Inchiesta

27 gennaio 1945 – Una data da portare nella memoria

27 gennaio 2010

Il giorno in cui le truppe dell’Armata Rossa, nel corso dell’offensiva in direzione di Berlino, arrivano ad Auschwitz. Trovano l’orrore negli occhi dei pochi superstiti del campo di concentramento. Giornalettismo vuole ricordare, a modo suo, l’Olocausto.

Shoah in ebraico significa “desolazione, catastrofe, disastro”. Parlare di un evento che ha portato alla morte di almeno 12,25 milioni di persone, tra cui 5,9 milioni di ebrei, dati che secondo alcuni sarebbero persino più tragici, senza fare retorica non è semplice. Come ha scritto da Renzo Gattegna, presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche, “Le immagini che apparvero agli occhi dei soldati sovietici che liberarono il campo, sono impresse nella nostra memoria collettiva” e i crimini commessi ad Auschwitz non furono solo contro il popolo ebraico e gli altri popoli e categorie oppressi, ma contro tutta l’umanità, segnando una sorta di punto di non ritorno nella Storia.

PER NON DIMENTICARE – Eppure, il vento della cronaca soffia impetuoso e spazza via la memoria.  Oltre a quelli che arrivano a negare l’olocausto,  ci sono tutti gli altri. Quelli per cui queste sembrano cose lontane, sfumate, “storiche”: una ricorrenza come tante, quasi un’assurda e tragica “favola” del passato, con tanto di streghe e orchi cattivi. Perché di guarda “ai problemi del presente e alle paure del futuro: la disoccupazione, l’esaurimento delle risorse, l’esplosione demografica”. Cose che cancellano quella “banalità del male” che è stata l’orrore dell’olocausto. Invece “ricordare che questo è stato” è indispensabile. Perché quello che è stato può accadere ovunque. Anzi, è accaduto e riaccaduto altre volte. Come ha scritto Amos Luzzato, servirebbe “la memoria della memoria”. Ricordare per capire e per rispondere al presente. Perché gli “scontri di civiltà” sono sempre in agguato, un fuoco su cui tanti continuano a soffiare, qui ed ora. Dimostrando che l’odio fra le genti e le stragi degli innocenti (armeni, ebrei, curdi, africani) non sono un incubo del passato, ma un mostro banale, sempre presente dentro “la bestia umana”, ieri come oggi. Perché il Male è banale, e spesso si presenta in forme apparentemente innocue. Ad esempio, come ricorda Vittorio Foa,quando si pensa che uno straniero, o un diverso da noi, è un Nemico si pongono le premesse di una catena al cui termine, scrive Levi, c’e’ il Lager, il campo di sterminio”. Come ricordare?

L’ALBUM AUSCHWITZ – Theodor Adorno ha scritto che dopo Auschwitz sarebbe stato “impossibile scrivere poesie”. E’ vero. Ed è un bene non sprecare tante parole. Per ricordare questo giorno, può essere utile la lettura di Maus, un libro a fumetti, un’arte straordinaria ma in Italia considerata a torto di serie B. Oppure l’Album Auschwitz, pubblicato da Einaudi, un album di foto scattate da due ufficiali tedeschi per documentare l’efficienza del campo, ritrovato dalla deportata Lili Jacob alla fine della sua prigionia. Lili ritrovò le foto della sua famiglia sterminata, e gli fu richiesto di pubblicarle in un libro che è stato successivamente divulgato in tutto il mondo. Ecco, forse le parole che servono sono quelle delle immagini. Ma si può provare a ricordare guardando le cose con gli occhi di un bambino. E noi tempo fa abbiamo provato a raccogliere nel vento un racconto del fratellino di Lili, Sril. Per non dimenticare.

L’ARRIVO – “Mi chiamo Sril. Sril Jacob. Ho 6 anni. Sono arrivato in questo posto che mi dicono si chiami Auschwitz nella primavera del 1944. Ho viaggiato per giorni su un carro bestiame, con il mio fratellino e mia sorella grande, che si chiama Lili, e i miei nonni. Sono arrivato dall’Ungheria, dove dei signori cattivi ci avevano radunato del Ghetto di Budapest.  Mi hanno caricato su questo treno sporco e umido, dove siamo stati ammucchiati per giorni. Avevo un po’ paura, ma mi hanno insegnato a rimanere tranquillo e a non fare storie. Così ho sopportato il lungo viaggio,  avvolto nel mio cappottino con gli alamari, un po’rovinato da quella ridicola ed enorme stella gialla che ci hanno appiccicato sopra.”

6 commenti a 27 gennaio 1945 – Una data da portare nella memoria

  1. Toccante!

    La morte di tanti innocenti, solo perchè appartenenti ad un’altro credo, è stata la vera “Apocalisse” di cui tanto si è discusso…il giorno della memoria mi ricorda il diario di Anna Frank, criticato anche, ultimamemte, da un esponente della Lega considerando troppo hard…ma ci rendiamo conto?

    • manuela

      Anche in questa occasione, dove tutti dovrebbero farsi un esame di coscenza-si tira in ballo un partito-tra l’altro mi piacerebbe sapere chi ha fatto questo commento.
      Chiedetevi invece come mai,in questa ricorrenza, giornaletti come Leggo letto da tantissime persone,perchè gratuito, danno rilsato solo ai fatti ultimamente noti
      I giovani sono già per se stessi assenti dal passato e non si fa niente per informarli proprio in una giornata come questa. Auguriamoci che non succeda mai più.
      Manuela

  2. maria teresa

    Carlo in queste occasioni sai sempre come scuotermi

  3. 12,25 milioni di persone non riesco nemmeno ad immaginarle

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