Quali sono gli interventi da fare in uno scenario nel quale il calo della domanda ha portato a un calo della produzione? Di chi sono le responsabilità? Cosa va fatto per incentivare a crescere le nostre piccole imprese, dalla produttività troppo bassa?
Agli inizi del mese l’Ocse ci aveva avvertiti. In quell’occasione venivano riviste al ribasso le stime di crescita per l’Europa (dall’1,7% all’1,3%), ma ancor di più per l’Italia (dallo 0,5% allo 0,1%). Abbiamo assistito inermi all’indebolirsi della domanda interna e al calo delle esportazioni (verso Paesi Ue ed extra Ue). Sulla base di tutti questi dati negativi non potevamo dunque aspettarci dati positivi sulla produzione.
IL CALO DELLA PRODUZIONE – Infatti i dati Istat sulla produzione industriale indicano chiaramente che la spirale negativa continua, l’indice destagionalizzato registra un calo dell’1,1% rispetto al mese precedente e del 3,2% rispetto a luglio 2007.
Il dato è già corretto per tener conto della differenza dei giorni lavorati. Il calo non è certo momentaneo, basta osservare i dati dei primi sette mesi dell’anno. Da gennaio a luglio del 2008 la produzione industriale ha subito una diminuzione dell’1,6% rispetto ai primi sette mesi del 2007 (anche in questo caso il dato è corretto per i giorni lavorativi). Scindendo l’indice nelle sue varie componenti si nota come il calo della produzione di beni di consumo non durevoli sia il più pesante. La produzione industriale di beni di consumo non durevoli a luglio registra infatti un meno 2,8% rispetto a giugno e un meno 2,4% rispetto a luglio 2007. Per quanto riguarda invece i beni di consumo durevoli la riduzione è stata dell’1,8% rispetto a giugno e del 2% rispetto a luglio 2007. Tuttavia la situazione si capovolge confrontando i dati dei primi sette mesi 2008 con i primi sette mesi 2007. Infatti mentre in questo periodo il calo per i beni non durevoli è stato del 0,3%, per i beni durevoli si è registrato un calo del 3%.
SPIRALE NEGATIVA – Sconforta poi vedere come anche la produzione di beni intermedi (-1,2% rispetto a giugno e -3,9% rispetto a luglio 2007), di energia (-1% rispetto a giugno e -2,9% rispetto a luglio 2007) e di beni strumentali (-0,6% rispetto a giugno e -3,3% rispetto a luglio 2007) abbia registrato un calo. Sconforta perché un calo di queste produzioni rappresenta un probabile calo della produzione anche per le imprese che utilizzano questi beni come input, calo molto probabile, visto che anche le importazioni sono in calo, è buono solo il dato sui prodotti energetici (ma non è un fatto positivo). Se guardiamo questi dati, e ricordiamo anche i dati sui consumi, anche prevedendo un parziale miglioramento nel 2009 (o già dagli ultimi quattro mesi del 2008 sempre che il prezzo del petrolio non riprenda a salire), resta comunque il fatto che l’economia italiana si trova nel bel mezzo di una spirale negativa.
La domanda interna è ferma (se non in calo) e la produzione si adegua. L’industria si è arresa, non trovando sbocchi nella domanda interna e neppure nelle esportazioni ha deciso di adeguarsi riducendo la produzione.
I PROBLEMI DELL’INDUSTRIA – Il calo potrebbe essere seguito dalla ricerca (da parte dei produttori) di margini unitari di prezzo più elevati, inducendo tensioni inflazionistiche. In questa situazione aumenteranno le richieste di aumenti salariali rendendo sempre meno probabile un esito positivo dell’incontro (ormai alle porte) tra confindustria e sindacati. Vanno quindi trovate soluzioni, ma per farlo occorre analizzare le possibili cause. Il sistema industriale italiano ha forti carenze strutturali. A parità di settore, le industrie italiane sono relativamente più piccole, hanno una produttività relativa ben più bassa anche rispetto a imprese di dimensione analoga di altri Paesi industrializzati. Il 24% degli occupati in Italia lavora in imprese con meno di dieci addetti, e queste imprese rappresentano solo il 10 per cento della produzione totale. Hanno quindi una bassa produttività relativa, in percentuale rispetto al sistema imprese in Italia è di poco superiore al 40% (la media Ue è del 48%). La situazione non migliora col tempo, difficilmente in Italia le piccole imprese crescono. Basti pensare che delle imprese che nel 1987 avevano meno di sei addetti, solo il 12% ha superato i dieci addetti nel 2001.
























