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pubblicato il 29 gennaio 2010 alle 17:11 dallo stesso autore - torna alla home

Le ultime previsioni di crescita dei vari istituti economici internazionali concordano su due aspetti. Le economie dei Paesi avanzati sono tutte in miglioramento. L’Italia, tuttavia, si piazza ancora in fondo alla classifica internazionale della ripresa.

NEWS 1258733426 ocse Fuori dalla crisi: lItalia va peggio di tuttiL’economia a livello globale dà, finalmente, i primi tangibili segni di ripresa. I vari consessi internazionali cominciano a rivedere al rialzo le loro stime di crescita. Nel 2010, secondo il Fondo Monetario Internazionale, il Pil mondiale dovrebbe segnare un aumento del 3,9%. a guidare la ripresa sarà il continente asiatico, con la Cina, in particolare, che farà da locomotiva. Il miglioramento, quindi in termini congiunturali dovrebbe essere di circa 0,8 punti percentuale rispetto alla precedente stima contenuta nel World Economic Outlook pubblicato nello scorso ottobre. Nel 2011, poi, sempre per l’Fmi, la crescita economica globale si dovrebbe attestare intorno ad un +4,2%. Come detto, a fare da traino sarà l’economia cinese, con una crescita di ben 10 punti percentuale, valore peraltro che dovrebbe raggiungere anche nel 2011. Un ottima performance dovrebbe segnarla anche l’economia indiana con un Pil in rialzo del 7,7%. Certo, sia l’economia cinese, sia quella indiana, sono economie “emergenti”, per questo segnano prestazioni così significative. Basti pensare, invece, che i “Paesi avanzati”, sostanzialmente quelli della “vecchia” Europa e gli Stati Uniti, segneranno mediamente un aumento di appena il 2%. Negli Usa, il paese più colpito dalla crisi cominciata nel 2008, quest’anno, la ripresa è stimata intorno ad un +2,7%. Ancor meno significativa sarà la crescita del Pil europeo che, sempre secondo l’Fmi, avanzerà dello 0,9% nel 2010 e del +1,5% nel 2011. In “Eurolandia”, ovvero nei paesi della zona dell’Euro, la Germania dovrebbe crescere del 1,4% nel 2010 e del 1,8% nel 2011. La Francia: +1,2% nel 2010, +1,6% nel 2011. L‘Italia, dopo un crollo di quasi 5 punti percentuale nel 2009. dovrebbe crescere del 1% nel 2010 e del 1,3% nel 2011.

PRIMA UN PO’ DI STORIA - Nel 2009 per il Fondo monetario internazionale, i Paesi avanzati hanno visto contrarre pesantemente il loro prodotto interno lordo, del -3,2%. Non solo, la disoccupazione è salita a livelli preoccupanti. I vari governi nazionali, ad eccezione del nostro, sono intervenuti in modo efficace, specie agendo sulla leva fiscale, per cercare di ridurre al minimo gli effetti depressivi della crisi. Oggi è ragionevole pensare che la fase più pesante della recessione stia volgendo al termine. Del resto, tutte le previsioni macroeconomiche per quest’anno appaiono sufficientemente concordi nel ritenere che nel 2010 ci sarà una ripresa, dall’entità certamente modesta, rispetto al recente passato. Va tuttavia ricordato come un po’ in tutti i paesi, compreso il nostro, lo scorso anno ci sia stato un pesante peggioramento dei Conti pubblici che, di fatto, ha notevolmente ridimensionato lo spazio di manovra in termini di politiche economiche e di bilancio dei vari governi. Questo dato, evidentemente, condiziona non poco le scelte dei singoli esecutivi. Infatti, è chiaro come sia necessario da una parte riequilibrare rapidamente i saldi di bilancio e di finanza pubblica senza, tuttavia, soffocare sul nascere le possibili prospettiva di rilancio economico. In Italia, come sappiamo, il governo ha per mesi sistematicamente negato le conseguenze negative della crisi. Attraverso un uso sapiente della propaganda e del controllo dei media, premier, ministri, sottosegretari, parlamentari e persino i loro rispetti portavoce hanno recitato, fino alla noia, una specie di ubriacante mantra che ha ripetuto ostinatamente il seguente paradigma: “l’Italia sta messa meglio degli altri” anzi, il nostro “sistema paese”, nel suo complesso (economico, sociale e, ovviamente di governo), avrebbe saputo tenere botta di fronte alla crisi e rispondere addirittura meglio degli altri riuscendo, nel contempo, a riconquistare posizioni nel mondo. Lo si è detto a proposito dell’occupazione, dei fondamentali macroeconomici, delle esportazioni, dei consumi e persino sul gradimento turistico internazionale! Già in passato, dati alla mano, sulla scorta dei dati pubblicati nei bollettini statistici e nei rapporti dei più importanti istituti ed organizzazioni economiche italiane ed internazionali, avevamo dimostrato come il nostro Paese di fronte alle conseguenze della crisi, occupasse le posizionieuropa1 Fuori dalla crisi: lItalia va peggio di tutti più basse tra quelle dei Paesi avanzati.

