T’amo, Pio Bove (un refuso?)

28/01/2010 - Dal Grande Fratello alla storia di ogni giorno, della bestemmia in varie sfumature Bestemmiare non si deve: è in primo luogo da maleducati e, poi, farlo pubblicamente equivale a commettere un reato. Soprattutto in televisione, bestemmiare equivale a un suicidio

     
 

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Dal Grande Fratello alla storia di ogni giorno, della bestemmia in varie sfumature

Bestemmiare non si deve: è in primo luogo da maleducati e, poi, farlo pubblicamente equivale a commettere un reato. Soprattutto in televisione, bestemmiare equivale a un suicidio mediatico. Infatti, ogni sporadica volta che tale spiacevole evento accade, i principali network italiani immediatamente prendono dei provvedimenti di esclusione dal video del bestemmiatore. Ultimo caso quello capitato a un concorrente del Grande Fratello.

ETICA! – La conduttrice di tale trasmissione (ho controllato su YouTube dopo aver visto l’evento su Blob) ha detto che tale Massimo è stato squalificato perché «il Grande Fratello ha giudicato la frase [la bestemmia, ndr] gravemente offensiva per la sensibilità dei credenti e quindi inaccettabile e in contrasto con le regole per la permanenza al Grande Fratello» stesso. Poffarbacco, mi sono detto, che sensibilità! Lungi da me ogni disamina sulla trasmissione in oggetto: basti dire però che, tale verdetto di condanna, oltre a dare risalto ed enfasi estrema a una bestemmia, rende ancor più presente e scandalosa la stessa, diffondendola nell’etere ancor più di quanto sarebbe stata diffusa se fosse passata inosservata. È vero, bestemmiare non è buona creanza; ma sarebbe allora da considerare più offensivo e dannoso la sensibilità dell’individuo le aggressioni verbali (e non) che un vaniloquente Sgarbi produce costantemente ai suoi sventurati interlocutori.  Mio padre era un discreto bestemmiatore. Non che bestemmiasse a ogni pie’ sospinto: lo faceva soltanto quando qualcosa andava storto o quando si arrabbiava (mio padre era un meccanico e le Fiat anni 60 e 70 fornivano molteplici occasioni per la bestemmia: gli Agnelli di Dio ricevevano vari improperi). Nelle mie orecchie “sensibili” di bambino cresciuto con una normale educazione provinciale e quasi cattolica, tali invettive suonavano come delle piccole esplosioni di un padre ardito che comunicava stranamente con Dio e con la Madonna, spesso associandoli a degli animali (maiale/a, porco/a, cane, eccetera), o a dei sostantivi poco lusinghieri (boia, ladro/a, sudicio/a, merda eccetera).

STORIE – Dai racconti familiari, poi, emerge anche che nonni e parenti lontani erano dei grandi bestemmiatori: soprattutto quelli del lato materno, legati al duro mestiere di vetturino. Il vetturino era colui che trasportava, coi suoi muli e cavalli, legna, carbone, e altro materiale legnoso, dai boschi dove non c’erano strade carrozzabili, fino alle “piazze” ove venivano erette le carbonaie o ai vari punti di raccolta ai margini dei boschi stessi: pensate quante occasioni “naturali” fornivano l’occasione di dare adito al proprio vocabolario blasfemo.  Questa abitudine, legata a un mondo povero, a stretto contatto con la natura, poco alfabetizzato, avrebbe dovuto, col tempo, essere debellata. Invece ancor oggi la bestemmia, soprattutto in Italia, viene praticata con costanza (in verità, in certe regioni più e in altre meno). Di solito è legata alla tradizione familiare. Io ne sono uscito abbastanza bene. Mi limito a qualche sfogo privato, mai pubblico, anche perché bestemmiare per me è un fatto privato, di confronto diretto con Colui il quale dubito fortemente che, anche esistesse, possa aversene a male di queste nostre offesucole da strapazzo: in fondo, parlarne male purché se ne parli, fa bene anche a Lui, essere molto a rischio in questa società secolarizzata.  La bestemmia, però, per avere una sua efficacia deve essere espressa con somma moderazione e scarsa frequenza. Altrimenti diventa un sostituto del discorso oggettivato, del parlar razionale, diventa un crampo della propria voce e un atto prepotente di aggressione o di disperata difesa. La bestemmia, per avere valore, deve esser detta solo all’occorrenza, al momento giusto e uno dei più alti esempi di bestemmia ben riuscita è, a mio avviso, quella che Sandro Veronesi mette in bocca a uno dei protagonisti (Samuele, se non ricordo male, interpretato nel film da Silvio Orlando) del suo famoso romanzo Caos Calmo.

PROVE - A margine, e a mo’ di esempio, mi ricordo un episodio di quando frequentavo la prima liceo. Un mio compagno, dopo aver preso cinque a un compito di latino, tirò una bestemmia secca. Una nostra compagna, scandalizzata, lo rimproverò dicendogli che, se non ci credeva, era inutile bestemmiasse Dio. Egli replicò: «No, cara mia, è proprio perché ci credo che Lo bestemmio. Stamani Gli avevo chiesto di farmi prendere la sufficienza e guarda te invece a cosa mi ritrovo, Dio...» e giù un mòccolo.  Se proprio poi per sfogare la vostra rabbia o il vostro disappunto avete bisogno di rivolgervi a qualche divinità, per non incorrere in una noiosa infrazione dell’Articolo 724 del Codice Penale, suggerisco o di cambiare nome alla divinità in oggetto, o di usare dei nomi propri o comuni che inizino con “dio”, tipo: Diocleziano! Diogene Laerzio! Diomede! Dioscuro! Diospero maturo! Eccetera.  Ma bestemmiare è un’arte che non tutti posseggono. Solo i sommi poeti, in fondo sanno farlo, anche camuffandolo in modo sublime. Vedi, per esempio, quell’ateo blasfemno del Carducci nella sua celeberrima lirica Il bove. Siamo sicuri infatti che nell’incipit «T’amo, pio bove» non vi sia un refuso?

     
 

3 Commenti

  1. giuspe scrive:

    …non dimentichiamo la famosa bestemmia del fratello di Segio Castellitto (ne “L’ora di religione” di Bellocchio), che valse al film uno stupefacente VM18…

    (e la linko pure, tié, voglio vedere se chiudono G. :)

  2. blicero scrive:

    Guarda che la bestemmia non è più reato (grazie a Dio) da un paio di anni, è un illecito amministrativo.

  3. Alessandro scrive:

    Io non bestemmio mai: uso sempre “dio” con la “d” minuscola, nome comune della lingua italiana. Ci mancherebbe che ora una religione pretenda di vantare diritto di esclusiva su tale parola!

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