Interni

Brunetta si arrende ai fannulloni e agli sprechi

28 gennaio 2010

La lotta agli sfaticati della pubblica amministrazione condotta dal ministro della Funzione Pubblica si scontra con i provvedimenti approvati dalla sua maggioranza. Dopo il no al tetto stipendi per i manager, arriva qualche favore pure per i dirigenti di uffici pubblici inefficienti.

Il Ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta ci ha parecchio abituato ai suoi interventi infuocati in cui è solito porsi come fautore della battaglia agli sprechi e alle inefficienze della pubblica amministrazione ed in cui ama sventolare i presunti risultati positivi raggiunti in termini di riduzione dell’assenteismo e di miglioramento della produttività dal lavoro in meno di due anni di governo. Peccato, però, che quando ci sia davvero da opporsi a qualche nuova norma proposta e davvero poco utile allo snellimento della macchina burocratica e alla riduzione dei costi eccessivi, governo e maggioranza “anti-fannulloni” non riescano (o non vogliano) dire no.

NUOVE NORME - E’ il caso dell’articolo 6 del “collegato alla Finanziaria”, approvato ieri alla Camera. Oggetto della norma sono gli adempimenti formali che la pubblica amministrazione deve fare quando si instaura un qualsiasi rapporto di lavoro. Secondo le norme attualmente in vigore (e rivolte sia ai datori di lavoro privato che agli enti pubblici economici che alle pubbliche amministrazioni), il datore di lavoro già cinque giorni prima dell’assunzione deve, attraverso la consegna della copia del contratto individuale di lavoro, dare comunicazione al dipendente assunto dell’instaurazione del rapporto di lavoro e deve, inoltre, comunicare “al servizio competente nel cui ambito territoriale è ubicata la sede di lavoro”, sempre con l’anticipo di cinque giorni ogni assunzione, proroga, trasformazione e cessazione di un qualsiasi rapporto di lavoro.

MENO RIGORE COL SETTORE PUBBLICO - Col nuovo provvedimento approvato alla Camera (passerà poi al Senato in quarta lettura), si stabilisce che il limite temporale per tutti questi adempimenti slitta al ventesimo giorno del mese successivo alla assunzione, alla proroga, alla trasformazione o alla cessazione del rapporto di lavoro. Ma – udite, udite – solo per la pubblica amministrazione. Per i privati e gli enti pubblici economici i tempi per inviare i dati (spesso si tratta di procedure telematiche) rimarranno gli stessi. Insomma se gli uffici pubblici, come i Ministeri, non riescono, a differenza del settore privato, ad inviare informazioni celermente, si provvede, non a sanzionarli, come vorrebbe la cosiddetta “riforma Brunetta”, bensì semplicemente a favorire i dirigenti che non riescono a far sì che i loro uffici lavorino in maniera efficiente, salvaguardandoli dalle sanzioni e costringendo, tra l’altro, ad una condizione di insicurezza e incertezza il lavoratore assunto nel settore pubblico.

A DIFFERENZA DEGLI SLOGAN - Nella legge 15 , la Riforma Brunetta (“Delega al Governo finalizzata all’ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e alla efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni”), approvata nel marzo 2009, vengono messi nero su bianco, allo scopo di “potenziare il livello di efficienza degli uffici pubblici contrastando i fenomeni di scarsa produttività e assenteismo”, degli obiettivi che la maggioranza di governo oggi disattende, nel silenzio dello stesso Brunetta: “Valorizzazione del merito e conseguente riconoscimento di meccanismi premiali per i singoli dipendenti sulla base dei risultati conseguiti dalle relative strutture amministrativa”, “assicurare elevati standard qualitativi ed economici dell’intero procedimento di produzione del servizio reso all’utenza tramite la valorizzazione del risultato ottenuto dalle singole strutture”, “introdurre metodi di incentivazione della produttività e della qualità della prestazione lavorativa”. Ma – vien da chiedersi- cosa c’entrano le norme di oggi con la “valutazione del personale e delle strutture”, con gli incentivi al “merito e alla premialità”, e con le pesanti “sanzioni disciplinari” di cui parla la legge 15 e continuamente sbandierate ai quattro venti da Brunetta?

TRASPARENZA A META’ - Se non dovesse esprimersi apertamente contro questo provvedimento, per il Ministro sarebbe come arrendersi alle inefficienze alle quali ha dichiarato guerra. E sarebbe grave, in virtù del fatto che già sul tetto ai manager pubblici era arrivato pochi mesi fa un ulteriore dietrofront della maggioranza. Mentre da una parte – infatti – con la riforma Brunetta ci si preoccupa di “assicurare la totale accessibilità dai dati relativi ai servizi resi dalla pubblicazione tramite la pubblicità e la trasparenza degli indicatori e delle valutazioni operate dalla pubblica amministrazione” (anche attraverso internet), dall’altra si provvede a far sì che i manager pubblici continuino a guadagnare cifre esorbitanti.

