La crisi ha colpito pesantemente anche il Vaticano il cui prodotto fa sempre più fatica a conservare le proprie quote di mercato. Ma Ratzinger non molla e chiede alla sua rete di vendita di battere nuovi canali di distribuzione. Ma non è cos’ facile come sembra.
Josef Ratzinger un blog non ce l’ha, ma dell’internet ha sentito parlare sicuramente e sa per certo che i suoi “venditori” bazzicano parecchio sul web. Del resto, la cronaca nera la
leggono avidamente anche Oltretevere ed è capitato abbastanza spesso che qualche collega lo abbiano pigliato con le mani nella marmellata. Il Papa, però, è un uomo pragmatico e ha nel DNA la vocazione a guardare la parte piena del bicchiere: se tanti fratelli che sbagliano hanno avuto successo nei loro poco nobili propositi, vuol dire che il mezzo che hanno usato non è del tutto privo di potenziale per cui potrebbe anche tornare utile alla causa. Così ha preso la palla al balzo e ha ufficialmente affidato ai partecipanti alla prossima 44esima giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali (16 maggio prossimo venturo) il compito di mettersi al lavoro su un business plan credibile sul quale fondare il progetto di rilancio della Parola di Dio in rete.
NUOVI CANALI – Benedetto XVI ha ben chiara la situazione: se il Vangelo è ancora un prodotto con un suo appeal commerciale nonostante abbia necessità di un lifting, le vendite continuano a soffrire perché è entrato in crisi il sistema di distribuzione tradizionale. I piccoli negozi locali possono ben servire i consumatori più esigenti e più attenti alla personalizzazione del servizio, ma la grande massa va nei megastore o compra direttamente sull’internet per una serie di ragioni che i maghi del marketing hanno spiegato in lungo e in largo. Il Papa sa perfettamente che la Parola ha le caratteristiche adatte per essere distribuita sul web. “Per dare risposte adeguate a queste domande all’interno dei grandi cambiamenti culturali, particolarmente avvertiti nel mondo giovanile, le vie di comunicazione aperte dalle conquiste tecnologiche sono ormai uno strumento indispensabile. Infatti, il mondo digitale, ponendo a disposizione mezzi che consentono una capacità di espressione pressoché illimitata, apre notevoli prospettive ed attualizzazioni all’esortazione paolina: “Guai a me se non annuncio il Vangelo!” (1 Cor 9,16). Con la loro diffusione, pertanto, la responsabilità dell’annuncio non solo aumenta, ma si fa più impellente e reclama un impegno più motivato ed efficace.” Appunto. Il problema non è se usare o no il web, ma come usarlo in modo efficace.
INGENUE PRESENZE – Nonostante le secolari prudenze delle gerarchie ecclesiastiche, la Chiesa qualcosina sull’internet ha fatto. Il vaticano ha il suo bravo sitarello e possiede perfino un suo canale Youtube dedicato, ma son tutte iniziative che non hanno dimostrato di poter catturare l’attenzione del popolino. Diciamo pure che si tratta di operazioni realizzate in modo formalmente impeccabile, ma poco in linea con lo spirito della gente digitale. Per dire, Youtube è utile per metterci video di miracoli (anche farlocchi), ma usarlo per pubblicare l’udienza del mercoledì fa cadere le braccia. Da notare, ad uso dell’ufficio marketing, che manca l’unico video che avrebbe fatto furore, cioè quello della mezza squinternata che si è aggrappata alle sacre vesti del Pontefice la notte di Natale. Il meglio lo si trova al di fuori delle presenze cosiddette istituzionali, ma sono il frutto dell’iniziativa di pochi entusiasti destinati a vedersi relegare nella sezione “Strano, ma vero” dei media che contano. È evidente a tutti che, se questa è la via dell’evangelizzazione virtuale, si tratta di una strada senza uscita. Forse è per questo che perfino Benedetto Decimo Sesto si è reso conto che serve una sterzata importante: in Paradiso conta meno di zero, ma in questo mondo malato un pagerank di livello vale ancora più di una messa.




Secondo me dovrebbero puntare sui giochini online tipo Farmville. Che ne dite di “Catholicville”? dove giochi a costruire la tua bella comunità di fedeli virtuali
p.s. bell’articolo
ce n’era uno lanciato da famiglia Cristiana. Un annetto fa mi avevano invitato a giocare. Era una specie di test per misurare la propria familiarità con i vari protagonisti del Vangelo o per vedere a quale di loro si rassomiglia. Mi pare. Qualcuno se lo ricorda?
Eccolo, era questo che ricordavo: “Vota il più simpatico del Vangelo” http://www.facebook.com/topic.php?uid=71682892936&topic=8360#/famigliacristiana?v=box_3
Non credo che la Chiesa sia in cerca di clienti, cerca semplicemente di allargare gli orizzonti in maniera diversa, offrendo, anche attraverso i social network, delle risposte “concrete e mature” ai bisogni dei giovani: ma è una strada irta, difficile e piena di ostacoli!
La Chiesa entra nel web, un pò come dire: se maometto non va alla montagna, è la montagna che va da maometto… ma maometto si farà perscare? ho i miei dubbi!
L’ostacolo più grande è la Chiesa stessa e la sua struttura di potere, intrinsecamente antitetica al concetto di condivisione e quindi di rete.
L’articolo è lucidissimo e centra appieno la questione. Come può il Papa, che, come ben sai, è infallibile, aprire un blog e mettersi a discutere con migliaia di comuni mortali che lo prendono per il culo?
Ma te lo immagini il vicario di Cristo, il mini-Dio, che difende la transustanziazione, il purgatorio, la verginità della Madonna, dall’assalto di una torma di peccatori miscredenti?
La Chiesa cattolica rappresenta l’ultimo esempio di assolutismo teocratico occidentale. Se si mettesse in rete verrebbe fatta a pezzi e si esporrebbe al ridicolo.
La rete è sinonimo di comunità (ecclesia) e trasparenza.
Il Papa non può permetterselo. Se il re fosse nudo mostrerebbe la propria vera identità.
La pelle incartapecorita sotto la sottana, il crine irto di sangue rappreso, sulla gobba che sostiene i mali del mondo; gli zoccoli da satiro, le possenti cosce, le articolazioni rivolte. Le corna ritorte da sotto la mitria. Densa la barba, immersa sino al gozzo, nel corpo vivo delle ingiustizie. Rivoli di sangue da quell’unico anello, che li domina tutti. L’occhio svelto e sottile sulla prossima preda. La lingua avida e triforcuta, come tentacoli di lumaca, esplora il terreno di caccia. L’anticristo.
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Z, fantastica risposta. Che condivido e sottoscrivo.
Comunque, la Chiesa Apostolica romana può fare quel che vuole. Su internet nessuno è costretto a sentire le baggianate di B4x4.
La Rete non è Raiset!!!!!!!!!!!
E questo è fonte di immenso gaudio!!!!!!!!!