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Culturadi Mariangela Vaglio (Galatea)
pubblicato il 21 gennaio 2010 alle 14:30 dallo stesso autore - torna alla home

L’arte del riciclo vige qanche in tv: il “settimo nano” in questo la fa da padrone. Ecco come.

Avete presente le brave massaie di una volta, quelle che avevano il marito che portava un solo e misero stipendio in casa e loro dovevano però tutti i giorni preparare tre pasti e qualche merenda per il nugolo di figlioli? Quelle che erano capaci di imbastire un pranzo di cinque portate anche se in dispensa c’erano solo due ossa spolpate, un po’ di polenta e due cucchiaini di conserva, e nonostante tutto ci riuscivano, a cucinare primo-secondo-contorno-dolce-frutta-caffè ed ammazzacaffè, e gli ospiti improvvisati se ne andavano pure via con un leggero senso di pienezza e la convinzione incrollabile che così non avrebbero mangiato neppure a tavola con un re? Be’, alle volte, vedendo il palinsesto di La7, viene il dubbio che una di quelle la7  La sette ed il palinsesto della massaia accortamassaie sia passata di là e a lei i direttori di rete abbian chiesto lumi. Perché La7, diciamolo, si è guadagnata in pochi anni la fama di rete snob e chic con la stessa tecnica che usò a suo tempo la Raitrè del buon Gugliemi. É meno innovativa, certo, ma ha puntato sulle stesse carte e usato alle volte gli stessi trucchi. Qualche buona idea e qualche idea ottima, un’aria minimal negli studi che passa per essere sobrietà e invece è dovuta alla necessità di non spender troppo in scenografie; puntare su personaggi noti sì ma non troppo, che hanno voglia di sgomitare, in pratica, per farsi magari ingaggiare poi dai caporioni delle reti che contano: questa è La7, che però, va riconosciuto, ha anche un buon gusto di fondo e la tenace voglia di non svaccare troppo.

ESEMPI - Così i programmi di La7 sono azzeccati: le conduttrici sono quelle quarantenni non troppo stravolte dal silicone ancora, che sanno portare con classe un tubino nero e un trucco sobrio senza aver l’aria di esserselo messe solo per andare ad una cena a Palazzo Grazioli. Sono belle, ma imbroccano i congiuntivi, incentivate da una rete che alle donne lascia anche una certa facoltà di parola. Quando poi migrano verso altri liti più remunerati, come la Bignardi a Raidue, sembran subito meno colte, e anche un po’ meno chic, ma finché stanno a La7 persino le più indigeste hanno un’aria simpatica, perché in fondo sono simpatici gli snob che accettano però la scommessa di una rete dove non ci sono grandi numeri, né negli ascolti né nei contratti.  Buone idee, dicevamo. Prendere un giornalista bravo, ad esempio, come Antonio Piroso, per fargli fare un programma di buon giornalismo. Riutilizzare una vecchia gloria come Gad Lerner per fargli fare un programma dove non si crogiola ad essere solo una vecchia gloria, ma lascia, evviva, parlare gli ospiti, scelti non fra quelli che vanno in tv solo per urlare e far casino. E poi affidare a giornaliste non ancora note ma brave una serie di programma di intrattenimento ed informazione intelligenti, mai urlati. Si potrebbe parlare di effetto La7 per tutti questi conduttori che quando sono lì, funzionano, e appena si staccano, perdono colpi: si sa che certi pesci van bene finché stanno in vivaio, ma finiscono presto in padella quando invece si avventurano in mare. Ma è soprattutto nel settore film e telefilm che l’arte di La7 è quella della massaia intelligente. Perché il parco telefilm della rete è, ammettiamolo, quasi sempre tremendo. Poche serie in prima visione, e beccate fra quelle che sono state scartate dalle altre televisioni perché giudicate inadatte al grande pubblico.

RICICLO - Ma lì sta il colpo di genio, presentarle come un qualcosa di esclusivo per un target più sofisticato: così via con telefilm che hanno delle ambizioni di innovazione pur senza essere blockbuster, magari pescando dall’Inghilterra, e presentando in anteprima anche mini serial con un’aria alternativa e un po’ ecologica-fighetta, come Burn-up, presentato come il primo thriller sul riscaldamento globale (in realtà, l’unica novità rispetto ai soliti film del filone catastrofico-spionistico stava nel fatto che, essendo targato Gran Bretagna, a fare la figura dei giuggioloni zoticoni pasticcioni carrie bradshaw the salvatore ferragamo ostrich feather bag  La sette ed il palinsesto della massaia accortapronti a farsi infinocchiare erano gli Americani, una volta tanto!). Riciclo di classe anche nei film, perché riproporre per la centoventisettesima volta una pellicola con Alberto Sordi stufa, ma se prima ci schiaffi il figlio di Walter Chiari a fare i sopralluoghi sui set del film, gli fai raccontare qualche aneddoto, ci intorti in mezzo un’intervista, invece di una replica trita diventa una riedizione d’essai, ed il gioco è fatto. Stessa storia per Sex and the City, le cui puntate sono ormai lise da quanto sono state mandate in onda: ma a La7 vale il principio del maiale, non si butta via nulla: così sono ancor buone per essere ritrasmesse nella nottata di S.Silvestro, risparmiando sul consueto e trito veglione televisivo. Operazione furbetta, perché qualche single che è rimasta esclusa dal veglione e vuole sognare di essere una Carrie si trova sempre. E poi dall’altra parte c’erano Frizzi, Little Tony ed i Los Lobos, trio di personaggi rimasti a vagabondare nei palinsesti delle altre reti perché nessuno riesce a smaltirli… azz, il riciclaggio di La7, almeno, è ecologico e meno imbarazzante per lo spettatore.

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