Obama fa qualcosa di sinistra: salva le banche

29/01/2010 - BONUS/MALUS – Oltre ad affidarsi ad una serie di regole utili, ma non risolutive, rispetto alla situazione odierna, preoccupa la lettura superficiale e sbagliata sull’andamento dei conti trimestrali degli istituti di credito della settimana scorsa. In sintesi negli Usa si

     
 

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BONUS/MALUS – Oltre ad affidarsi ad una serie di regole utili, ma non risolutive, rispetto alla situazione odierna, preoccupa la lettura superficiale e sbagliata sull’andamento dei conti trimestrali degli istituti di credito della settimana scorsa. In sintesi negli Usa si lamentano del fatto che le banche hanno fatto troppi profitti, li hanno fatti scommettendo sulla ripresa dei mercati (quindi speculando) e già si preparano a redistribuire i famigerati bonus ai loro manager. Tralasciando il discorso sulle paghe dei manager, il problema arriva proprio dai bilanci: il ritorno ai profitti è buono, ma non eccelso, le ristrutturazioni hanno mandato in rosso Citigroup e Bank of America, mentre anche chi ha battuto le aspettative non può dormire tranquilli. Il forte rimbalzo dei listini, la bolla sul mercato delle obbligazioni ha fatto crescere le commissioni e i guadagni di Goldman, il migliore in questo settore, ma il calo di settembre-dicembre rispetto ai tre mesi precedenti è del 36%. Peggio hanno fatto Morgan Stanley (-56%) e Bank of America (-58%). E questo nonostante un recupero degli indici dai minimi decennali abbia tenuto l’attività a livelli record. Se nel corso del 2010 il listini saranno piatti o in leggero calo e i volumi scenderanno, da dove arriveranno i profitti? Non certo dal risparmio dei correntisti, non dal credito al consumo, non dai  mutui per la casa. Con una quantità ancora enorme di asset da svalutare e un mercato immobiliare che non riparte, gli americani non dovrebbero preoccuparsi che le grandi banche fanno troppi margini dal trading, ma che ne hanno fatti troppo pochi rispetto alle loro prossime esigenze di capitale.

FUTURO FINANZIARIO – Lavorare per un’istituzione finanziaria in questo momento è quasi causa di riprovazione sociale: i politici americani promettono che gli hedge funds, i venture capitalist e gli speculatori in genere saranno mandati lontano dall’economia sana, quella che costruisce, la cosiddetta “Main street”. Una posizione a dir poco miope, visto che dal punto di vista industriale gli Usa hanno perso da tempo questa partita con la Cina. Una quota sempre più grande di merci consumate nel mondo, e in particolar modo negli Usa, sono prodotte in Asia. Un processo irreversibile, l’unica vera industria in cui gli americani sono i primi al mondo senza tema di concorrenza è proprio quella della “carta finanziaria”. Penalizzarla e spedire i settori a maggior margine (come gli hedge) fuori dai confini e ai margini dei bilanci della proprie aziende è a dir poco masochista. L’esatto contrario di quello che fece l’Inghilterra alla fine degli anni ’80 per fronteggiare la pesante deindustrializzazione in corso. La City ha regalato quasi vent’anni di prosperità ininterrotta ai sudditi di sua maestà. Anche quella transizione fu guidata da un governo liberal, o come diremmo noi, di centrosinistra. C’è da sperare che la questa volta i propositi dei politici, a cominciare da Obama sia solo la proverbiale “hot air”.

     
 

3 Commenti

  1. Matteo scrive:

    Analisi molto interessante.

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