ma mi aspettavo una situazione peggiore, simile a quella spagnola. fortunatamente Tremonti ha azzeccato la maggior parte delle mosse e ci siamo “salvati”.. (NB. il rapporto deficit/pil non è mai stato roseo per l’italia, nemmeno prima della crisi!!!)
detto cio vi auguro una buona lettura
L’Italia, normalmente, cresce meno quando c’e’ da crescere e cala più quando c’e’ da calare… non e’ proprio uno spettacolo esaltante.
Se Tremonti avesse “azzeccato” le mosse… avrebbe fatto qualcosa dal 2001 al 2006, quando la crisi era in preparazione e lui era ancora Ministro dell’Economia…
per non parlare delle critiche fatte all’aumeto delle tasse deciso da Padoa Schioppa… se non fosse stato per lui ora l’Italia sarebbe stata in una situazione difficilissima!
In ultimo… basta parlare di tasso di disoccupazione… e’ una cifra
che non significa nulla se confrontata con gli altri paesi europei.
Quello che conta è il tasso di occupazione!!!
L’Italia e’ al 58%… la media europea e’ del 65%.
In Italia ci sono “pochi” disoccupati, ma molti “inattivi”…
ne avete mai sentito parlare?
I collegamenti come quelli riportati sotto nei commenti funzionano tutti. Nell’ultimo triennio l’Italia è ultima (non cresce solo un po’ meno degli altri) in Europa. Il Debito pubblico si avvia al 120% del Pil (lo toccherà nel 2011). La disoccupazione italiana è drogata dal fatto che l’Istat non considera nei suoi dati chi rinuncia a cercare un lavoro e i lavoratori in Cig, ammortizzatore sociale che in Europa, di fatto, non esiste. Quei noti comunisti di Bankitalia adesso stimano la disoccupazione “reale” oltre 10%, tenendo quindi conto delle due suddette categorie (pertanto l’Italia non ha meno disoccupati della media Europea). Il deficit pubblico è oltre il 5% e nonostante questo la spesa pubblica cresce a quasi il 50% del Pil.
Più che Tremonti ha potuto la disinformazione su certe menti a quanto pare.
Dico la mia: per l’Italia…
speriamo che questa crisi economica non finisca mai!!!
Se dovesse ripartire l’economia europea e con lei i tassi di interesse,
per il nostro debito pubblico sarebbe un bel problema!
Siamo tornati ai livelli del 93/94… 115%… se i tassi,
che ora sono incredibilmente bassi (1%)… risalissero al 2-3%… e oltre,
gli interessi sul nostro debito salirebbero a cifre tali percui
tutte le risorse delle manovre finanziare servirebbero solo per loro!
… con ovvie conseguenze per tutti!
Quello che sostieni è vero anche se non c’è una diretta correlazione con la crescita del Pil. In verità, vengono “manovrati” dalla Bce soprattutto per rispondere all’inflazione o alla deflazione (a seconda dei casi) e quindi all’eccesso o alla mancanza di liquidità. E’ ovvio che per non “uccidere” sul nascere la ripresa non conviene aumentare i tassi. Tuttavia, se poi ci sarà una ripresa dell’inflazione (ed è già in atto) basti pensare che dicembre gli aumenti delle pensioni “al costo della vita” sono stati calcolati allo 0,7% mentre solo a gennaio l’inflazione è salita già al 1,3%, sarà inevitabile un aumento dei tassi d’interesse (e quindi anche quelli che caricano il nostro debito pubblico).