Parte la ripresa economica mondiale, l’Italia a un bivio

21/01/2010 - Molti indicatori sembrano indicare che la crisi comincia a passare. Si tratta però di dati congiunturali ed il segno positivo non deve far dimenticare che il tonfo è stato fortissimo. Il nostro Paese deve cambiare passo. Ce la farà? Dopo

     
 

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Molti indicatori sembrano indicare che la crisi comincia a passare. Si tratta però di dati congiunturali ed il segno positivo non deve far dimenticare che il tonfo è stato fortissimo. Il nostro Paese deve cambiare passo. Ce la farà?

Dopo un lungo periodo di profonda recessione in tutto il mondo, le previsioni per il 2010 degli analisti sono state tutte riviste al rialzo, anche se ancora ad un ritmo relativamente moderato rispetto alle precedenti fasi di avvio dell’espansione ciclica. L’OCSE ha indicato per le economie avanzate un aumento del Pil intorno al 2%, Il Fondo Monetario Internazionale, secondo le stime dell’ultima bozza del World Economic Outlook stimerebbe una crescita nel 2010 del 3,9% e del 4,2% nel 2011.

LA MODERAZIONE DI TREMONTI - La crescita proseguirebbe a tassi elevati in Cina, India e Brasile, trainata da una più forte dinamica della domanda interna. Anche nell’area dell’euro la ripresa è proseguita negli ultimi mesi del 2009, ma con molta cautela: al deciso miglioramento del clima di fiducia delle imprese e dei consumatori non è corrisposto un incremento altrettanto forte dell’attività produttiva e del volume degli affari. Per l’Italia, il Fondo Monetario Internazionale, sta per indicare un miglioramento nelle prospettive di crescita dell’economia: il Pil nel 2010 sarebbe previsto in crescita dell’1%, mentre nel 2011 segnererebbe un +1,3%. Anche il ministro Tremonti a Bruxelles ha detto che “L’Italia nel Programma di stabilità che presenterà entro fine mese indicherà un Pil 2010 intorno all’1%”. Il Ministro però, come gli capita da un po’ di tempo, ha mantenuto un profilo basso ed estremamente prudente. Perché?

RIPRESA PIU’ LENTA E DIFFICILE – Una prima spiegazione è che – come illustra Bankitalia nel suo ultimo bollettino economico -  Tremonti sa che “la ripresa economica avviatasi durante l’estate nelle maggiori economie avanzate è sospinta dalle politiche economiche espansive dei principali paesi”. Ma l’espansione stenta a rafforzarsi nelle economie avanzate. “In particolare, sulla possibilità che i consumi tornino ad alimentare la ripresa grava l’incertezza riguardo alle condizioni del mercato del lavoro”. Tremonti poi sa bene che l’Italia crescerà nel 2010, ma meno di tutti gli altri. Per esempio, il Pil degli Usa – una nazione che ha subito la crisi peggio di chiunque altro – salirà nel 2010 del 2,7% e nel 2011 del 2,3%.  Ma c’è di più: alla ripresa del Pil e della produzione fa da contraltare la revisione al ribasso di tutti gli istituti internazionali delle stime sulla dinamica del tasso di disoccupazione: per il 2009 ci si attende una disoccupazione europea al 9,5%, mentre per il 2010 la stima é di un 10,6%. E “le prospettive restano soggette a elevata incertezza”.

I PROBLEMI DELL’OCCUPAZIONE – Incertezza legata anche agli squilibri dei bilanci pubblici degli Usa e di molti paesi europei “creati” da politiche in deficit spending, non sostenibili nel lungo periodo, e ai possibili effetti recessivi che deriverebbero da una riduzione della spesa pubblica in mancanza di una ripresa della domanda di consumi ed investimenti privati. In Europa la Bce raccomanda già misure rapide e strategie per il consolidamento dei conti pubblici “che devono fondarsi su ipotesi realistiche di crescita del PIL e su riforme strutturali della spesa”. In Italia i problemi occupazionali sono ancora più evidenti. Con buona pace di Maurizio Sacconi, oltre alle dinamiche negative dell’occupazione di cui si è parlato qui, è la Cassa integrazione, di cui l’Inps ha reso noti i dati definitivi del 2009. Le ore autorizzate in Italia nel corso del 2009 sono state oltre 918 milioni, il 311,4% in più rispetto al 2008; il ricorso alla CIG è cresciuto costantemente e repentinamente a partire da ottobre 2008 e per i primi cinque mesi del 2009. Poi le cose si sono stabilizzate, ma le ore autorizzate nel mese di dicembre, 101,8 milioni (+2,2% rispetto al precedente mese di novembre), rappresentano però il secondo valore del 2009. E la spiegazione non è tranquillizzante.

