Perché educhiamo le femmine a essere più stupide dei maschi?
Appaiono dei cavalli colorati. Un gioco da bambina. Ma sentite come si chiamano tali simpatici equini: Galoppini. Sì, Galoppini. Però, che bel nome. Mi aspetterei che lo spot successivo sia una cosa del tipo: “Gioca anche tu con i Portaborse, viscidi servili e snodabili.” oppure “Divertiti con Mondo Escort. Addobba la simpatica Clementina come una gran battona e preparala a un futuro glamour.” Invece c’è quella gran piaga di Cicciobello Bua, che è ancora nella culla e già affligge una povera bambina delle elementari con le sue interminabili geremiadi. Barbie Moschettiera si aggira per la Francia con un look così ridicolo da risultare quasi
imbarazzante, i Paciocchini fanno anche loro i neonati molesti, e poi ci sono Giacomino e Carolina, che a quanto dice la pubblicità dovrebbero far scoprire prima del tempo a una povera infante la gioia di fare da mamma a due noiosi gemellini. Poi, se la piccola non ne avesse abbastanza di Cicciobello Bua, può farsi regalare anche Bimbola Ecciù e aprire un nosocomio pediatrico.
Ma non c’è limite. Può anche dotarsi di Cicciobello Cammina Gattona ed eventualmente dell’imperdibile Bimbola Pipì Popò che si intuisce facilmente cosa sia in grado di fare. A seguire ferri da stiro, forni, fornelli e lavatrici come se piovesse, perché una brava donnina prima inizia a far pratica con spazzolone e aspirapolvere e meglio è. Seguono accessori di ogni tipo per il trucco e il parrucco a completare il questo piccolo mondo di cretinerie e insulsaggini. Non stiamo poi a indagare se questa bambina sarà viziatissima e non si laverà mai i vestiti da sola, perché non è questo il punto. Il punto è come fa una a imparare a confidare nelle proprie capacità se la massima impresa che le viene richiesta è pulire il sedere a un pupazzo?
BARBIE ASTRONAUTA – I maschietti coevi hanno a disposizione ben altri giocattoli. Ci sono eroi, supereroi, scienziati più o meno ragionevoli, bambini mutanti che salvano il mondo, Lego con cui costruire mondi reali o alternativi. Guerre Stellari, non bambolotti lagnosi. Super-Minatori, non pupattole poppute che vanno a fare shopping con il cane. Si potrà obiettare che i gusti sono diversi. Sì, ma resta il fatto che nessuno ritiene necessario inventare Barbie Astronauta della NASA o Polly Pocket Fisico del CERN. Personalmente non ritengo gratificante scimmiottare l’altro sesso, ma altresì mi mortifica la negazione delle mie capacità di interpretazione e comprensione della realtà. Mi infastidisce che le bambine vengano cresciute con un sistema di valori popò-centrico: appena cresco mostro il popò e poi un giorno farò un bambino a cui pulire la popò. Ai maschi viene insegnato a studiare, a costruire, a pensare, mentre le femmine vengono via via ingabbiate nei ruoli classici da donnina. Fin da piccoli ai primi è dato di astrarsi, mentre alle altre vengono fornite bambole e bambolotte in cui comodamente identificarsi. Ed è in questo apparente innocuo avverbio, comodamente, che si cela la perfida trappola in cui è facile cadere. Alla fine è più comodo lasciarsi andare e non costruire più, non pensare, lasciarsi catturare dalla logica dell’immedesimazione in una pupazza antropomorfa e non immaginarsi diversa.
Desiderare di diventare astronauta e non estetista non è un insulto nei confronti di donne che lavorano negli istituti di bellezza. La mia estetista è
una professionista molto seria, un’imprenditrice che rispetto. Rispetto anche me stessa quando faccio la maschera agli acidi della frutta e la manicure. Il problema è la scelta. Io potevo cercare di fare l’astronauta, se volevo. Lo so, che potevo. Potevo sperare di andare nello spazio, almeno idealmente. Ho preferito scrivere, anche perché sono più goffa di un ippopotamo in secca nonché negata per le scienze. Se avessi una figlia, le indicherei la Via Lattea. La differenza è nella possibilità che uno dà a se stesso di ricercare la propria strada. Questa possibilità tu te la puoi concedere quando sai che c’è, ma da bambina ti dovrà essere in qualche modo suggerita, altrimenti come fai a sapere che c’è? Qualcuno te lo deve dire, che la strada per le stelle è lì e che potresti percorrerla, volendo e avendo le necessarie capacità. Avete presente Ripley, la protagonista di Alien? Una femmina può percorrere la strada per le stelle. Poi quello che trova lassù sono cavoli suoi, imparerà ad arrangiarsi. Se poi di ritorno dallo spazio la sua pelle è un disastro, nessuno le vieta di andare al beauty center. Questo si vedrà poi. Tanto per cominciare, sotto le avvertenze di Cicciobello Frigna e di Barbie Ladoviaperisoldi, bisognerebbe aggiungere una nota:
Warning. Il più bell’ornamento di una donna è la sua intelligenza.






















[...] This post was mentioned on Twitter by giornalettismo, feedrssalessio. feedrssalessio said: La strada per le stelle http://ff.im/-eGuWI [...]
Trovo il tuo articolo perfetto in ogni concetto, parola e virgola! Ogni Natale, quando sfogliamo i cataloghi dei regali per bambini che ogni supermercato ti manda a casa non posso che provare tanta tristezza (in realtà è rabbia) per come vengono mostrati i due universi Bambina e Bambino obbligatoriamente distinti e rigidamente scissi tra piccole “idiota” e piccoli “tutto quello che vuoi essere”…
Veramente un ottimo pezzo!
Un caro saluto, Lisa
Ho letto solo il titolo e la chiusura del tuo articolo e ne sono assolutamente entusiasta.
Per leggerne anche il corpo aspetto che sia un maschio a scriverlo.
Dicono che le donne dirigenti sono poche rispetto alla media europea, che a sua volta è bassa, dicono che le donne sono discriminate quando si tratta di carriera in campi che non siano lo spettacolo, quello che non dicono è proprio quello che esprmi tu.