Tecnologia

Pd, un appello per la libertà del web

26 gennaio 2010

I senatori democratici si mobilitano per togliere dal decreto Romani le norme sul copyright e quelle sui tg via internet: “Regole vecchie, leviamole per decenza”

«La Rete è un bene comune e un fondamentale diritto costituzionale». Comincia così l’appello fatto proprio dal Pd del Senato e firmato anche da Stefano Rodotà allo scopo di convincere il governo a ritirare dal cosiddetto Decreto Romani le norme ritenute lesive della libertà e delle possibilità di sviluppo di Internet. Presentato nel corso di una conferenza stampa a palazzo Madama, insieme ad un ddl volto a «garantire la neutralità delle reti di comunicazione, la diffusione delle nuove tecnologie telematiche e lo sviluppo del software aperto», il ‘manifesto-appello’ chiede togliere dal decreto la normativa sul copyright, l’obbligo di rettifica ai tg trasmessi sul web, la richiesta obbligatoria di autorizzazione ministeriale per la fornitura di immagini sulla Rete.

PERICOLO CENSURA - Anna Finocchiaro, presidente dei senatori Pd, ha illustrato, invece, le linee del ddl, che mira a diffondere la banda larga sul territorio, a incentivare l’informatizzare della la Pubblica amministrazione e del mondo dell’università e della ricerca. «Mi impegno -ha detto la Finocchiaro- a segnalarlo come un ddl del gruppo Pd e di chiederne così l’iscrizione privilegiata all’ordine del giorno dei lavori del Senato». Nel decreto, secondo quanto è emerso, si prevede anche che il Garante delle Comunicazioni deve controllare che i siti della Rete rispettino per davvero le regole sul diritto d’autore. Nel 2010, dunque, mettere lo spezzone di una partita o di un film su Youtube potrà comportare richiami e sanzioni. IlGarante ricava questo ruolo di sentinella del Web dal decreto legislativo del governo sulla tv e Internet che ieri è arrivato in Parlamento per ricevere un parere (non vincolante) dai senatori e, a seguire, anche dei deputati. “Il senatore Vincenzo Vita (Pd) e il deputato Giulietti (portavoce di Articolo 21) hanno passato ai raggi X il testo e si sono accorti di qualche indigesta novità sfuggita a Natale. Il decreto, intanto, mette sullo stesso piano la televisione classica e la televisione via Internet (Ip Tv, web Tv, mobile Tv. Subito dopo, il testo assegna al Garante questo compito di vigilanza diretta sulle lesioni al diritto di autore in Rete. Infine stabilisce che i telegiornali e gli altri prodotti informativi di Internet dovranno rettificare notizie sbagliate nelle modalità che investono oggi un Tg1 o un Tg5“. Anche il deputato Paolo Gentiloni (Pd) sottolinea le sorprese contenute nel decreto: il taglio della pubblicità a Sky che coincide con un aumento degli spot sulle reti private gratuite (comeMediaset); i minori sostegni al produttori indipendenti di film e fiction; le nuove norme antitrust (che impediscono ogni azione contro Mediaset, malgrado abbia moltiplicato i suoi canali grazie al digitale terrestre).

ALMENO LA DECENZA – Il professor Stefano Rodotà ha denunciato «la perdita di leadership» dell’Italia sul fronte della promozione della democrazia del web e ha denunciato il carattere provinciale del dibattito politico sull’argomento, a fronte delle grandi questioni planetarie al centro delle discussioni tra Stati Uniti e Cina. Per il senatore democratico Luigi Vimercati «le mancate scelte del governo in favore della banda larga stanno comportando conseguenze gravissime sul fronte dell’occupazione, con una perdita di circa 20.000 posti di lavoro». Il collega Vincenzo Vita lancia un estremo appello all’esecutivo: «Dal decreto Romani si tolgano le norme sul copyright, sulle autorizzazioni obbligatorie e sulla rettifica: sono regole vecchie, legate ai media di un tempo, non applicabili nell’era digitale. Su tutto il resto, naturalmente, prendiamoci pure a torte in faccia, ma queste norme vanno tolte per un minimo di decenza»

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