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Come è finita la storia delle Iene e del “ricatto” alla Roma

La vicenda del presunto ricatto ai danni della Roma (ne abbiamo parlato qui) si avvia a una conclusione felice per gli indagati. Il pubblico ministero Paola Filippi chiede l’archiviazione per Mario Corsi, Giuseppe Lo Monaco e Roberto e Francesco Renga. Corsi, su Facebook, aveva annunciato il fatto con questo status:

 

 

 

 

 

Roberto Renga ha invece querelato tutti i giornali che hanno riportato la notizia, in primis Carlo Bonini di Repubblica. Il quale oggi ritorna sull’argomento:

Parafrasando Flaiano, il tentativo di diffamazione all’amatriciana che, nel marzo scorso, ebbe come vittime il dg della Roma Franco Baldini e il consigliere Mauro Baldissoni fu cosa assai grave ma tutt’altro che seria. Una di quelle “sole” (truffa, per chi preferisce l’italiano) che nelle intenzioni della combriccola che l’aveva architettata doveva accreditare l’appartenenza massonica dei due dirigenti, grazie a uno scartafaccio di trascrizioni di sms che si volevano intercettati dalla polizia e al contrario «grossolanamente falsi» come la mano improbabile di chi li aveva redatti. E che ora il pm Paola Filippi chiede vada consegnata all’archiviazione della giustizia penale, che non contempla possano andare a giudizio fatti la cui cialtroneria «non configura fattispecie penalmente rilevanti», piuttosto quella condizione rara del “reato impossibile”. Propria di chi, per dabbenaggine, un reato non solo non lo commette, ma non riesce neppure a “tentarlo”, tale l’inverosimiglianza della «monnezza» (parole del pm) che ha provato senza successo a rifilare (al quotidiano “il Fatto” e alle “Iene).