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Il tecnico di guerra sparito nel nulla

Che fine ha fatto Davide Cervia, tecnico di “guerra elettronica” rapito il 12 settembre del 1990 fuori dalla sua casa di Velletri? Non si sa, e se non fosse per la testardaggine della famiglia probabilmente questa storia non avrebbe mai fine.

VOGLIA DI VERITA’ – La moglie Marisa, così come i due figli, Erika e Daniele, hanno deciso di fare causa allo Stato,  nella fattispecie i ministeri della Difesa e della Giustizia, chiedendo i danni al Tribunale di Roma in quanto incapaci di essere arrivati ad una verità. Secondo le prime voci il loro congiunto venne spedito in Libia come supporto ai sistemi d’armamento italian, per questo motivo la famiglia ritiene i due ministeri coinvolti, responsabili anche delle negligenze e dei depistaggi riconosciuti con il passare degli anni anche dalla Corte d’Appello.

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SEQUESTRO DI PERSONA – I due ragazzi nel 2011 inviarono un appello al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. La risposta, a forma di Loris d’Ambrosio, ribadiva solo l’ovvio, ovvero che si è trattato di un sequestro di persona. Niente di più. Il caso venne archiviato nel 2000 senza che nessuno si prese la briga di chiedere alla Marina il perché dei fogli matricolari falsi che portarono all’occultamento della vera professione dello scomparso. Nessuno poi decise di seguire gli indizi che portavano alla Libia. Nessuno alla procura di Velletri credette al rapimento, giustificando la lentezza nelle indagini con delle fantomatiche “carenze d’organico”.

I DEPISTAGGI DELLA MARINA – Il Sismi parlò di “società o organizzazioni verosimilmente straniere, per interessi commerciali e militari legati alla sua competenza professionale”. Nessuno credette ai due testimoni che parlarono di rapimento. Rapimento teso ad appropriarsi di un tecnico altamente specializzato un obiettivo importante per i tanti stati del medio oriente interessati ai sistemi di difesa Nato. La Marina militare sostenne che Davide Cervia era poco più di un marinaio ma si trovò a smentire dopo che la famiglia occupò per qualche ora le stanze di Cesare Previti, allora Ministro della Difesa.

LA SUA VERA CARICA – Due giorni dopo arrivò il foglio matricolare completo: “sottufficiale di ottime qualità”, “preparazione professionale di rilievo” e, in rilievo, la qualifica di “ETE/GE”, esperto in guerre elettroniche. Otto anni dopo il sequestro la Procura Generale di Roma ottenne dal Sismi le note informative secondo le quali Cervia venne rapito da membri dei servizi segreti di paesi nordafricani o mediorientali. L’anno dopo la Marina Militare chiese l’archiviazione del fascicolo non ritenendo più il rapimento di pertinenza di quell’ufficio. L’anno dopo, nel 2000, arrivò l’archiviazione della magistratura.

I TESTIMONI DEL RAPIMENTO – Chi ha rapito Davide Cervia? Boh. Resta l’inchiesta privata condotta dalla famiglia, con migliaia di documenti e l’ammissione del Sismi che l’indagine si fonda su materiale di parte. Torniamo ai testimoni. Un vicino vide la vittima malmenato e spinto a forza in un’auto verde scuro. Il secondo testimone, un autista di autobus, incrocia quella macchina verde seguita dalla Golf di Cervia. A guidarla un ragazzo biondo. Come detto, questi rilievi vennero ignorati. Mentre in Italia ci si perde tra depistaggi di vario genere, quattro mesi dopo il sequestro, quindi nel gennaio 1991, il nome “Davide Cervia” compare nelle liste passeggeri di un volo Air France Parigi – Cairo.

IL RUOLO DELLE ARMI – A pagare il biglietto è il Ministero degli esteri Francese, all’epoca guidato da Roland Dumas. Passano sette anni. Una sera a casa Cervia, a Velletri, arriva una telefonata. Si sente la voce di Davide che parla di lavoro, ma è una registrazione. La Golf di famiglia venne ritrovata nel 1991 vicino alla stazione Termini, totalmente immacolata. In quel momento arrivò l’offerta di un miliardo di lire per tacere ed arrendersi alla realtà delle cose, ovvero che il loro congiunto è sparito. Dove? C’è chi ha parlato di Iraq. Altri hanno proposto la pista libica, iraniana, saudita. La sua specializzazione nel campo della guerra elettronica lo rendeva prezioso, visto anche che si tratta di stati che acquistarono materiali bellici in Italia.

DOMANDE SENZA RISPOSTA – Una traccia, ripresa dal Corriere della Sera, porta in Russia e più precisamente ad un sistema sofisticato rubato dal Kgb nel 1989. Probabilmente Cervia sparì perché venne a conoscenza di un qualcosa che non doveva sapere, di un fatto che portò anche all’arresto di due persone. Infine si parlò di un allontanamento volontario. Ma allora perché il rapimento? Perché i depistaggi della Marina? Perché l’offerta da un miliardo di lire per spingere la famiglia al silenzio?

