Più disoccupazione per tutti
29/01/2010 - Escono i dati sul mercato del lavoro e sono botte da orbi. L’Istat certifica che il 2009 è stato un anno disastroso. E le prospettive per il 2010 non sono incoraggianti. Si sveglierà il governo? L’Istat ha reso noti i
Escono i dati sul mercato del lavoro e sono botte da orbi. L’Istat certifica che il 2009 è stato un anno disastroso. E le prospettive per il 2010 non sono incoraggianti. Si sveglierà il governo?
L’Istat ha reso noti i dati sul mercato di lavoro di dicembre. I dati sono purtroppo molto negativi, e segnano che il 2009 è stato un anno orribile sul fronte del lavoro, nonostante l’estensione – anche se non a tutti – degli ammortizzatori sociali. Il 2010 si apre con prospettive fosche.
Il governo, speriamo, non resterà ancora immobile.
IL COMUNICATO ISTAT – Leggiamo il comunicato dell’Istituto di statistica. Gli occupati a dicembre 2009 sono 22,914 milioni, 306 mila in meno di un anno fa (-1,3%). Il tasso di occupazione è pari al 57,1 per cento (era del 58,2% a dicembre 2008). Le persone in cerca di occupazione sono 2,138 milioni, in crescita del 2,7% (+57 mila unità) rispetto al un mese prima e del 22,4% (+392 mila unità) rispetto a dicembre 2008. Il tasso di disoccupazione raggiunge l’8,5% (+1,5 punti percentuali rispetto a dicembre 2008). Il tasso di disoccupazione giovanile è pari al 26,2 per cento, invariato rispetto al mese precedente ma in aumento di 3 punti percentuali rispetto a dicembre 2008. E questo dimostra come per certe categorie di persone la crisi morda molto di più. Il numero di inattivi di età compresa tra 15 e 64 anni, è cresciuto in un anno dell’1,1% (+164 mila unità). L’occupazione maschile a dicembre 2009 è calata in un anno dell’1,8% (-245 mila unità) mentre quella femminile si è ridotta di meno, lo 0,7% (-61 mila unità) negli ultimi 12 mesi.
LA DISOCCUPAZIONE MASCHILE GALOPPA – I disoccupati maschi sono 1,116 milioni, 227 mila in più di un anno fa, un aumento del 25,6%. Il tasso di disoccupazione maschile è uguale al 7,5 per cento, in crescita sia rispetto novembre (+0,2 punti percentuali) sia rispetto a dicembre 2008 (+1,5 punti percentuali). Le donne disoccupate sono 1,022 milioni, in aumento del 19,2%
rispetto a dicembre 2008 (+164 mila unità). Il tasso di disoccupazione femminile è pari al 10%, in crescita sia rispetto novembre (+0,2 punti percentuali) sia rispetto al mese di dicembre 2008 (+1,5 punti percentuali). Gli uomini inattivi sono aumentati su base annua di 115 mila unità (+2,3 per cento), le donne inattive sono aumento rispetto ad un anno fa dello 0,5% (+49 mila unità). Il dato della disoccupazione maschile in forte aumento è la spia più significativa della gravità della crisi. Storicamente, nel nostro paese, gli uomini sono “favoriti” nel mantenimento del posto di lavoro.
UN ANNO DISASTROSO – Nonostante l’ampio utilizzo della cassa integrazione e l’estensione ad una parte dei lavoratori prima esclusi dalla cassa integrazione, il 2009 è stato un anno disastroso. E purtroppo i dati non sembrano segnalare, come avviene invece per la produzione, nemmeno un timido segnale di inversione di tendenza, anzi. Siamo in presenza di una modestissima ripresa, dopo un tonfo della produzione industriale di 100 trimestri. L’occupazione non è riuscita a reggere neppure con l’aiuto della cassa integrazione, che com’è noto non è eterna. Senza interventi di politica economica, è difficile ipotizzare una ripresa dell’occupazione e quindi dei consumi. E l’export non basterebbe neppure se il ritmo di crescita del commercio mondiale dovesse riprendersi. Il lavoro che attende il governo è da far tremare le vene e i polsi. E’ da sperare che Tremonti, Sacconi, Scajola e Berlusconi si sveglino dal torpore attendistico in cui sono caduti, cercando – pur nelle difficoltà di un paese con i conti pubblici a rischio – un rilancio a medio termine. O l’Italia affonderà.













Mah, non saro’ un economista, pero’ stranamente, nell’anno in cui tutto il mondo occidentale e’ stato in crisi, la Cina ha aumentato il Pil del 10%… non ci sarà un nesso in tutto ciò? Ormai la parola d’ordine è delocalizzare, cercare manodopera a basso costo e qui in Italia il costo del lavoro è altissimo, non penso che il governo possa far molto in questo senso. Secondo me andrebbe trovata una soluzione a livello globale o noi occidentali saremo destinati al declino.
Nel 2010 i Paesi avanzati cresceranno del 2%. La Cina crescerà del 10% e l’India quasi del 8%. L’Italia dovrebbe crescere del 1%. La disoccupazione è prevista in aumento. Centra poco la delocalizzazione. In Italia non sono calate solo le esportazioni. Sono calati anche i consumi interni. E qui le responsabilità del governo sono evidenti. Ne abbiamo già parlato, proprio qui su G.com.
Detto questo segnalo che lo stesso governo ha in previsione un piano – dice – contro il lavoro nero. Sacconi ha presentato, e le tv prontamente amplificato, un nuovo provvedimento. Prima ha esposto dei dati da cui si desume, nonostante la crisi, l’aumento appunto dei lavoratori in nero, in Italia non in Cina…
Bene, anzi male. Sapete chi ha varato l’ultimo provvedimento “salvifico” contro il lavoro nero? Fate uno sforzo di memoria… Esatto. Anno di grazia 2002, spot in Tv con Mike Buongiorno (Sacconi, all’epoca, era sottosegretario al welfare). Legge per l’emersione dei lavoratori in nero. Risultato? Regolarizzati 570 lavoratori (570!) su 900.000 previsti. E poi uno dice che ce l’ha con questa gente…
P.
Ogni tanto le notizie si trovano pure sul sole 24 ore, che pubblica un rapporto Eurispes 2010 secondo il quale il valore medio dei salari in rapporto al PIL sarebbe diminuito negli ultimi vent’anni del 13%, mentre quello dell’area Euro dell’8%. Essendo il PIL italiano cresciuto meno della media europea, la perdita è ancora più consistente in termini assoluti, ma comunque il dato resta generalizzato. Altri vent’anni così e guadagneremo mediamente l’equivalente odierno di 800€/mese.
Le famiglie con tre figli a carico a rischio povertà in Italia sono oltre il 40%. Gli ultimi trent’anni hanno visto la classe operaia sospinta verso l’indigenza, il ceto medio raso al suolo e l’esplosione dei super-ricchi.
Allora, questi sono numeri, non chiacchiere. In cosa consiste il progresso? A cosa serve l’aumento del PIL? A far diminuire i salari? Ad incrementare la sperequazione sociale?
La delocalizzazione, il liberismo e la globalizzazione non c’entrano nulla? E chi allora? Le bambole voodoo? Per quanto tempo dobbiamo berci ancora questa balla del mercato globale come termine ultimo del progresso sociale quando l’esperienza quotidiana ci dice l’esatto contrario?
Ah, già…dimenticavo…è tutta colpa dei governi pilotati dal KGB e delle banche centrali staliniste…