di Alessandro Guerani
postato alle 14:32 del 15 settembre 2008 in EconomiaTorna alla home

LE CARTOLARIZZAZIONI DI CARTA - Lehman Brothers nel corso dell’ultimo decennio è stato il principale operatore nel settore delle cartolarizzazioni immobiliari. In pratica comprava i mutui, li impacchettava e rivendeva i titoli così creati con sopra il proprio prestigioso marchio, lucrandoci sopra un notevole differenziale in tassi. Un po’ come fanno tantissime aziende, oramai ex manifatturiere, che importano prodotti dalla Cina o Indonesia, ci mettono sopra il loro rinomato logo incrementandone immediatamente il valore agli occhi del consumatore. Solo che se in una scarpa Nike entra l’acqua, amen, al massimo se ne piglia un’altra paio. Ma se titoli sui quali gli investitori hanno investito miliardi di dollari si incomincia ad avere il dubbio che non verranno pagati, come ben capirete, il problema è ben più grosso. Infatti ancora nel luglio 2008 Lehman aveva nel proprio portfolio ben 60 miliardi di dollari di questi titoli, oltre a quelli che aveva venduto per il mondo, a fronte di capitali per soli 26. In generale l’insieme delle attività della Lehman era coperto solo per il 4,2% dal capitale dell’azienda.

CETO MEDIO SPENDACCIONE - Questa strategia, che si chiama leva finanziaria, moltiplica gli utili in rapporto ai propri capitali in maniera impressionante quando le cose vanno bene (il famoso ROE di cui sentirete parlare tutti i banchieri anche nostrani) ma moltiplica in negativo pure le perdite quando invece le cose volgono verso il peggio. E così Lehman ha dovuto dichiarare nella prima trimestrale del 2008 perdite per oltre 2,8 miliardi di dollari e il proprio management fu costretto a vendere attività per 147 miliardi per cercare di tamponare la crisi. A questo va aggiunto anche il piano di licenziamenti presentato in agosto che andrà ad interessare il 6% della propria forzo lavoro, pari a 1500 persone. Ma, sinceramente, pare possibile che una banca che si occupa di mutui vada in una crisi così profonda solo per quella quota di mutui concessi a persone che avevano garanzie di reddito sufficienti? No questo lo abbiamo già spiegato: sono troppe le insolvenze e i pignoramenti che si stanno verificando negli USA, e riguardano non solo persone con bassi redditi, ma per intero una classe media che ha speso negli ultimi anni più di quanto guadagnava attraverso la continua concessione di mutui e l’utilizzo sfrenato delle carte di credito.

LA CORDATA AMERICANA - Proprio sabato la FED e il ministro del Tesoro di Bush, Henry Paulson, hanno convocato trenta grandi banche, fra cui anche l’inglese Barclays e le svizzere Ubs e Credit Suisse. In pratica han detto di tirar fuori i soldi per acquistare le residue attività di Lehman (che perdon valore di giorno in giorno), oppure questa andrà al fallimento. Il Tesoro USA, in pieno periodo elettorale, non intende infatti accollare ai contribuenti il costo del salvataggio e regalare alle banche la Lehman ripulita, come successe con Bear Stearns acquistata da JP Morgan e come sta succedendo in un altro luogo, con una compagnia aerea che ben conosciamo.

MA TORNIAMO IN ITALIA - Ma a parte l’eventuale buco derivante dalle vecchie cartolarizzazioni, cosa comporterà tutto questo per gli italiani? Un po’ di banche che si fondono, e vabbè uno potrebbe anche dire meglio così, ma in prospettiva si vede il “credit crunch“, cioè una contrazione del credito: meno soldi alle aziende, e quindi meno investimenti e posti di lavoro, meno soldi ai privati, e quindi meno possibilità di acquistarsi la casa o cambiare l’auto, se non a costi molto più elevati. Non proprio lo scenario migliore per cercare di risollevare il PIL italiano già pronosticato in crisi. E soprattutto il segnale finale che la ricreazione è veramente finita. Quello che non si sa è quanti bimbi hanno le mani troppo sporche di merenda per poter rientrare in classe.

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