DANNO I NUMERI - Le ultime previsioni della Commissione europea, European economic forecast – autumn 2009,  l’Economic outlook OCSE [  ] pubblicato lo scorso novembre 2009, in cui, inoltre, si ribadisce come non sia in nessun modo corretto fare un uso strumentale e propagandistico del famoso “Superindice” (cosa che invece non esitò a fare il governo e la sua “stampa amica” per favoleggiare una situazione economica del tutto inesistente) e l’ultimo aggiornamento del World economic outlook del FMI, pubblicato proprio in questi giorni, confermano, purtroppo, che l‘Italia, tra le grandi economie avanzate, è quella che versa nello stato di più profonda sofferenza (con il Giappone) a causa delle conseguenze della recessione economica mondiale. Questo, peraltro, per usare un espressione cara a molti economisti “in un contesto di generale indebolimento economico e di ‘italianizzazione’ dei conti pubblici, noi siamo purtroppo riusciti a fare peggio di molti altri”. In particolare, in Italia, il Prodotto interno lordo per abitante nel 2009 è rinculato ai livelli del 1999, questo mentre il rapporto Debito pubblico/Pil è salito oltre 115% (come nel 1993). Una pesante ipoteca sul futuro o, se vi pare, una vera e propria maxicambiale da scontare che, come abbiamo ricordato anche noi , una classe dirigente seria avrebbe l’obbligo di non sottovalutare. Secondo uno studio dell’istituto Nens [ ] dal quale abbiamo ricavato le due seguenti tabelle sull‘andamento nei vari paesi e negli ultimi anni, con le rispettive previsioni, del Pil nazionale e del Pil pro capite, “l’Italia è entrata in recessione prima degli altri Paesi. Ciò si riflette nel pessimo posizionamento del 2008, -1%, penultimi tra i grandi Paesi avanzati. Nel 2009, secondo l’Fmi, il Pil italiano è diminuito del 4,8%, collocando il nostro Paese sempre al penultimo posto dopo il Giappone (anche se a pari merito con Germania e Regno Unito). Nel biennio 2008-2009, la performance economica italiana (-5,8%) è stata la peggiore tra i grandi Paesi – Giappone escluso – ed è stata nettamente più debole della media della Zona Euro (-3,3%)”.


COSA PREVEDE IL FUTURO? - L’Fmi, come detto all’inizio, prevede per l’Italia finalmente una crescita dell’1% nel 2010 (analoga all’andamento medio della Zona Euro) e dell’1,3% nel 2011, nuovamente inferiore a quella della Zona Euro: +1,6%. La ripresa dell’economia italiana, con buona pace dei “monaci tibetani” di Palazzo Chigi… al di là dell’ottimismo di facciata, è quindi assai modesta. Non solo, sempre gli stessi dati Fmi (vedi tabelle), mostrano come nel biennio 2010-2011 dovrebbero fare meglio di noi tutti i grandi Paesi europei (meno la Spagna). Del resto, nel precedente biennio, il Pil italiano è crollato rispetto agli altri. Basti ricordare che, come in una corsa ad handicap, con un ritmo di ripresa così lento, i tempi di recupero del livello di Pil del 2007 (cioè prima della crisi) dovremo aspettare fino al 2013. Se dal Pil complessivo passiamo alla verifica del dato pro capite, scopriamo come nel biennio 2008-2009 l’Italia è precipitata di ben -7,2 punti percentuale. Risultando, manco a dirlo, la peggiore tra i grandi Paesi avanzati. La media dei paesi dell’Euro zona è stata di -4,3%. Negli anni 2010-2011, come potete verificare dalla tabella 2 del Pil pro capite, la ripresa del reddito pro-capite italiano sarà, secondo il FMI, inferiore al punto percentuale e di quasi un punto inferiore a quella media della Zona Euro (+1,9%). Peggio di noi dovrebbe fare solo la Spagna. “Una ben magra consolazione – spiegano gli economisti del Nens - perché a questi (modesti) ritmi il nostro Paese, che con la crisi globale ha visto il proprio reddito pro-capite reale precipitare al livello del 1999, riuscirebbe a recuperare il livello pre-crisi solamente nel 2017“.

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