CRISI CONGIUNTURALE E CRISI STRUTTURALE – perché questo dato è frutto di andamenti diversi di Cassa integrazione ordinaria (CIO) – lo strumento che segnala crisi di carattere congiunturale – e Cassa integrazione straordinaria (CIGS) – lo strumento di sostegno ai lavoratori in caso di crisi aziendali a carattere strutturale. La prima dopo la crescita dei primi mesi del 2009 si è stabilizzata tra maggio e settembre per cominciare a ridursi nell’ultimo trimestre del 2009. La seconda invece mostra un andamento costantemente in crescita per tutto l’anno con due sole eccezioni, maggio ed agosto. Per la prima volta, nel mese di dicembre le ore di CIGS autorizzate in Italia hanno superato quelle di CIO (51,9 milioni le ore di CIGS contro 49,9 milioni di ore di CIO). Le ore di CIGS autorizzate nel mese di dicembre rappresentano il valore massimo del 2009 e sembrano ulteriormente confermare l’ipotesi di una progressiva “sostituzione” delle ore di CIO con le ore di CIGS segnalando o l’effettivo scivolamento della crisi verso la “strutturalità”.

LE DIFFICOLTA’ STRUTTURALI – Forse per questo Tremonti è prudente: perché – come Giornalettismo dice da tempo, e da ultimo qui –  l’Italia, al contrario di quanto a lungo sostenuto da molti esponenti del governo, non è messa meglio degli altri. Debito pubblico elevatissimo, spesa corrente fuori controllo, basso livello di investimenti pubblici e privati, forte vocazione all’export mentre il commercio mondiale resterà a lungo stagnante. Tremonti sa che la produzione industriale italiana è arretrata ai livelli di 100 trimestri fa, mentre in Germania e Francia sono tornate indietro di 12 trimestri. Uscire dalla crisi per noi non sarà una passeggiata . “Ci sono ancora difficoltà che non si devono sottovalutare. Occorre intervenire dove è necessario“, ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano valutando la situazione dell’Italia rispetto alla crisi economica e chiedendo al governo di sostenere le aziende. “Siamo un Paese vivo che si batte con tutte le sue energie e merita di vedere le sue risorse sostenute dall’azione pubblica e pianamente valorizzate nel confronto con il resto del mondo“. E Tremonti sa bene che senza una svolta della politica economica è difficile cambiare passo. Ma sa anche che il macigno del debito pubblico gli chiude molti margini di manovra, e la BCE preme sempre più insistentemente per mettere a posto i conti pubblici italiani. Tremonti forse ha capito che il tempo delle balle è finito: l’Italia è a un bivio, e se non si torna – davvero – alla politica economica anziché a provvedimenti di corto respiro, i guai non sono finiti. Sono alle porte.

Ha collaborato Michela Furiani

     
 

5 Commenti

  1. Leftorium© scrive:

    Un’antica massima di economia (che poi è un dato empirico comprovato) vuole che una crescita del Pil sotto il 2% non generi effetti sostanziali sull’occupazione. Quella che si definisce “buona occupazione”, almeno. Al più genera altra precarietà che, in un sistema come il nostro, per nulla “flixicurity”, produce (come sappiamo) più danni che altro.

    Ottimo articolo, Cipiciani. Ottimo. :)

    P.

  2. Marcello scrive:

    Concordo, ottimo articolo. Che non scalfirà le certezze del governo e degli italiani che lo votano, convinti, se l’export non riparte, che per campare bene basterà fregarsi l’un l’altro o continuare a pietire piccole clientele. Del resto, le regionali sono vicine e con esse un altro bagno di favori.

    Il fatto, Cipiciani, è che quella italiana non è una cultura orientata alla crescita, bensì alla rendita. Se l’economia va bene, ci compriamo il quinto SUV; se va male, ci compriamo il terzo fregando i soldi a chi non può evadere o con qualche finto incentivo.

    Il futuro non è roseo, ma c’è chi camperà benissimo lo stesso.

  3. Z scrive:

    Se stiamo davvero uscendo dalla crisi…per quale motivo la volatilità dei mercati aumenta a ritmi vertiginosi?

    Non è per caso che i mercati sanno bene che questa della ripresa è l’ennesima bolla mediatico-speculativa destinata ad esplodere in un futuro non troppo remoto?

    Com’è possibile che gl’istituti finanziari siano passati da utili da capogiro a sofferenze da capogiro di nuovo ad utili da capogiro nel giro di soli due anni?

    Personalmente diffido di qualsiasi pronostico e navigo a vista.

  4. loris scrive:

    stento a credere in una ripresa economica il lavoro c’e’ ne poco e i soldi non si tirano in giro ,io compero solo i generi di prima necessita’ fra qualche anno ho l’auto da cambiare non ho i soldi per cambiarla quindi la rottamer’ senza doverne acquistare una nuova ,risparmiero’ bollo assicurazione meccanico non avro’ piu’ problemi ,quando vado in ferie prendo la corriera con il biglietto ci rimetteranno tutti ,tu marchionne le auto le vuoi andare a fare in america per ridurre i costi non servira’ a niente tanto la maggioranza della gente 80 % non ha soldi come lisi finisce l’auto non l’acquista piu’

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