Poco da aggiugnere. Una cosa che si dovrebbe fare, secondo me (ma anche secondo molti altri), è anche il riorientamento (non il taglio, il riorientamento) della cospicua mole di aiuti alle imprese che vengono dati dallo stato, attraverso i fondi UE e FAS.
Abbandonando la corresponsione di aiuti a pioggia e concentradosi su investimenti in innovazione, sviluppo precompetitivo, progetti di aggregazione tra imprese e/o centri di ricerca.
Da quest’orecchio, stranamente, Confindustria ci sente poco. Chissà perchè
Un sorriso semplice
C.
le soluzioni sono facili da prevedere, ma difficili da realizzare
il primo incentivo allo sviluppo dell’ impresa è l’ abolizione dello statuto dei lavoratori, almeno nella parte in cui prevede il reintegro del lavoratore licenziato in mancanza di giusta causa
è molto difficile che qualsiasi impresa sia disposta ad aumentare da 15 a 16 operai e subire l’ applicazione di questa norma
avendo la fortuna di crescere, creerà un’ altra piccola impresa da affiancare alla vecchia
la seconda soluzione è la riduzione dell’ oppressione della guardia di finanza
le imprese non devono temere l’assillante controllo di famelici cani da guardia, la crescita potrebbe incentivare lo Stato o gli invidiosi a mandare controllori poco sensibili e con fini mirati…….
la conquista di nuovi mercati…..
ci serve la quarta sponda….l’ Africa è il nostro futuro….ricchissima potenzialmente, ma non ancora scoppiata…..la conquistiamo militarmente e chiudiamo le frontiere ai prodotti non italiani
CINA
chiudiamo le frontiere ai prodotti cinesi e quadruplichiamo la giornata lavorativa degli operai italiani a parità di stipendio………
la tre e la quattro mi sembrano affascinanti
@ Comicomix: un piu’ attento uso degli aiuti e dei finanziamenti pubblici, l’abbandonando la corresponsione di aiuti a pioggia, sono cose giustissime e che daremmo per scontate in assenza di gruppi di interesse (non ostacolati da gruppi d’interesse contrapposti) e in presenza di un mercato piu’ aperto alla concorrenza. Ma non siamo nel mondo fatato, quindi la vedo dura portare un po’ di razionalita’ nell’uso di questi aiuti.
@ ANACLETO POLIPO: con meno burocrazia le imprese non temerebbero “l’assillante controllo di famelici cani da guardia”, molte imprese hanno paura perche’ con tutte le scartoffie e’ molto facile sbagliare, distrarsi, perdere una fattura ecc. Chi ha paura perche’ evade e’ giusto che abbia paura, il problema e’ che ha paura anche chi e’ in regola, quindi non diventa piu’ un deterrente. Meno tasse, meno burocrazia e piu’ controlli e vedrai che non avranno piu’ paura della finanza.
In Africa l’Eni sta gia’ lavorando, potrebbe fungere da ponte per altre imprese, ma in Africa non e’ che ci siano molti consumatori, si tratta quasi esclusivamente di affari con i governi per infrastrutture in cambio di materie prime.
Per la Cina, nell’articolo sulle Olimpiadi ( http://www.giornalettismo.com/archives/2921/i-costi-e-i-benefici-delle-olimpiadi-per-la-cina/ ) forse l’ho accennato troppo velatamente, comunque Francia, Germania, e quasi tutti tranne noi, ne hanno approfittato per guadagnare, costruire, fare contratti, accordi, ecc. Noi come scemi li a criticare la Cina, a dire che le nostre esportazioni sono quasi esclusivamente in Europa e la Cina non e’ che una piccola percentuale e non ci accorgiamo che e’ proprio per questo che dovremmo cominciare a muoverci verso la Cina.
Per fare un esempio stupido, non so come si e’ conclusa la faccenda, ma Firenze aveva accettato di esporre due statue fatte in Cina, poi ha cambiato idea. Non per dire, ma i Cinesi sono orgogliosi, nazionalisti e hanno memoria. Offenderli significa precludere possibili affari. Intanto i loro prodotti arrivano comunque e noi scemi che non cerchiamo di far arrivare i nostri prodotti da loro. Quando Prodi parlo’ dell’Italia come porto per la Cina in Europa tutti a percularlo, continuiamo a vedere la Cina solo come una minaccia, intanto il resto del mondo ci ha visto anche le opportunita’ e noi restiamo gli unici fessi.
