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Internidi Igor Jan Occelli
pubblicato il 21 gennaio 2010 alle 11:30 dallo stesso autore - torna alla home

Anche da dietro le sbarre di un carcere. Uomini minacciati e coraggiosi, salvati dalle parole di un pentito e dalla tempestività di chi lo ha ascoltato

L’uomo si gira, con lo sguardo cerca di correre oltre quella finestra che lo separa dal resto del mondo, si volta ancora e si siede. Sa quello che sta per scrivere, le conseguenze che avrà. La decisione è stata presa, altro sangue si dovrà versare. Affinché tutto abbia fine. Affinché le cose si aggiustino.  Il foglio vergato viene chiuso e nascosto nelle mutande. Da lì, poi, entra dentro un pacchetto di fazzoletti di carta e prosegue la sua strada fuori le mura. Tutto è stato tracciato, adesso bisogna solo saper aspettare. E anche questo mafia Quando la Mafia fa la voce grossanon è un problema: lì, dove il tempo è fermo, uno l’arte della pazienza deve impararla per forza.

COLPIRE UN GIUDICE - Fuori il foglio arriva a destinazione. In pochi si riuniscono. Parlano, discutono, studiano i dettagli, fino a decidere una data: il 22 gennaio. Quello sarà il giorno. Il bersaglio ancora non è chiaro, ma il messaggio in un modo o nell’altro arriverà a destinazione.  Dall’altra parte anche le acque si agitano. Si capisce che qualcosa è in movimento. Del foglio non si sa nulla, ma che si cerca di fare qualcosa è palese. Le notizie faticano ad arrivare, all’inizio sono tanti frammenti diversi, tante frasi spezzate captate da orecchie in grado di riferirle. Poi le frasi iniziano ad avere un senso e la loro unione dà vita a un nome: Giovambattista Tona. Il giudice Giovambattista TonaTona è giovane, ha 39 anni, ma di esperienza ne ha maturata già tanta. E non perché sono ormai 14 anni che è entrato in magistratura, ma perché sono anni che dalla procura di Caltanissetta segue le gesta del clan di Gela. Anni che le sue decisioni vengono seguite da più parti. E al clan varie cose non sono andate giù: la decisione di permettere alla Confindustria locale di costituirsi parte civile in un processo contro il racket e il suo impegno profuso nel processo Genesis. Non è facile colpire un giudice e infatti scoprono che per lui è stata preparata una vendetta trasversale: a morire sarà sua cugina. La corsa contro il tempo parte. E il colpo di scena è dietro l’angolo.

SVENTATI - Andando avanti quello che si scopre è ben altro. Nel mirino non c’è solo Tona. Nel mirino del clan di Gela c’è anche Rosario Crocetta, l’ex sindaco della cittadina. Stavolta l’informazione è di prima mano. Arriva da Crocifisso Smorta, uno dei fedelissimi fratelli Emmanuello, Andrea e Davide: i boss del clan. Ormai per Smorta quella fatta fino a ottobre è vita passata: adesso è un collaboratore di giustizia. E in questo suo nuovo ruolo mafia2 Quando la Mafia fa la voce grossaracconta ciò che sa. «Dopo il giudice Tona», ha avvertito, «il clan di Gela ha il chiodo fisso dell’ex sindaco Rosario Crocetta. Pure lui continua a essere nel mirino». Le colpe dell’ex sindaco sono tante e diverse.  Crocetta negli anni in cui era primo cittadino non si era limitato a lottare contro il racket e a introdurre la legalità negli appalti delle opere pubbliche. No, aveva fatto ben altro: aveva licenziato la moglie di Daniele Emmanuello da dipendente del Comune e aveva respinto la domanda per le case popolari presentata dai genitori. Per questo era diventato un bersaglio. Per questo il clan aveva già tentato di farlo fuori: una volta nel 2003, quando aveva assoldato un killer lituano, e nel 2006. Poi la fine del boss, morto durante la cattura, e l’ascesa dei fratelli. Ma la vendetta era rimasta la stessa: restava solo da compiere. Ed era tutta questione di giorni.  Ma dall’altra parte hanno fatto in tempo a reagire. Hanno catturato i fedelissimi del clan che avrebbero dovuto realizzare gli attentati ieri. Così i due, Tona e Crocetta, oggi possono continuare a lottare contro il loro nemico: una volta tanto, la storia ha un lieto fine.

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