NO AL TETTO AGLI STIPENDI - Il governo Prodi, con la legge finanziaria 2008, ad esempio, aveva deciso di imporre un “tetto massimo” agli stipendi dei manager pubblici. Il tetto era di circa 300.000 euro all’anno. Naturalmente fatta la legge andava fatto il successivo regolamento, ma, messa a punto, a febbraio 2008, la prima circolare ci ha pensato la crisi di governo a bloccare l’iter. Con l’insediamento del nuovo governo, poi, si è deciso di non dar seguito a quella scelta ed affossare il disegno.

9 commenti a Brunetta si arrende ai fannulloni e agli sprechi

  1. atarla

    sono solidate con il monisto brunetta, per coerenza dovrebbe abbandonare la sua maggioranza che lo boicotta continuamente, le lobby dei ladri e dei menefreghisti, sono sempre più efficenti, forza ministro brunetta, dia un segnale forte di una che ha le contropalle.

  2. atarla

    ministro brunetta, cacci tutti sinistrorsi-centristi e destrorsi, che eletti dal popolo, tradiscono continuamente la loro fiducia, sgornando continuamente leggi solo a loro uso e necessità, questo non è populismo ma sano realismo

  3. Patrizia Mansuino

    Caro Brunetta, come al solito tante parole ma stringi stringi, manca la volontà reale di voler cambiare le cose. E si che da solo contro tanti diventa quasi impossibile ottenere qualcosa, ma almeno non buttare la spugna se è vero che le sta veramente a cuore la situazione degli sprechi nel nostro paese. Io non la conosco personalmente e quindi non so se lei è uno dei tanti che vuole solo pubblicità o se è un vero paladino della nostra sorte e se ha veramente le palle per imporsi. Veramente non ho mai creduto nelle sue capacità ma sta a lei dimostrare il contrario. auguri!

  4. alessandro

    Ottimo articolo!

  5. Nomenklatura

    Ma faccio notare che con il termine “fannullone” il ministro (sindaco in pectore) non si riferisce ai dirigenti ma agli impiegati. Ora che ci siano fannulloni tra gli impiegati è vero, come è vero che i parlamentari lavorano due ore alla settimana. E’ vero pure che in molte amministrazioni pubbliche gli impiegati sono costretti a mansioni assurde o inutili. Poi mi si deve spiegare come dovrebbe fare un impiegato dell’anagrafe tanto per fare un esempio a lavorare dalle 7 del mattino fino alle 14 del pomeriggio senza sosta se il suo lavoro consiste nel tirare fuori un documento dall’archivio quando si presenta una richiesta, ora o in Italia i certificati di nascita e di morte sono usati anche per andare a fare la spesa al mercato oppure smettiamola di parlare di fannulloni in generale. Propongo io una riforma dell’amministrazione pubblica: 1) eseguire uno studio per avere una scala di misura che mi dica il rapporto complessità di mansione rispetto alla produttività della stessa cosi si possono premiare veramente quelli che si impegnano e pagare in modo equo in base al “rischio” lavorativo(un ingegnere fa un lavoro che per complessità deve essere pagato di piu’ di quello un meccanico per fare un esempio). 2) Una legge che per la quale i dirigenti pubblici vengono scelti tramite concorso pubblico e non devono essere iscritti a partiti o associazioni private a carattere religioso o sedere nel consiglio di amministrazione di altri enti pubblici o privati. 3) portare le mansioni di concetto che non necessitano di una presenza continuativa in ufficio sul tele-lavoro in questo modo si possono risparmiare denaro sulla cancelleria, sui soldi pagati per le trasferte, e si riduce pure l’inquinamento(che senso ha fare 30 km ogni giorno per andare in ufficio sedersi alla scrivania per inserire al computer i dati quando la medesima cosa la si puo’ fare a casa propria senza bruciare benzina???). 4) Gli impiegati meritevoli fanno carriera, cioè se un impiegato dimostra attaccamento al lavoro, senso dello stato allora lo stato se lo deve tenere stretto perchè un domani potrebbe essere un bravo dirigente. 5) Uso di consulenze esterne solo se non esiste un reparto del proprio ufficio che fa la stessa cosa, si risparmiano soldini e si fa lavorare la gente che si ha su cio’ per cui la si è assunta.

    Voilà, ecco pronta una riforma e non sono ne’ ministro ne’ genio dell’economia in odore di premi nobel. Purtroppo l’efficienza dello Stato non c’entra nulla con la politica.

  6. Cristina

    POVERO BRUNETTA, BATTAGLIA PERSA IN PARTENZA. MI SPIACE CHE SI SIA ILLUSO DI FARE PARTE DI UN GOVERNO “DIVERSO” DAI PRECEDENTI. IN REALTA’ SI TRATTA DI UNA COMPAGINE GOVERNATIVA IPOCRITA E DEMAGOGICA, CON ALCUNE TOCCHI DI GENUINA BECERAGGINE……

  7. Ry33

    E’ sconcertante trovare ancora cittadini che credono alla Befana, in un governo e una maggioranza che è più un cabaret o una rivista da avanspettacolo ascoltare queste boutades è veramente disarmante, Enjoy !!!! Ry

  8. Pingback: Anche Brunetta contro Saviano: “Contro la mafia niente divismi”

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