A mio avviso si possono fare tutti i discorsi che si vogliono, ma bisogna sempre tenere a mente che “piccolo è bello” perché:
- riesco a stare sotto la soglia di lavoratori che mi porta i sindacati in azienda
- riesco a stare sotto la soglia dell’art. 18
- eludere e/o evadere le tasse è più semplice, e con le aliquote attuali l’incentivo è straordinariamente forte.
Poi si possono fare miliardi di altri discorsi (tra cui, magari, analizzare il fatto che gli italiani potrebbero essere molto più individualisti di altri e quindi non accettano l’idea di aggregarsi). Ma i punti più importanti direi sono i tre sopra.
@ lamiadestra: si, concordo sui tre punti, infatti la mia idea era estendere gli aiuti a chi decide di crescere, in questo era incluso il discorso sui lavoratori e anche quello sulle agevolazioni fiscali. Poi agevolazioni burocratiche (se qualcuno si decidesse finalmente a ridurre gli adempimenti burocratici, qualcosa l’ha fatta Bersani, una e’ andata dimenticata altre nessuno le ha notate), riduzione della pressione fiscale (mica la intendevo solo per i lavoratori).
Il discorso psicologico invece non saprei proprio affrontarlo, non mi piace generalizzare, penso si possa parlare di persone “più individualiste di altre e quindi non accettano l’idea di aggregarsi”, magari soprattutto in certe regioni, quelle piu’ “isolate”, dove vigeva la piccola agricoltura per via della conformazione del terreno, collinare o poco fertile ad esempio, non era quindi possibile avere grandi estensioni di superfici coltivabili, dunque era naturale la formazione di piccoli appezzamenti. Ma credo che possa cambiare anche questa propensione all’individualismo con gli opportuni incentivi.
Ho letto tutti commenti abbastanza validi, mirati e attuali, se ne e’ tralasciato uno solo : la maggior parte dei generi di prima necessita’ e a piu’ largo consumo finiscono oggi nella grande distribuzione che oggi detta legge : detta legge
sui prezzi di acquisto, su quelli di vendita, sulla scelta del prodotto da vendere, non guardando in faccia a qualita’ e sicurezza, ma solo al profitto, fa ammazzare fra di loro i piccoli produttori, non per offrire un prezzo migliore al consumatore o una qualita’ altissima, ma solo per guadagnare di piu’. Ed i vari supermercati, ipermercati … etc di
chi sono ? Non saranno degli stessi che decidono il prezzo del petrolio e delle materie prime ?!?….
PER LAMIADESTRA
1) I dipendenti che vogliono anche sotto i 15 fanno la tessera ai sindacati.
2) Non è che rimanendo sotto la soglia dei 15 dipendenti puoi licenziare di punto in bianco, ad esempio se io licenzio tizio mi chiedono perchè, la risposta in questo periodo può essere che c’è poco lavoro, ma in questo caso non puoi riassumere per 6 mesi (fatto salvo che uno che fa il suo lavoro NON c’è nessun motivo perchè debba essere licenziato).
3) Dipende cosa fai io lavorando con ditte ti posso garantire che NON riesco ad evadere.
4) Per gli incentivi ti racconto due storielle, abbiamo iniziato a lavorare nel 1984 nel 1996-97 dopo innumerevoli sforzi ci siamo decisi a fare un capannone primo le banche non ti danno che poca cosa, infatti 1/2 della somma ce li hanno prestati i fratelli che sono operai in altre ditte, secondo abbiamo fatto domanda di contributo che dopo innumerevoli vicissitudini (il parente di …… prende il 60/70% dell’importo tu vieni escluso, dopo un anno ripescato ma non concesso, ecc.ecc)morale ci è stato concesso per il 10% nel 2004 fai un po tu i conti in banca si paga il 7,265% di interessi cosa ci faccio con il 10% concesso 7 anni dopo. Seconda storiella nel ns. ramo abbiamo fatto di sana pianta una macchina per la lavorazione del vetro, per coprirla con il brevetto dovevamo pagare 35.000 mila euro (e dove li trovavo ???) morale siamo andati in fiera con la macchina, il mese dopo era in commercio tale e quale……….. Per la finanza ogni volta che sono venuti hanno contestato che manca il punto, la virgola ecc.ecc ma non evasione, il problema è che per ogni errore ci sono delle multe salatissime (tenuta carico e scarico rottame di vetro in ditta regolare su modello timbrato dalle agenzie delle entrate 1* errore 2000 euro 2* errore 50.000 euro, sto parlando SEMPRE di errori non evasione).
