Un due tre…il Primo Maggio ancora c’è!

di Vincenzo Ricchiuti

Primo maggio, festa dal lavoro. Chi non (se la) beve con me, Festa lo colga. Nella Roma liberata, ritornata a destra dopo mai, con, premesso, Santamaria detto Dandi, un due tre il primo maggio ancora c’è. Milioni di milioni per gli organizzatori, per la questura invece è addirittura il 2 maggio.
Dal palco uno che parla, nessuno lo ascolta: non fossimo dal vivo (in quattro quarti), sarebbe la tipica riunione di redazione di Giornalettismo. La prima canzone che becco alle 15 e cinquanta parla di speranze, sembra esperanze d’escobar (giusto quelle so’ rimaste al Primo Maggio). Poi comincia a parlare dei quarant’anni che ha fatto il ’68, diventato un fallito ma di mezz’età. Auguri. C’è il po-ppo-po’, “che ritorni il passato”. E’ Start me up (manco fossero gli azzurri del ciclismo) a far decollare (Piazza) San Giovanni, ancora una volta in questo giorno si parlerà male del paese ascoltando i Rolling Stones. Santamaria come promesso eccolo, scende da Sant’Apollinare e chiede aiuto al pubblico (tv, lui guarda fisso in camera) come Montesano dopo Adriano nell’89: il primo vaffa è tutto suo. I temi sono due, i settant’anni (toh) di Adriano (boh, ah si, la situazione non è buona) e la cellulite della pace e amore fattasi vecchia dal ’68. E perché non i cent’anni d’ Inter ? La Thissen già non se la vota più nessuno.

IL LIBANO - Il secondo vaffa è on air, il vero Dandi metterebbe via Jim Momo e mano alla pistola. Enzo Avitabile, come tutti gli anni, che a proposito di Via Gluck ci azzecca come un’offerta che non si può rifiutare, un uomo senza un perché (stia lì). I tamburi di Mani di fata fan rimpiangere persino le trombette di Mani di fango (o forse era il contrario, tanto è eguale) Gerini l’anno passato (invano), Dandi prova a fare semiologia musikale, azzarda dopo due accordi un nun me ricordo che fa tanto Alemanno. Poi si meraviglia della presenza dell’altro inquilino fisso di ogni anno, Piero Pelù, e lui lo ricambia, mentre l’amico del Freddo sorride come a Testaccio sapendo d’averla fatta schifa ma chisse, con un “Popolo d’orfani della sinistra” (e de’tu nonno) incordando poi una beatlesiana Revolution ammannita come neanche l’avessero biascicata a cappella i Cesaroni trapiantati in Toscana. Costituscion postprandiale al posto di revoluscion, Santamaria sghignazza aò mo’ so cazzi della destra. L’ex Pierino la peste dedica la chiusa, una canzone da manga sul magna magna, ad Enrico Berlinguer, che gli manca molto (sarebbe stato meglio e più produttivo gli mancasse Bettino). “Lo spettacolo deve ancora cominciare” con il dolce Enrico?

IL FREDDO - Ma se quello spettacolo, il compromesso storico, è il secondo partito a Roma e in Italia. Dandi è basito come neanche davanti Zio Carlo. Prova persino ad abbaiare, nella speranza qualcuno gli butti l’osso o il salvagente. Giuliano Palma, il conduttore uniko, lui, scappa, fa la sua onesta compilescion di evergreen mentre qualche buontempone di buon umore (tolto Ferrara, sarà Alemanno) butta i lacrimogeni, non si vede più niente e Palma subito prende il polso alla situazione con un “Potete sentirmi ?”. Che al confronto Pelù sembra una cima dell’analisi & dibattito, ed in due simulerebbero, potessero, all’impronta l’intervista doppia delle Jene piuttosto che ‘sta fuffa sulle morti bianche. Dandi intanto prepara altre battute, modello pubblico de sinistra, barza che da che guevara, un napoletano fino a madre teresa, guardandosi allo specchio in bianco good hole fashioned lover boss e canticchiando “la mia solitudine sei tu”. Senza bionda e senza mora, aò. E andiamo. Dandi ce prova a sfidà l’assedio dei tassisti rilanciando gli autobus e la linea 77. Servizio (ce l’hanno fatto in ) pubblico. Ce ne fosse uno di gruppi rock che non usi i pifferi, ma che l’abbiamo liberati a fare i popoli. Bella Ciao a braccio teso e niente pugno, non per rispetto al nuovo sindaco (non si sa mai) ma perché in mano da strigne non c’è rimasto niente.

IL DANDI - Roma non fa la stupida neanche stasera, manda il telecomando più malandrino che c’è. Una autentica botta di vita il cambio di canale (ora che quello di regime non c’è più neanche per scherzo), prima fila a parte che son quelli dell’altro anno si cade addormentati in piedi davanti la tv. Ci vorrebbe un miracolo, “solo noi siamo il nostro miracolo” hai detto cotica, ok panico (specie quando ci si accorge che l’anthem è “Io voglio una vita tranquilla” e non Bandiera Rossa, perché è da quando che è nato che ‘sto pueblo è disperato). Poté più Tricarico che l’Internazionale. Di più nun se po’ sentì. Prossimo anno, o si libera il posto almeno qui ai rumeni (e non ditemi che il lavoro sia una cosa da italiani) che hanno chiesto asilo per l’occasione in piazza (e mo’ so’ cittadini Rai), oppure si fa alla romana, dice Alemanno. Ognuno se la canta e se la sona a casa propria.



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