LE MINACCE AL TESTIMONE – Peacelink dà altre informazioni utili sulla scomparsa di Davide Cervia. Tornando al primo testimone che vide l’aggressione ed il rapimento, questi venne avvicinato qualche mese più tardi da due persone spacciatesi per agenti assicurativi. L’uomo decise di riparare in casa intimorito dal loro tono arrogante e perentorio e dalla richiesta insistente di entrare insieme in casa per “parlare”. Marisa venne messa su una pista giusta da un ex collega del marito, il quale collegò la sparizione alla sua specializzazione. Tempo dopo un ispettore della Digos incontrò la donna chiedendo con insistenza di un ex collega del marito di base a La Spezia ma originario di Napoli.

TACI PER IL TUO BENE – La donna capisce che si tratta di un uomo che in passato diede indicazioni sulla vita di Davide in Marina. A quel punto vi fu la conferma dell’intercettazione delle telefonate. Tempo dopo questo individuo viene contattato da un agente di Polizia il quale si presentò a casa sua con la scusa di un censimento sulle Fiat Uno. Questi riuscì ad intimidire la “gola profonda”, tanto che costui dirà a Marisa di non contare più su di lui. Nel frattempo venne raccolta la testimonianza di un altro collega di Davide, il quale spiegò che il corso di specializzazione venne iniziato da 900 persone ma che alla fine del secondo anno i superstiti furono solo 22, di cui 6 sistemisti.

TRAFFICO D’ARMI – “Noi eravamo fieri di un radar ideato dalle industrie belliche italiane -spiega il testimone- un radar tridimensionale. Quello che non capivamo proprio, che anzi ci faceva arrabbiare, era averlo venduto a 109 paesi. Noi sistemisti siamo stati invitati a compiere gite turistiche con le navi, che avevano lo scopo di magnificare e vendere i nostri armamenti ai paesi stranieri. Non immaginavamo per niente il giro di soldi che era dietro al traffico d’armi. La palazzina dove studiavamo aveva le porte blindate. Eravano tenuti sotto controllo dai servizi. Scoprivi così che il tuo amabile interlocutore del treno era un uomo della “sicurezza” che ti controllava. All’inizio del corso si fa un giuramento di particolare riservatezza, di livello Nato. Ti permette di accedere a tutti gli uffici che hanno una classe di segretezza affine alla tua”.

LE INTIMIDAZIONI NELL’INTERROGATORIO – “Per un paese straniero -conclude la seconda gola profonda- è quasi impossibile formare dei propri tecnici, perchè ci sono delle nozioni-chiave di base per cui neanche un ingegnere elettronico riesce a leggere i manuali delle singole apparecchiature che leggiamo noi. Ma non è un problema d’intelligenza. Ci sono delle chiavi precise per capirle. Io ho conosciuto Davide Cervia alla scuola sottufficiali di Taranto nel 1979. Lui era entrato sei mesi prima di me. Era capo-corso, il primo degli allievi”. Quando essere bravi non paga. La moglie di Davide, Marisa Gentile, venne convocata sei mesi dopo il rapimento dal sostituto procuratore Romano Miola e dal procuratore capo, Vito Giampietro, che condurrà l’interrogatorio contestando ogni episodio raccontando dalla donna.

MORTO CHE CAMMINA – Romano Miola ricevette anche la visita di una giornalista, Laura Rosati, la quale venne di fatto cacciata appena pronunciò quel nome e quel cognome. La seconda gola profonda, ritiratasi dalla Marina per un incidente, venne avvicinata da uno sconosciuto che gli proposte in cambio di soldi di tornare al vecchio lavoro. A seguito del rifiuto venne minacciato, l’impianto elettrico della sua auto prese fuoco e ricevette una telefonata che gli disse in sostanza di stare attento. L’uomo parlò dei pericoli che conducevano tutti coloro minacciati in quanto esperti di guerra elettronica ma non venne creduto. Ancora oggi vive nascosto, senza che nessuno lo protegga.

VERITA’ IMPOSSIBILE? – Per molti anni venne data per buona la versione di tale Giuseppe Carbone, di Taranto, già conosciuto alle forze dell’ordine per i reati di appropriazione indebita, emissione di assegni a vuoto, due volte, ed altri crimini amnistiati. In seguito si scoprirà che lui non poteva conoscere Davide Cervia ma venne usato per confermare la tesi dell’allontanamento volontario. Nel frattempo Marisa riceve minacce di morte che la costringono a non mandare i figli a scuola, mentre due Carabinieri vanno più volte al loro istituto per verificare la possibilità di denunciare Marisa Cervia per mancati obblighi scolastici, denuncia che dovrebbe scattare secondo la legge dopo segnalazione del Preside. Una catena infinita di depistaggi, sofferenza e dolore fino alla decisione di denunciare lo Stato Italiano, alla ricerca di una verità che visto le premesse probabilmente non arriverà mai. (Photocredits Arcoiris.tv / Misteri d’Italia)

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