5) Come faccio a crescere in queste condizioni ? il 65/70% netto dell’utile (se ne fai) va al governo in tasse e balzelli, mentre se non ne fai le banche NON si sognano neanche di aiutarti.
6)Io sono sempre responsabile verso tutti, con una snc non posso fare scaricabarile, infatti se io fallisco ad esempio per pagare i creditori mi pignorano anche l’eredità dei genitori, in Alitalia per fare un esempio ci rimette qualcuno di quelli che sono stati al commando ????
Altri piccoli particolari sparsi :
Zona industriale vicino allo svincolo dell’autostrada 200 mt circa, da 3 anni abbiamo fatto domanda di ADSL, non c’è ancora.
Zona di confine a contatto con Austria e Slovenia, paesi ns. concorrenti, partendo dalla benzina fino agli operai e alle tasse (non parliamo poi della burocrazia), pagano meno di noi come facciamo a fargli concorrenza ???
In Italia, come letto anche sopra, l’imprenditore viene visto come il negriero che froda il fisco per il suo benessere, abbiamo aperto una ditta in Croazia, in 3 gg era attiva (con luce,h2o, telefono ecc.ecc.) e fino ad ora ci hanno sempre trattati con gran rispetto ed educazione (ma chi me lo fa fare di beccare sempre pesci in faccia???)
@ Rita: grazie per gli esempi, ne aggiungo due anche io, di industrie che conosco. In certe zone della mia Regione le imprese (autorizzate, mica abusive) devono fare i conti con l’acqua che a volte manca e l’elettricita’ che fa lo stesso, con conseguente blocco della produzione (se sei fortunato solo per qualche ora), e a volte perdita dei prodotti semilavorati che senz’acqua si seccano e sono da buttare o macinare. Poi industrie che non possono ampliarsi e mettere altri capannoni perche’ non possono comprare i terreni deserti circostanti, perche’ il comune non si decide a trasformare quei terreni da “nulla” a zona industriale.
Il sesto punto che hai indicato e’ da quotare: “in Alitalia per fare un esempio ci rimette qualcuno di quelli che sono stati al commando ???”.
Purtroppo anche noi quando manca la luce, il materiale dei forni lo dobbiamo buttare, l’enel come al solito NON paga i danni.
Per il terreno ti posso spiegare perchè abbiamo delocalizzato, dopo anni di nera quando ci siamo sviluppati con la macchina nuova, abbiamo avuto bisogno anche di nuovo spazio, comprare nuovi terreni non puoi perchè ci sono zone già assegnate, devi aspettare le nuove zone, allargare non puoi perchè sei vicino alla strada, perchè il vicino non vuole ecc.ecc. (ci hanno dato il permesso di ampliare il capannone adesso di 200 mt., con riserva all’ASL, dopo perizia geologica ecc.ecc. noi avremmo bisogno di circa 2000 mt)stesso discorso di prima Croazia in circa 1 mese il capannone era in vendita, garanzia della banca su ipoteca del capannone, in funzione totale in 3 gg, ora per quanto io sia italiana e ci tenga all’italia, cosa devo fare secondo voi ?????
“cosa devo fare secondo voi ?????”
Da sola puoi fare ben poco purtroppo.
Altro piccolo particolare che quà non avete sollevato, ci sono operai piu o meno bravi, e non è vero che sia in base alla formazione……….
Altro piccolo esempio macchine nuove a controllo numerico, quindi mandi degli operai a fare il corso in modo che siano in grado di utilizzarle, per la precisione 4, naturalmente tu come ditta il corso lo paghi, 1 non si è mai presenta, 1 si è ritirato circa a metà perchè secondo lui quello che sapeva fare bastava e 2 lo hanno terminato.
Di quei due che lo hanno terminato uno sa far girare la macchina come gli piace e pare, mentre uno lavora solo i pezzi in serie.
E chiaro che per incentivare i due che la sanno far andare la busta paga è diventata più pesante, 300 euro uno e 200 l’altro, solo che alla ditta costano circa 1000/1500 euro in più, mi sembra un po esagerato, o dovevo lasciarli a paga normale come i due che non si sono impegnati ??????
Io francamente non capisco questo attaccamento all’Italia. Il Titanic Italia affonda da decenni, e le persone oneste e di buona volontà (“operai” e “padroni”) la tengono a galla con tutte le forze. E’ vero che se ho una cancrena ad una gamba cerco di salvarla a tutti i costi, ma si arriva ad un certo punto in cui è meglio amputare. Ma che lascino affondare una buona volta il barcone, andate all’estero, esternalizzate, fate quello che potete per lasciare questo paese.
@ Icy: Drastico